<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-3132154382876575725</id><updated>2012-02-16T11:14:38.332+01:00</updated><category term='scrivere'/><category term='vivere verde'/><category term='cose mie'/><category term='racconti miei'/><category term='libri'/><category term='interviste impossibili'/><category term='teatro'/><category term='persone'/><category term='San Salvi'/><category term='racconti altri'/><title type='text'>silviodulivo</title><subtitle type='html'>Fu ciò che leggevo a far sì che diventassi quello che sono (B. Hrabal)</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://silviodulivo.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://silviodulivo.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default?start-index=101&amp;max-results=100'/><author><name>silviodulivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09511504014982194884</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/Rvk5BIgbanI/AAAAAAAAAR0/tly9xM3CuSk/s1600/primo+piano+rid.JPG'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>115</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3132154382876575725.post-8400436071848110979</id><published>2010-05-25T18:30:00.002+02:00</published><updated>2010-05-25T18:32:15.044+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='vivere verde'/><title type='text'>il prezzo di una doccia</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;Dice l'Unione Europea: Consuma meno  acqua! Fai la doccia, non il bagno! Sbrigati a fare la doccia! Cerca di farne  meno! Vacci piano con l'acqua calda!&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;In particolare, francesi e belgi:  smettetela di consumare tutta l'acqua del sottosuolo!&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;Per fortuna c'è qualcuno che fa  peggio di noi, benché noi italiani perdiamo buona parte dell'acqua per  farla arrivare agli utenti, credo il 40%.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;Torno alla doccia. Mi sento piuttosto  virtuoso. Ho i dispositivi frangigetto su tutti i rubinetti, faccio la doccia e  non la vasca, i rubinetti della doccia si regolano nel giro di pochissimi  secondi (nel vecchio maledetto bagno con le manopola caldo-freddo  separate impiegavo uno o due minuti a regolare la temperatura, così che  quando arrivavo ad insaponarmi non sapevo se chiudere e poi riaprire o lasciare  aperto facendo scorrere l'acqua inutilmente; in queste diavolerie antiecologiche  e ultra-arcaiche sono maestri in Gran Bretagna), faccio la lavastoviglie in  modalità eco e non lavo a mano, faccio la lavatrice sempre in classe  AA.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3132154382876575725-8400436071848110979?l=silviodulivo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://silviodulivo.blogspot.com/feeds/8400436071848110979/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3132154382876575725&amp;postID=8400436071848110979' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/8400436071848110979'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/8400436071848110979'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://silviodulivo.blogspot.com/2010/05/il-prezzo-di-una-doccia.html' title='il prezzo di una doccia'/><author><name>silviodulivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09511504014982194884</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/Rvk5BIgbanI/AAAAAAAAAR0/tly9xM3CuSk/s1600/primo+piano+rid.JPG'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3132154382876575725.post-2074812835452247882</id><published>2010-05-15T18:48:00.002+02:00</published><updated>2010-05-15T18:51:15.328+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='vivere verde'/><title type='text'>rottamo o non rottamo</title><content type='html'>&lt;p class="mobile-photo"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_Ex1ZgXac3Ec/S-7QZbEuHoI/AAAAAAAAH_s/84mTxEQUdNs/s1600/Copia+di+20090609_202045-717278.JPG"&gt;&lt;img src="http://4.bp.blogspot.com/_Ex1ZgXac3Ec/S-7QZbEuHoI/AAAAAAAAH_s/84mTxEQUdNs/s320/Copia+di+20090609_202045-717278.JPG" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5471539732484595330" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;Un annetto fa ho detto addio alla  mia Micra rossa, rottamata dopo 12 anni di vita, 200.000 chilometri  percorsi, 11.800 litri di benzina consumati, 27 tonnellate e 700 kg di CO2  emessi (considerando che un albero, a quanto mi risulta, assorbe 10 kg di CO2  annui nei suoi primi anni di vita, quando ho comprato l'auto &lt;u&gt;avrei dovuto  piantare 230 alberi e mantenerli per 12 anni&lt;/u&gt;, per compensare  l'emissione di anidride carbonica; questo solo per il consumo di benzina, senza  considerare tutta l'emissione connessa al ciclo di costruzione e alla  manutenzione). A quei tempi viaggiavo a 130 sull'autostrada, talvolta a  150, la radio accesa, i fari spenti, mentre dopo una dozzina d'anni e molti  capelli bianchi in più, la mia velocità di crociera si attestava sui 100, la  radio era rotta, i fari sempre accesi (una concessione a favore della  sicurezza e a svantaggio dei consumi). Per rottamare l'auto, e comprarne una  nuova a GPL, il governo mi ha dato 2500 euro circa, se non ricordo male. Da un  punto di vista economico un bell'affare, considerando quanto avrei dovuto  spendere in più se avessi portato fino in fondo al suo ciclo di vita la  macchinetta, dovendone poi comprare un'altra senza incentivi. Ma da un punto di  vista ambientale? Be', ho molti dubbi. Certo, a Firenze, dove vado a lavorare  tutti i giorni, ora inquino molto meno, ma quanto è costato costruire  la mia nuova auto in termini di inquinamento? Meno se ne producono e meglio è,  per cui se rottamo un'auto ogni 10 anni oppure ogni 15 anni, questo fa una bella  differenza. Il costo di costruzione e trasporto è sicuramente molto alto,  non so se sia calcolabile e non sono riuscito a trovare niente in rete, perché  si parla sempre di emissioni post-vendita, ma che cosa me ne faccio, da un punto  di vista ambientale, di un'auto che, per ipotesi, consumasse quasi  zero, ma in fase di costruzione (motore, carrozzeria, plastiche...) inquinasse  il doppio di un'altra auto un po' meno risparmiosa?&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;Comunque, ormai è fatta. La Micra è  morta e sepolta e davanti a casa ho un'auto più grande, una Aveo. Più grande  della Micra, 1.200 di cilindrata contro 1.000, con l'aria condizionata, che la  Micra non aveva, fa 12,8 km con un litro di GPL, contro i 17 km con un  litro di benzina della mia vecchia rossa. A Firenze continuo ad andare in  auto, perché è difficile sacrificare un'ora mezza o due al giorno per viaggiare  con i mezzi pubblici. Ma questa, come si dice, è un'altra  storia.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3132154382876575725-2074812835452247882?l=silviodulivo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://silviodulivo.blogspot.com/feeds/2074812835452247882/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3132154382876575725&amp;postID=2074812835452247882' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/2074812835452247882'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/2074812835452247882'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://silviodulivo.blogspot.com/2010/05/rottamo-o-non-rottamo.html' title='rottamo o non rottamo'/><author><name>silviodulivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09511504014982194884</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/Rvk5BIgbanI/AAAAAAAAAR0/tly9xM3CuSk/s1600/primo+piano+rid.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_Ex1ZgXac3Ec/S-7QZbEuHoI/AAAAAAAAH_s/84mTxEQUdNs/s72-c/Copia+di+20090609_202045-717278.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3132154382876575725.post-7401236700891553119</id><published>2010-04-22T16:59:00.002+02:00</published><updated>2010-04-22T17:02:35.311+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='vivere verde'/><title type='text'>La Giornata della Terra</title><content type='html'>&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;Oggi è la Giornata della Terra, dedicata  all'ambiente e alla salvaguardia del pianeta.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;Proposito per questo blog (quasi) in disuso:  una sezione "verde", appunti sui miei pensieri e i miei sforzi per una vita  ecosostenibile&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3132154382876575725-7401236700891553119?l=silviodulivo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://silviodulivo.blogspot.com/feeds/7401236700891553119/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3132154382876575725&amp;postID=7401236700891553119' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/7401236700891553119'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/7401236700891553119'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://silviodulivo.blogspot.com/2010/04/la-giornata-della-terra.html' title='La Giornata della Terra'/><author><name>silviodulivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09511504014982194884</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/Rvk5BIgbanI/AAAAAAAAAR0/tly9xM3CuSk/s1600/primo+piano+rid.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3132154382876575725.post-591148428573997781</id><published>2010-04-03T10:19:00.002+02:00</published><updated>2010-04-03T10:22:32.385+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cose mie'/><title type='text'>Smentita ufficiale</title><content type='html'>&lt;p class="mobile-photo"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_Ex1ZgXac3Ec/S7b6OErNSkI/AAAAAAAAH7E/FKZC05fqO0w/s1600/prima_pagina_grande-708402.png"&gt;&lt;img src="http://2.bp.blogspot.com/_Ex1ZgXac3Ec/S7b6OErNSkI/AAAAAAAAH7E/FKZC05fqO0w/s320/prima_pagina_grande-708402.png" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5455823118286015042" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;Smentisco ufficialmente di aver qualcosa a che  fare, come lascerebbe intendere la prima pagina della &lt;em&gt;Gazzetta dello  sport&lt;/em&gt;, con l'affaire Balotelli-Mourinho. Per me, potevano continuare a  litigare fino alla fine del campionato. Anzi, a dirla tutta: ne avrei avuto  piacere.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3132154382876575725-591148428573997781?l=silviodulivo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://silviodulivo.blogspot.com/feeds/591148428573997781/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3132154382876575725&amp;postID=591148428573997781' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/591148428573997781'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/591148428573997781'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://silviodulivo.blogspot.com/2010/04/smentita-ufficiale.html' title='Smentita ufficiale'/><author><name>silviodulivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09511504014982194884</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/Rvk5BIgbanI/AAAAAAAAAR0/tly9xM3CuSk/s1600/primo+piano+rid.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_Ex1ZgXac3Ec/S7b6OErNSkI/AAAAAAAAH7E/FKZC05fqO0w/s72-c/prima_pagina_grande-708402.png' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3132154382876575725.post-7062955569646244743</id><published>2010-03-26T18:12:00.001+01:00</published><updated>2010-04-03T10:23:06.112+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='scrivere'/><title type='text'>Rifiuti</title><content type='html'>&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;Più di un anno fa ho inviato il mio  &lt;em&gt;Repetita&lt;/em&gt; a 25 editori, più o meno famosi, sia locali che  nazionali. In 5 hanno risposto. Uno per segnalare che il manoscritto era  stato ricevuto e che verrà letto (non si sa quando: per il momento mandano solo  newsletter). Uno per chiedere l'invio del testo completo (ma poi non si sono più  risentiti). Due, le più corrette secondo me, Neri Pozza e Adelphi, hanno  declinato la proposta, con una formula di questo tipo:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt; &lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;Gentile Silvio D'Ulivo,&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;purtroppo, a seguito di un'attenta lettura,  l'opera che ha gentilmente inviato - Repetita - non è risultata in linea  con il piano editoriale della casa editrice, pertanto non rientrerà nelle  prossime pubblicazioni.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;La ringrazio per la preferenza accordataci e la  prego di gradire i nostri più cari saluti&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt; &lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt; &lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;Una, infine, Firenze Libri/Maremmi  editori, sulla quale non mi ero informato prima dell'invio, ha trovato  Repetita "&lt;em&gt;adatta al nostro Programma&lt;/em&gt;" (guarda caso). "&lt;em&gt;Saremmo  quindi interessati alla sua pubblicazione&lt;/em&gt;"... "&lt;em&gt;Per quanto sopra è  indispensabile superare alcune riserve di ordine commerciale &lt;/em&gt;(cose da  niente, inezie), &lt;em&gt;dato che in un mondo editoriale chiuso a investimenti su  autori non ancora affermati&lt;/em&gt;, (e figuriamoci se noi proviamo a distinguerci  dagli altri, che ce frega?) &lt;em&gt;e quindi senza pubblico sicuro, i risultati di  un'edizione letteraria sono assolutamente imprevedibili&lt;/em&gt;"... "&lt;em&gt;Pertanto  siamo pronti a includere l'Opera nel nostro Programma&lt;/em&gt; (adorano le maiuscole  in questa casa editrice) &lt;em&gt;qualora Le sia possibile darci una Sua  indispensabile collaborazione&lt;/em&gt; (nel caso in cui abbia soldi da buttar via):  &lt;em&gt;e cioè fare acquistare da Terzi&lt;/em&gt; &lt;em&gt;presso la Casa Editrice  &lt;/em&gt;(ancora maiuscole...) &lt;em&gt;- o in alternativa a sua scelta, acquistare  direttamente - un limitato numero di copie al prezzo di copertina &lt;/em&gt;(quanti  giri di aprole per arrivare a dire: paga e ti pubblichiamo) &lt;em&gt;Si tratta  di una forma di "collaborazione"&lt;/em&gt; (hanno avuto il pudore di mettere le  virgolette) &lt;em&gt;relativa soltanto alla prima edizione&lt;/em&gt; (alle successive  dieci edizioni penseranno loro?)" "&lt;em&gt;Qualora Le interessi approfondire  l'offerta..&lt;/em&gt;." ecc. ecc.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt; &lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;La lista delle case editrici da  evitare, che ho scoperto più tardi, è pubblicata per esempio qui &lt;a href="http://scrittoriesordienti.wordpress.com/2008/12/15/la-famosa-lista-eap/"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;http://scrittoriesordienti.wordpress.com/2008/12/15/la-famosa-lista-eap/&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;Non è ovviamente la bibbia, ma può  aiutare a scovare gli editori il cui unico intento è quello di far soldi a spese  di chi spera, crede, è sicuro, si illude di avere un talento o semplicemente una  storia interessante da raccontare. Parlo delle case editrici che si fanno pagare  per stampare un libro e metterne le copie in magazzino. Molto più oneste le  iniziative tipo ilmiolibro.it , il cui slogan è "se l'hai scritto, va  stampato". Stampato appunto, non pubblicato.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt; &lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;Comunque: tutto il mondo è paese, e  ce lo dimostra l'anedotto del premio Nobel Doris Lessing che inviò sotto falso  nome un suo manoscritto a diverse case editrici, tra cui la sua. Tutte  glielo rifiutarono. E' impossibile pubblicare per uno sconosciuto, se non  pagando?&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3132154382876575725-7062955569646244743?l=silviodulivo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://silviodulivo.blogspot.com/feeds/7062955569646244743/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3132154382876575725&amp;postID=7062955569646244743' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/7062955569646244743'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/7062955569646244743'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://silviodulivo.blogspot.com/2010/03/rifiuti.html' title='Rifiuti'/><author><name>silviodulivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09511504014982194884</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/Rvk5BIgbanI/AAAAAAAAAR0/tly9xM3CuSk/s1600/primo+piano+rid.JPG'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3132154382876575725.post-4115811324534546940</id><published>2009-11-06T12:58:00.001+01:00</published><updated>2009-11-06T13:01:08.552+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='scrivere'/><title type='text'>Biblio</title><content type='html'>&lt;p class="mobile-photo"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_Ex1ZgXac3Ec/SvQPnpcc7MI/AAAAAAAAHMI/IDCn3W6LTXk/s1600-h/Copia+di+20090404_150817-766339.JPG"&gt;&lt;img src="http://1.bp.blogspot.com/_Ex1ZgXac3Ec/SvQPnpcc7MI/AAAAAAAAHMI/IDCn3W6LTXk/s320/Copia+di+20090404_150817-766339.JPG" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5400959026938571970" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="mobile-photo"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_Ex1ZgXac3Ec/SvQPn2E75UI/AAAAAAAAHMQ/g4yCwVwsgMw/s1600-h/Copia+di+20090404_150650-767074.JPG"&gt;&lt;img src="http://1.bp.blogspot.com/_Ex1ZgXac3Ec/SvQPn2E75UI/AAAAAAAAHMQ/g4yCwVwsgMw/s320/Copia+di+20090404_150650-767074.JPG" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5400959030329599298" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;Da poche settimane ho abbandonato la  libreria per la biblioteca. Mi piace conservare i libri che leggo: posso  rileggerli quando voglio, metto le pieghe alle pagine che mi sono sembrate più  interessanti, eccetera. Quindi ho sempre detto, anche a chi mi voleva prestare  un libro: grazie, no, preferisco comprarlo. Ora ho rinunciato a questo piacere,  vedere (quasi) tutti i romanzi letti in fila sulle librerie di casa, pronti per  esser ripresi in mano. Vado in biblioteca nel mio paese, a  Montale, trovo spesso quello che cerco e, se mi stanco subito di leggere un  libro, lo riporto (non mi è capitato quasi mai, in verità, ma se lo faccio non  mi sento in colpa come prima per aver sprecato i soldi). Prima facevo la scorta  in libreria o su internet, poi se ne riparlava dopo due o tre mesi.  Ora, appena ho la curiosità di scoprire un autore mai letto, la  soddisfo subito. Visto che sono lì, alla Smilea, la villa-castello che  ospita la nostra biblioteca, prendo anche un paio di film, che in genere non si  trovano nei videonoleggi di paese, che hanno quasi solo film commerciali. E poi,  se ho bisogno di qualche consiglio per libri o film, chiedo, e magari i libri  sono al paese vicino, o si fanno venire da Pistoia. Tutto gratis, che non è poca  cosa.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3132154382876575725-4115811324534546940?l=silviodulivo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://silviodulivo.blogspot.com/feeds/4115811324534546940/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3132154382876575725&amp;postID=4115811324534546940' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/4115811324534546940'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/4115811324534546940'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://silviodulivo.blogspot.com/2009/11/biblio.html' title='Biblio'/><author><name>silviodulivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09511504014982194884</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/Rvk5BIgbanI/AAAAAAAAAR0/tly9xM3CuSk/s1600/primo+piano+rid.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_Ex1ZgXac3Ec/SvQPnpcc7MI/AAAAAAAAHMI/IDCn3W6LTXk/s72-c/Copia+di+20090404_150817-766339.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3132154382876575725.post-8076236473685316347</id><published>2009-07-19T17:19:00.002+02:00</published><updated>2009-07-19T17:29:23.415+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='scrivere'/><title type='text'>Premi letterari</title><content type='html'>&lt;p class="mobile-photo"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_Ex1ZgXac3Ec/SmM5mWEDP_I/AAAAAAAAG6A/Oz2L3ZfyE94/s1600-h/Copia+di+20060104_113647-793165.JPG"&gt;&lt;img src="http://2.bp.blogspot.com/_Ex1ZgXac3Ec/SmM5mWEDP_I/AAAAAAAAG6A/Oz2L3ZfyE94/s320/Copia+di+20060104_113647-793165.JPG" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5360191312421404658" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="mobile-photo"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_Ex1ZgXac3Ec/SmM5mqBNgbI/AAAAAAAAG6I/qSudM9h7nDc/s1600-h/Copia+di+20060104_124012-794067.JPG"&gt;&lt;img src="http://1.bp.blogspot.com/_Ex1ZgXac3Ec/SmM5mqBNgbI/AAAAAAAAG6I/qSudM9h7nDc/s320/Copia+di+20060104_124012-794067.JPG" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5360191317778203058" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;Negli ultimi mesi ho partecipato ad  alcuni premi letterari. Cerco di partecipare a quelli gratuiti,  possibilmente con premi in denaro e che si svolgono in Toscana. Non ce ne  sono molti che rispondono a questo criterio, perciò a volte faccio delle  eccezioni. Di solito non partecipo a quei concorsi il cui premio è la semplice  pubblicazione di una casa editrice. Per trovare i concorsi mi affido  alle segnalazioni di amici o a siti come questo &lt;a href="http://www.concorsiletterari.net/"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;http://www.concorsiletterari.net&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;. Partecipare a un premio mi  serve da stimolo per mettermi davanti al computer e scrivere; e anche per  verificare se i miei racconti sono apprezzati da lettori "di qualità". Ora, per  esempio, sto scrivendo un racconto per un concorso della casa editrice Cooper,  "Natale in casa Cooper".&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt; &lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;Quando non vinco (come è stato  con il Premio Arno, organizzato dal Comune di Lastra a  Signa) penso: la giuria non sa niente di narrrativa; oppure:  sarebbe meglio che scrivessi racconti solo per il gusto di scrivere, senza farli  leggere a nessuno. Quando invece vinco un premio, più o meno importante, penso:  sono stato più bravo degli altri che non hanno vinto (in questo caso non mi  pongo il dubbio che la giuria o i concorrenti fossero di mediocre qualità);  oppure: peccato non aver vinto il primo premio, mi facevano comodo tot  euro...&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt; &lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;A dicembre ho vinto il primo premio  "Io racconto" (&lt;a href="http://www.ioracconto.it/"&gt;www.ioracconto.it&lt;/a&gt;) che  consisteva in un buono acquisto di 500 euro da Euronics. Ho comprato  una reflex digitale Nikon e ora me la spasso a scattare foto ovunque.  A giugno ho avuto una segnalazione al Premio Castelfiorentino (vedi foto)   (&lt;a href="http://www.premioletterariocastelfiorentino.it/"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;http://www.premioletterariocastelfiorentino.it/&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;)  che mi sembra  abbastanza importante. Pochi giorni fa sono invece arrivato terzo al primo  premio letterario sulla Juventus organizzato dallo Juventus club Santa Maria  Capua Vetere (&lt;a href="http://www.juventusclubsmcv.it/"&gt;www.juventusclubsmcv.it&lt;/a&gt;).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt; &lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;In conclusione: secondo me è utile  partecipare ai concorsi, serve a mettersi in qualche modo a confronto con gli  altri e ad avere un minimo riscontro dei propri pezzi. I risultati vanno  relativizzati in ogni caso, sia in caso di premi vinti, sia nel caso non ci sia  neanche una segnalazione.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3132154382876575725-8076236473685316347?l=silviodulivo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://silviodulivo.blogspot.com/feeds/8076236473685316347/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3132154382876575725&amp;postID=8076236473685316347' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/8076236473685316347'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/8076236473685316347'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://silviodulivo.blogspot.com/2009/07/premi-letterari.html' title='Premi letterari'/><author><name>silviodulivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09511504014982194884</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/Rvk5BIgbanI/AAAAAAAAAR0/tly9xM3CuSk/s1600/primo+piano+rid.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_Ex1ZgXac3Ec/SmM5mWEDP_I/AAAAAAAAG6A/Oz2L3ZfyE94/s72-c/Copia+di+20060104_113647-793165.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3132154382876575725.post-4496733405113561068</id><published>2009-05-29T14:51:00.002+02:00</published><updated>2009-05-29T14:53:16.567+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='libri'/><title type='text'>John Fante - La strada per Los Angeles</title><content type='html'>&lt;p class="mobile-photo"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_Ex1ZgXac3Ec/Sh_aZo3bA4I/AAAAAAAAGes/PTicQajcm5Q/s1600-h/copj13-710070.jpg"&gt;&lt;img src="http://3.bp.blogspot.com/_Ex1ZgXac3Ec/Sh_aZo3bA4I/AAAAAAAAGes/PTicQajcm5Q/s320/copj13-710070.jpg" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5341227817086157698" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;Un romanzo agisce su diversi livelli:  &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;La strada per Los Angeles&lt;/em&gt;, il primo  della serie che vede protagonista Arturo Bandini, ha stile e contenuti  divertenti e emozionanti, e io lo preferisco a "Chiedi alla polvere", il più  famoso dei romanzi di John Fante. Ad un altro livello, a distanza di oltre  settant'anni, la storia di Arturo, "immigrato, attaccabrighe, ribelle,  megalomane, sprezzante e perennemente in lite con tutti", ci parla di  immigrazione, culture diverse, comportamenti e punti di vista apparentemente  contraddittori e incomprensibili, e ci fa pensare, o perlomeno &lt;em&gt;mi&lt;/em&gt; fa  pensare, a un mondo più vicino, il nostro, a un tempo presente e a problemi,  idee, comportamenti e modi di vivere che si ripresentano senza molte  dissomiglianze nell'Italia e nell'Occidente di oggi. Gli albanesi o rumeni di  oggi sembrano gli italiani di ieri, gli americani di allora somigliano agli  italiani di ora.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;La strada per Los Angeles&lt;/em&gt;  ricevette una serie di rifiuti dalle case editrici (scritto nel 1936, fu  pubblicato postumo nel 1985). La fama stessa di John Fante, tra l'altro anche  ottimo scrittore di racconti e sceneggiatore di film, è cresciuta  solo dopo la sua morte. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt; &lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt; &lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;Cacciai di tasca il taccuino  nuovo e ne sfogliai le pagine con il pollice. Le sfogliai così rapidamente che  non poté leggere nulla, ma vide che c'era scritto qualcosa.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;- Questi sono appunti, - dissi. -  Notazioni d'atmosfera. Sto scrivendo un dialogo socratico sul porto di Los  Angeles a partire dai giorni della conquista spagnola.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;- Vediamo, - disse zio  Frank&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;- Niente da fare. Non prima della  pubblicazione.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;- La pubblicazione! Ma che vai  dicendo?&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;Rimisi in tasca il taccuino.  Puzzava di granchio.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;- Perché non ti svegli e fai  l'uomo? - disse. - Tuo padre lassù ne sarebbe contento.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;- Lassù dove?&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;- Nell'aldilà.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;Me l'aspettavo&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;- Non c'è nessun aldilà, - dissi.  - L'ipotesi del paradiso non è che banale propaganda messa in giro dai ricchi  per illudere i poveri. Io metto in discussione l'immortalità dell'anima.  Nient'altro che il persistente inganno di un genere umano coi paraocchi. Io  rigetto con la massima chiarezza l'ipotesi Dio. La religione è l'oppio dei  popoli. Le chiese dovrebbero essere trasformate in fabbriche e ospedali. Tutto  ciò che siamo o che pure speriamo di essere lo dobbiamo al diavolo e ai suoi  pomi proibiti. Nella Bibbia ci sono 78000 contraddizioni. E' questa la parola di  Dio? No! Io rifiuto Dio! Lo denuncio con imprecazioni furiose e implacabili! Io  ammetto un universo senza DIo. Sono un monista!&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;- Tu sei pazzo, - disse. - Sei  completamente fuori di testa.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;- Tu non mi capisci, - sorrisi, -  ma va bene lo stesso. E' per me prevedibile l'incomprensione; sicuro, mi aspetto  le peggiori persecuzioni lungo la mia strada. Va bene così.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;Svuotò la pipa e mi agitò il dito  sotto il naso.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;- Quello che devi fare è  smetterla di leggere tutti questi libri dannati, smettere di rubare, diventare  uomo, ed andare a lavorare.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;Spezzai la mia sigaretta. -  Libri! -dissi. - E che ne sai tu dei libri? Tu! Un ignorantone, uno Scemus  Americanus, un asino, un villano zoticone fornito dell'intelligenza di una  puzzola!&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;Rimase fermo a riempire la pipa.  Io non dicevo nulla perché era il suo turno. Mi studiò per un poco pensando a  qualcosa.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;- Forse ho un lavoro per te, -  disse.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;- Di che si  tratta?&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;- Non lo so ancora. Vedrai da  te.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;- Bisogna che si attagli al mio  talento. Non dimenticare che sono uno scrittore. Ho avuto una  metamorfosi.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;- Non mi interessa che cosa ti è  successo. E' lavoro. Forse alle industrie del pesce.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;- Non ne so niente delle  industrie del pesce.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;- Bene, - disse. - Meno ne  sai e meglio è. Ti servono soltanto una schiena forte e una testa debole. Le hai  entrambe.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;- Questo lavoro non mi interessa,  - gli dissi. - Dovrei piuttosto scrivere. Prosa.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;- Prosa, prosa... Che è questa  prosa?&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;- Sei un babbione conformista.  Non la conoscerai mai, la buona prosa, in tutta la tua vita.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;- Mi sa che dovrei riempirti di  botte.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;- Provaci.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;- Piccolo  bastardo&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;- Bifolco  americano.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;Si alzò e lasciò il tavolo con  occhi di fuoco. Andò quindi nella stanza a fianco a parlare con mamma e Mona,  dicendo loro che ci eravamo intesi e che d'ora in avanti avrei voltato pagina.  Diede loro un po' di soldi e disse a mia madre di non preoccuparsi di niente. Io  andai sulla porta e feci un cenno di buonasera quando uscì. Mia madre e Mona mi  guardavano negli occhi. Avevano pensato che sarei uscito dalla cucina con  le lacrime a rigarmi il viso. Mia madre mi mise le mani sulle spalle. Dolce e  consolatoria, pensava che zio Frank mi avesse umiliato.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;- Ha ferito i tuoi sentimenti, -  disse. - Vero, povero il mio ragazzo?&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;Mi tolsi quelle mani di  dosso.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;- Chi? - dissi. - Quel cretino?  Ma certo che no, che diavolo!&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;- Hai l'aria di uno che ha  pianto.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;Entrai in camera da letto e mi  guardai gli occhi allo specchio. Erano asciutti come al solito. Mia madre mi  seguì e cominciò a passarci un fazzoletto. Ma che caspita,  pensai.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;- Posso chiederti che stai  facendo? - dissi.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;- Povero ragazzo! Va tutto bene.  Sei imbarazzato. Ti capisco. Mamma capisce tutto.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;- Ma io non sto  piangendo!&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;Delusa, si  allontanò.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt; &lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt; &lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="WORD-SPACING: 0px; FONT: 11px Verdana; TEXT-TRANSFORM: none; COLOR: rgb(0,0,0); TEXT-INDENT: 0px; WHITE-SPACE: normal; LETTER-SPACING: normal; BORDER-COLLAPSE: separate; orphans: 2; widows: 2; -webkit-border-horizontal-spacing: 0px; -webkit-border-vertical-spacing: 0px; -webkit-text-decorations-in-effect: none; -webkit-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;"Attenzione: colui che entrerà in scena all'inizio di questo  romanzo, in qualità di umile spalatore di fossi, è uno dei personaggi più  leggendari prodotti dalla letteratura moderna. Attenzione ad Arturo Bandini, il  possente scrittore, lo spietato condottiero, l'invincibile mezzofondista,  l'amante irresistibile, il tenero figlio che dà sangue e sudore per mantenere  una famiglia di femmine parassite. Bandini l'immortale, orgoglio d'Italia e  d'America; l'astuto Bandini che nessuno mette nel sacco; egli sta per fare la  propria comparsa e conquisterà il mondo." (Sandro  Veronesi)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3132154382876575725-4496733405113561068?l=silviodulivo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://silviodulivo.blogspot.com/feeds/4496733405113561068/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3132154382876575725&amp;postID=4496733405113561068' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/4496733405113561068'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/4496733405113561068'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://silviodulivo.blogspot.com/2009/05/john-fante-la-strada-per-los-angeles.html' title='John Fante - La strada per Los Angeles'/><author><name>silviodulivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09511504014982194884</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/Rvk5BIgbanI/AAAAAAAAAR0/tly9xM3CuSk/s1600/primo+piano+rid.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_Ex1ZgXac3Ec/Sh_aZo3bA4I/AAAAAAAAGes/PTicQajcm5Q/s72-c/copj13-710070.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3132154382876575725.post-6172393418605293584</id><published>2009-03-11T18:32:00.002+01:00</published><updated>2009-03-11T18:35:19.601+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='scrivere'/><title type='text'>Ricominciare</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;Ho ripreso a scrivere, alla fine. Ho  smesso di leggere, di leggere romanzi voglio dire, o racconti; solo quotidiani o  riviste, nessuna storia, novella, poesia. Dopo qualche giorno, ecco: ho  ricominciato a scrivere. Ha funzionato. Dopo mesi che non scrivevo, l'ultimo  racconto era di qualche mese fa, ho cominciato a riprendere materiale lasciato  lì a riposare, in qualche sottocartella della cartella "scrittura". Ho  messo in un file tutto ciò che mi sembrava che potessi riutilizzare per  l'idea che ho in mente. Poi ho cominciato a fare qualche correzione, e ora  scrivo, cose nuove, storie nuove, che non so dove mi porteranno.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;Non pensavo che avrebbe funzionato.  In fondo la prima regola per chi vuol scrivere è: leggi molto. Ma avevo trovato  molte interviste a scrittori che dicevano: quando scrivo io non leggo. E così ho  provato. E sembra proprio che funzioni.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3132154382876575725-6172393418605293584?l=silviodulivo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://silviodulivo.blogspot.com/feeds/6172393418605293584/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3132154382876575725&amp;postID=6172393418605293584' title='32 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/6172393418605293584'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/6172393418605293584'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://silviodulivo.blogspot.com/2009/03/ricominciare.html' title='Ricominciare'/><author><name>silviodulivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09511504014982194884</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/Rvk5BIgbanI/AAAAAAAAAR0/tly9xM3CuSk/s1600/primo+piano+rid.JPG'/></author><thr:total>32</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3132154382876575725.post-1344082891962751779</id><published>2009-03-06T15:34:00.015+01:00</published><updated>2010-01-15T12:18:56.442+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti altri'/><title type='text'>Un poliziotto di nome Francesco</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_Ex1ZgXac3Ec/SbE1Egko_JI/AAAAAAAAGL4/tneEP6TSueY/s1600-h/poliziotto+08.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 392px; height: 384px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_Ex1ZgXac3Ec/SbE1Egko_JI/AAAAAAAAGL4/tneEP6TSueY/s400/poliziotto+08.jpg" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5310083787225889938" /&gt;&lt;/a&gt;
&lt;div&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div&gt;
&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;Una storiella narrata da un gruppo di giovanissimi scrittori in erba&lt;/span&gt;&lt;div&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-tab-span" style="white-space:pre"&gt; &lt;/span&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-tab-span" style="white-space:pre"&gt; &lt;/span&gt;C'era una volta un poliziotto di nome Francesco, che stava a casa a dormire come un ghiro, invece di andare ad arrestare le persone, perché lavorava tanto ed era tanto stanco. Un giorno Francesco decide di andare a sciare in montagna. Mentre sta sciando il poliziotto si accorge che c'è un ladro travestito da Babbo Natale, che nel sacco ci ha tutti i soldi che aveva rubato alla gente. Si accorge che c'è un buco nel sacco e che cadono tutti i soldi. A un certo punto Francesco segue i soldi che arrivano fino alla casa dove il ladro vuol rubare altri soldi. Mentre Babbo Natale finto passa dal camino, il poliziotto Francesco urla: "Mani in alto!". Babbo Natale alza le mani e scivola giù come a Paperissima. A quel punto Francesco prende il cellulare e fa il 333 e chiama i poliziotti che arrivano veloci e arrestano il finto Babbo Natale.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;
&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;Fine della storia&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify; "&gt;&lt;span class="Apple-tab-span" style="white-space: pre; "&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Il poliziotto è quello che arresta quelli cattivi come gli assassini
&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;No, gli assassini sono peggio&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;I poliziotti ammazzano i cattivi.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Non è vero, sennò diventano cattivi anche loro!&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;I poliziotti guardano le persone &lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-tab-span" style="white-space:pre"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;quando vanno veloce&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3132154382876575725-1344082891962751779?l=silviodulivo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://silviodulivo.blogspot.com/feeds/1344082891962751779/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3132154382876575725&amp;postID=1344082891962751779' title='9 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/1344082891962751779'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/1344082891962751779'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://silviodulivo.blogspot.com/2009/03/un-poliziotto-di-nome-francesco.html' title='Un poliziotto di nome Francesco'/><author><name>silviodulivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09511504014982194884</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/Rvk5BIgbanI/AAAAAAAAAR0/tly9xM3CuSk/s1600/primo+piano+rid.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_Ex1ZgXac3Ec/SbE1Egko_JI/AAAAAAAAGL4/tneEP6TSueY/s72-c/poliziotto+08.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>9</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3132154382876575725.post-6798649670142879843</id><published>2009-02-25T17:58:00.003+01:00</published><updated>2010-01-15T12:20:53.653+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti altri'/><title type='text'>Un giorno (anonimo)</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify" align="justify"&gt;&lt;span style="mso-ansi-language: IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;"&gt;Un giorno di mezza settimana parcheggio davanti ad un  palazzone: dovevo andare a pagare un bollettino postale. Non si iniziava tanto  bene la giornata.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify" align="justify"&gt;&lt;span style="mso-ansi-language: IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;"&gt;L'auto appena lavata, trovo questo parcheggio tra le due  classiche strisce blu, a lisca di pesce. E ti pareva che non dovessi pagare per  andare a pagare... La giornata già cupa (per il mio morale), si infittisce  sempre di più. Di quanto tempo avrò bisogno alla posta, trenta minuti, mah...  sicuramente in quindici ho fatto, però non si sa mai, meglio pagare qualcosa in  più adesso che prendere una bella multa  dopo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify" align="justify"&gt;&lt;span style="mso-ansi-language: IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;"&gt;Inserisco la moneta che fa un triste suono metallico  nella macchinetta/mostro mangiasoldi e vado nell'ufficio postale. Con un'ora di  parcheggio, sono pronto a tutto: difatti 3 minuti dopo essere entrato, sono già  fuori. Mapporca puttana! Va bene, un euro buttato al  vento.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify" align="justify"&gt;&lt;span style="mso-ansi-language: IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;"&gt;Mi dirigo verso l'auto appena pulita, certamente non più  allegro di prima, ma mi beo della&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify" align="justify"&gt;&lt;span style="mso-ansi-language: IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;"&gt;carrozzeria così luccicante e perfetta, aahh che bel  profumino, nell'abitacolo, poi, guarda&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify" align="justify"&gt;&lt;span style="mso-ansi-language: IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;"&gt;che parabrezza perfettamente trasparente: sembra un  cristallo di Murano, un'opera d'arte. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify" align="justify"&gt;&lt;span style="mso-ansi-language: IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;"&gt;Finalmente mi posso rilassare un po', visto che ho anche  tempo a disposizione per il parcheggio.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify" align="justify"&gt;&lt;span style="mso-ansi-language: IT"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify" align="justify"&gt;&lt;span style="mso-ansi-language: IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;"&gt;Un minuto di silenzio perfetto, che bellezza, provo a  sentirmi un "signore", quando arriva &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify" align="justify"&gt;&lt;span style="mso-ansi-language: IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;"&gt;la classica automobile che mette la freccia (o indicatore  di direzione) facendomi segno di &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify" align="justify"&gt;&lt;span style="mso-ansi-language: IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;"&gt;uscire e di non perdere tempo, ché é in mezzo alla  strada. Che palle! E va bene, andiamo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify" align="justify"&gt;&lt;span style="mso-ansi-language: IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;"&gt;Faccio per mettere in moto quando sopra la mia fronte  vedo un movimento, fuori dal cristallo di Murano. Il tempo si ferma, guardo  attonito, terrorizzato e incuriosito, il movimento é, in pratica, un oggetto che  sta cadendo, e il tempo, a mio parere, si ferma per dare modo a me di realizzare  lentamente che la distanza tra il mio cofano perfetto, pulito, luccicante e  quell'oggetto, si sta riducendo sempre più. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify" align="justify"&gt;&lt;span style="mso-ansi-language: IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;"&gt;Aiuto quella... quella cosa sta cadendo proprio lì, ma  perché a me, proprio a me. Io che stavo già pensando di donare il mio biglietto  del parcheggio valido per altri 52 minuti al rompicoglioni qui dietro, così,  tanto per fare una buona azione. &lt;span style="mso-spacerun: yes"&gt; &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify" align="justify"&gt;&lt;span style="mso-ansi-language: IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;"&gt;E guarda la natura, il destino, come mi ripaga: speriamo  che la storia della &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify" align="justify"&gt;&lt;span style="mso-ansi-language: IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;"&gt;cruna dell'ago e del suo cammello sia vera, perché prima  o poi dovrò essere risarcito in &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify" align="justify"&gt;&lt;span style="mso-ansi-language: IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;"&gt;qualche modo! Vacca boia, no, no, noooo, buuum, il  bastardo oggetto, la sua prima molecola più vicina al cofano perfettamente  lucido della mia auto, entra in contatto alla prima &lt;span style="mso-spacerun: yes"&gt; &lt;/span&gt;molecola luccicante e perfetta e appena  lavata con il resto delle molecole che, grazie alla fisica, unite una all'altra  formano il cofano &lt;span style="mso-spacerun: yes"&gt; &lt;/span&gt;e dal contatto si  sprigiona una energia tremenda che provoca il boato.  &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify" align="justify"&gt;&lt;span style="mso-ansi-language: IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;"&gt;Non vedo più niente,  buio.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify" align="justify"&gt;&lt;span style="mso-ansi-language: IT"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify" align="justify"&gt;&lt;span style="mso-ansi-language: IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;"&gt;Riapro gli occhi: quanto sarà passato, un giorno, due,  mesi, anni, il mondo sarà cambiato,&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify" align="justify"&gt;&lt;span style="mso-ansi-language: IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;"&gt;nel frattempo?&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify" align="justify"&gt;&lt;span style="mso-ansi-language: IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;"&gt;Scendo dall'auto e raccolgo l'oggetto: un foglio di carta  da lettere appallottolato, volato giù da quel palazzone, chissà da quale piano,  di certo, il pazzo che l'ha lanciato vivrà  in&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify" align="justify"&gt;&lt;span style="mso-ansi-language: IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;"&gt;un appartamento in corrispondenza del parcheggio dove ho  messo l'auto. Pulita, perfetta,&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify" align="justify"&gt;&lt;span style="mso-ansi-language: IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;"&gt;luccicante,  profumata...&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify" align="justify"&gt;&lt;span style="mso-ansi-language: IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;"&gt;Entro in macchina con il corpo del reato della  maleducazione altrui, con l'intento di leggere e vedere se tramite qualche  indizio riesco a capire chi ha fatto una cosa così pericolosa per andare a  redarguirlo che non é educazione lanciare la roba dalla finestra.  &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify" align="justify"&gt;&lt;span style="mso-ansi-language: IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;"&gt;L'automobilista intanto mi spietta, al che gli dico che  non rompesse i coglioni e lo mando&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify" align="justify"&gt;&lt;span style="mso-ansi-language: IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;"&gt;affanculo, perché ho pagato e il biglietto mi da il  diritto di stare lì, parcheggiato, altri&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify" align="justify"&gt;&lt;span style="mso-ansi-language: IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;"&gt;quarantanove minuti.  Ecco.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify" align="justify"&gt;&lt;span style="mso-ansi-language: IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;"&gt;Mi metto a leggere.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify" align="justify"&gt;&lt;span style="mso-ansi-language: IT"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify" align="justify"&gt;&lt;span style="mso-ansi-language: IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;"&gt;Il foglio é scritto bene, al computer, bella  impaginatura, non c'é che dire; scorro le  prime&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify" align="justify"&gt;&lt;span style="mso-ansi-language: IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;"&gt;righe e controllo attraverso il parabrezza se per caso  qualcuno si affaccia ad un balcone,&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify" align="justify"&gt;&lt;span style="mso-ansi-language: IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;"&gt;voglio proprio vedere che faccia hai, caro il mio  teppistello da strapazzo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify" align="justify"&gt;&lt;span style="mso-ansi-language: IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;"&gt;Oh, questa é bella, il foglio parla di questo signore che  ha trovato un foglio, rincasando, &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify" align="justify"&gt;&lt;span style="mso-ansi-language: IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;"&gt;uscendo dall'ascensore. Senti senti quanto c'ha ragionato  sopra questo bischero su un foglio scritto a penna.  &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify" align="justify"&gt;&lt;span style="mso-ansi-language: IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;"&gt;E si chiede se ha fatto bene o male a raccattare quel  pezzo di carta che di&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify" align="justify"&gt;&lt;span style="mso-ansi-language: IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;"&gt;certo é di qualcuno. Me lo vedo, lì con quelle mani  rapaci di chi getta senza coscienza &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify" align="justify"&gt;&lt;span style="mso-ansi-language: IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;"&gt;alcuna, oggetti pericolosi dalla finestra, in un giorno  dove le persone devono pagare &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify" align="justify"&gt;&lt;span style="mso-ansi-language: IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;"&gt;bollettini postali. Davvero senza pietà per il prossimo.  &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify" align="justify"&gt;&lt;span style="mso-ansi-language: IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;"&gt;Ma andiamo avanti, leggiamo, lo immagino entrare quatto  quatto in casa con la schiena ricurva di chi si sente in colpa per qualcosa e si  guarda intorno per vedere che non ci siano testimoni che possano incorparlo del  suo crimine. Ladro.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify" align="justify"&gt;&lt;span style="mso-ansi-language: IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;"&gt;Leggo che si sta chiedendo se per caso la lingua in cui é  scritto il foglio non é per caso &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify" align="justify"&gt;&lt;span style="mso-ansi-language: IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;"&gt;l'arabo. Se per caso non si tratta di un piano di  terroristi arabi, o forse se non é il &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify" align="justify"&gt;&lt;span style="mso-ansi-language: IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;"&gt;compito a casa del bambino che abita nell'appartamento  accanto... Eh! Bell'accostamento,&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify" align="justify"&gt;&lt;span style="mso-ansi-language: IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;"&gt;non c'é che dire, caro attentatore dell'incolumità altrui  e dell'altrui automobili &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify" align="justify"&gt;&lt;span style="mso-ansi-language: IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;"&gt;perfettamente pulite lucide e profumate. Certo, che  t'aspetti, di sicuro é un delinquente.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify" align="justify"&gt;&lt;span style="mso-ansi-language: IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;"&gt;E poi, guarda qui che non t'ha tirato fuori da un misero  fogliettino ritrovato sul &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify" align="justify"&gt;&lt;span style="mso-ansi-language: IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;"&gt;pianerottolo questo "poooeta", due pagine intere di  riflessioni, congetture e meditazioni.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify" align="justify"&gt;&lt;span style="mso-ansi-language: IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;"&gt;Certo, un indizio lo trovo anche subito, senza finire di  leggere: di sicuro non hai granché &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify" align="justify"&gt;&lt;span style="mso-ansi-language: IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;"&gt;da fare, sarai, caro il mio teppistello, un impiegato con  il computer davanti e una pila &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify" align="justify"&gt;&lt;span style="mso-ansi-language: IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;"&gt;di pratiche da espletare. Di  sicuro.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify" align="justify"&gt;&lt;span style="mso-ansi-language: IT"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify" align="justify"&gt;&lt;span style="mso-ansi-language: IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;"&gt;E guarda qui, non saluta i vicini, eh? Personalità  distorta, timidezza, anzi, direi, doppia personalità, magari tocca le maniglie  delle porte con i guanti e va in giro con la mascherina da "chirurgo": forse é  Michael Jackson! No, non é possibile, di sicuro egli non conosce  l'italiano.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify" align="justify"&gt;&lt;span style="mso-ansi-language: IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;"&gt;Ah, vorrebbe andare a suonare il campanello per  restituire il misterioso foglio... Ma cosa vai a disturbare la gente perbene che  a quell'ora mangia, molestatore della serenità sociale (e specialmente della  mia). Toh, dopo aver pensato e scritto ipotesi pregiudizievoli sulla lingua del  foglio, ora, si rende conto che forse non é scritto in arabo e non sa neanche se  é scritto da un bambino. Vuoi vedere che alla fine il manigoldo si accorge che  non ha un bambino come vicino di casa, anzi, non ha vicini di casa, anzi, non  vive in un palazzo ma in una villetta unifamiliare a baiadera. No, non é  possibile, il malandrino deve vivere nel palazzo e quindi ne é  consapevole.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify" align="justify"&gt;&lt;span style="mso-ansi-language: IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;"&gt;Ma c'é qualcosa che mi suona, nella testa, é come un  campanellino lontano, é come se qualcuno mi volesse far notare qualcosa a cui  non ho dato la dovuta importanza... boh.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify" align="justify"&gt;&lt;span style="mso-ansi-language: IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;"&gt;Proseguiamo, ma guarda tu quante congetture, di sicuro ha  dovuto anche meditare per tirar fuori tutte queste elucubrazioni. Allora non può  essere un impiegato qualsiasi, a meno che... a meno che non sia un impiegato  pubblico. E magari protetto dai sindacati. Sindacato rosso, di sicuro: un  comunista! E forse, anche drogato. Sì, con tutto il suo tribolamento a causa di  un semplice fogliettino...&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify" align="justify"&gt;&lt;span style="mso-ansi-language: IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;"&gt;Arriviamo alla fine del manoscritto, ma che finale é,  questo non é normale, tutto questo "puzzo", il rischio di rovinare una persona  per finire così, né carne né pesce, a metà. Non ha preso una decisione, se ne  sta in panciolle in poltrona a fregarsene di tutto di sicuro con la sua conotta  bucata e sporca&lt;span style="mso-spacerun: yes"&gt;  &lt;/span&gt;di sugo (chissà che  rutti).&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify" align="justify"&gt;&lt;span style="mso-ansi-language: IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;"&gt;Mah, riguardo con occhio clinico la facciata del palazzo,  le finestre, i balconi, i piccioni. I piccioni? Noooo SPLAT! Sul cristallo di  Boemia&lt;span style="mso-spacerun: yes"&gt;  &lt;/span&gt;mi arriva la cacca di  piccione che mi scuote come un elettroshock. Il campanellino lontano diventa la  colonna sonora di uno spot rivelatore: si apre il sipario, e vedo l'impiegato  pubblico che guarda assonnato lo schermo del computer, stando bene attento a non  muovere la catasta di documenti da espletare vicino a lui. Comunista. Che ha  libero accesso alla droga e alla mascherina da chirurgo. Lavora alla USL, é  comunista e sicuramente drogato, altrimenti non potrebbe assolutamente competere  con me a tennis: Silvio D'ulivo! Vagabondo....&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify" align="justify"&gt;&lt;span style="mso-ansi-language: IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify" align="justify"&gt;&lt;span style="mso-ansi-language: IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;"&gt;Anonimo&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3132154382876575725-6798649670142879843?l=silviodulivo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://silviodulivo.blogspot.com/feeds/6798649670142879843/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3132154382876575725&amp;postID=6798649670142879843' title='26 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/6798649670142879843'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/6798649670142879843'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://silviodulivo.blogspot.com/2009/02/un-giorno-anonimo.html' title='Un giorno (anonimo)'/><author><name>silviodulivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09511504014982194884</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/Rvk5BIgbanI/AAAAAAAAAR0/tly9xM3CuSk/s1600/primo+piano+rid.JPG'/></author><thr:total>26</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3132154382876575725.post-5864635235854985836</id><published>2009-02-20T15:43:00.002+01:00</published><updated>2009-02-20T15:52:10.280+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='scrivere'/><title type='text'>Scrivere, non scrivere / 2</title><content type='html'>... e poi bisognerebbe smettere di leggere. Sembra che funzioni. Ho letto molte interviste a scrittori nelle quali affermano di non leggere mentre scrivono. E invece ti viene voglia di leggere un autore, poi un altro, un altro ancora. E le loro scritture ti distraggono. Ti viene voglia di imitarli. Alcuni ti costringono all'imitazione. Per me Thomas Bernhard è deleterio: se lo leggo lo imito.&lt;div&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Ecco, sì: smettere di leggere. Funzionerebbe. Ma si può?&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3132154382876575725-5864635235854985836?l=silviodulivo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://silviodulivo.blogspot.com/feeds/5864635235854985836/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3132154382876575725&amp;postID=5864635235854985836' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/5864635235854985836'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/5864635235854985836'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://silviodulivo.blogspot.com/2009/02/scrivere-non-scrivere-2.html' title='Scrivere, non scrivere / 2'/><author><name>silviodulivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09511504014982194884</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/Rvk5BIgbanI/AAAAAAAAAR0/tly9xM3CuSk/s1600/primo+piano+rid.JPG'/></author><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3132154382876575725.post-3827452115084402394</id><published>2009-02-15T09:34:00.004+01:00</published><updated>2009-02-15T09:36:46.130+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='scrivere'/><title type='text'>pubblicare</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;Pochi giorni fa ho preparato molti  pacchetti. Sulla prima pagina ho scritto il titolo del libro, Repetita, e i  miei recapiti. Sulla seconda una breve nota sul romanzo e su di me. Poi il primo  capitolo e il secondo, in versione integrale. Poi sunti degli altri  capitoli. In tutto undici pagine. Ho cercato su internet gli indirizzi delle  case editrici che publicano narrativa. Ne ho scelte alcune famose, altre  piccole. Ho imbustato i pacchetti e li ho spediti. Me ne sono rimasti  ancora cinque, li spedirò la prossima settimana.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;Forse non è il metodo  migliore per farsi pubblicare. Forse non risponderà nessuno. Forse ho buttato  via una manciata di euro. Ma ho bisogno di togliermi un peso. Quello che ho  fatto ho fatto, e non voglio più metterci le mani. Potrei continuare a  correggere per anni, a modificare, a tagliare, ad aggiungere: non smetterei mai.  Ho messo un punto e ho spedito via tutto. Forse mi servirà. Potrò cominciare a  scrivere altre storie, altri luoghi, altre persone.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3132154382876575725-3827452115084402394?l=silviodulivo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://silviodulivo.blogspot.com/feeds/3827452115084402394/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3132154382876575725&amp;postID=3827452115084402394' title='11 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/3827452115084402394'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/3827452115084402394'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://silviodulivo.blogspot.com/2009/02/pubblicare.html' title='pubblicare'/><author><name>silviodulivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09511504014982194884</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/Rvk5BIgbanI/AAAAAAAAAR0/tly9xM3CuSk/s1600/primo+piano+rid.JPG'/></author><thr:total>11</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3132154382876575725.post-8155380288890240364</id><published>2009-02-06T11:32:00.002+01:00</published><updated>2009-02-06T11:33:38.830+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='scrivere'/><title type='text'>Scrivere, non scrivere</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;Un romanzo, un altro consigliato da  un'amica, i racconti di, l'autore che non ho mai letto, la  critica, il quotidiano tutti i giorni, le riviste tutte le settimane, le  correzioni delle bozze, gli editori, gli altri hobby, un po' di sport, il  lavoro, i viaggi, le foto, un sonnellino, un film, facebook, il blog,  l'amore, il teatro, la spesa, la casa, le cene...&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;Basta. La voglia di dire: basta. Via  tutto, ora scrivo. Ma le pagine sono bianche, ancora bianche da troppo  tempo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3132154382876575725-8155380288890240364?l=silviodulivo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://silviodulivo.blogspot.com/feeds/8155380288890240364/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3132154382876575725&amp;postID=8155380288890240364' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/8155380288890240364'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/8155380288890240364'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://silviodulivo.blogspot.com/2009/02/scrivere-non-scrivere.html' title='Scrivere, non scrivere'/><author><name>silviodulivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09511504014982194884</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/Rvk5BIgbanI/AAAAAAAAAR0/tly9xM3CuSk/s1600/primo+piano+rid.JPG'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3132154382876575725.post-6856074036442576775</id><published>2009-01-20T17:29:00.002+01:00</published><updated>2009-01-20T17:30:37.112+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='libri'/><title type='text'>Eggers - L'opera struggente di un formidabile genio</title><content type='html'>&lt;p class="mobile-photo" style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_Ex1ZgXac3Ec/SXX72Whsf9I/AAAAAAAAFfg/pCjGnITU1TU/s1600-h/copj13-753234.jpg"&gt;&lt;img src="http://1.bp.blogspot.com/_Ex1ZgXac3Ec/SXX72Whsf9I/AAAAAAAAFfg/pCjGnITU1TU/s320/copj13-753234.jpg" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5293413848222302162" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="WORD-SPACING: 0px; FONT: 14px Arial; TEXT-TRANSFORM: none; COLOR: rgb(85,85,68); TEXT-INDENT: 0px; WHITE-SPACE: normal; LETTER-SPACING: normal; BORDER-COLLAPSE: separate; TEXT-ALIGN: left; orphans: 2; widows: 2; -webkit-border-horizontal-spacing: 0px; -webkit-border-vertical-spacing: 0px; -webkit-text-decorations-in-effect: none; -webkit-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0"&gt; &lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;span style=" ;font-family:Arial;color:#555544;"&gt;Dave Eggers diverte, Dave Eggers è  serio, Dave Eggers è sopra la righe, e lo sa, Dave Eggers è come noi, non è un  formidabile genio, Dave Eggers scrive fiumi di parole, perfino nello spazio  riservato ai diritti d'autore e in quello dei ringraziamenti, Dave Eggers sono  contento di averlo trovato, di aver letto &lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;i&gt;L'opera  struggente di un formidabile genio.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="  ;font-family:Arial;font-size:10.5pt;color:#555544;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;span style="  ;font-family:Arial;font-size:10.5pt;color:#555544;"&gt; &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style=" ;font-family:Arial;color:#555544;"&gt;Nel  duro inverno di Chicago una famiglia borghese viene travolta nel giro di pochi  giorni da un duplice lutto, e il ventiduenne Dave si trova di colpo a fare da  madre e padre al fratellino Toph, di otto anni. Ma Dave vende la casa e sale in  macchina, diretto verso il sole della California, trasformando un evento  devastante nell'inizio di una nuova, elettrizzante vita piena di libertà  (IBS).&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="  ;font-family:Arial;font-size:10.5pt;color:#555544;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;span style="  ;font-family:Arial;font-size:10.5pt;color:#555544;"&gt; &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span style=" ;font-family:Arial;color:#555544;"&gt;Altri  romanzi di Dave Eggers:&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="  ;font-family:Arial;font-size:10.5pt;color:#555544;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span style=" ;font-family:Arial;color:#555544;"&gt;-  Conoscerete la nostra velocità&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="  ;font-family:Arial;font-size:10.5pt;color:#555544;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span style=" ;font-family:Arial;color:#555544;"&gt;- La  fame che abbiamo&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="  ;font-family:Arial;font-size:10.5pt;color:#555544;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span style=" ;font-family:Arial;color:#555544;"&gt;- Erano  solo ragazzi in cammino.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="  ;font-family:Arial;font-size:10.5pt;color:#555544;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;span style="  FONT-FAMILY: Georgia; mso-bidi-font-family:Arial;font-size:10.5pt;color:#555544;"&gt; &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span style=" ;font-family:Arial;color:#555544;"&gt;Dave  Eggers è anche il fondatore della rivista Mc Sweeney's&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="  FONT-FAMILY: Georgia; mso-bidi-font-family:Arial;font-size:10.5pt;color:#555544;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;span style=" ;font-family:Arial;font-size:10pt;"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;McSweeney's, la  rivista letteraria fondata e diretta da Dave Eggers(l'autore del best  seller L'opera struggente di un formidabile genio) è il fenomeno più  rivoluzionario della scena letteraria americana degli ultimi anni. Adorata,  invidiata, contestata, imitata, capace di diventare in pochi mesi punto di  riferimento di un'intera generazione di scrittori e lettori senza perdere il suo  orgoglioso status di prodotto autogestito e autofinanziato; curatissima grafica  old-fashioned, sfrenato gusto ludico per la scrittura sperimentale e bizzarra,  senso acutissimo per il talento letterario in ogni  forma: McSweeney's è un oggetto di culto che ha segnato la nascita di  una nuova estetica. In questa antologia dei suoi primi due anni di vita, testi  di &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.minimumfax.com/persona.asp?personaID=84"&gt;&lt;span style=" TEXT-DECORATION: none; text-underline: nonecolor:windowtext;"&gt;David  Foster Wallace&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;, &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.minimumfax.com/persona.asp?personaID=343"&gt;&lt;span style=" TEXT-DECORATION: none; text-underline: nonecolor:windowtext;"&gt;Rick  Moody&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;, &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.minimumfax.com/persona.asp?personaID=253"&gt;&lt;span style=" TEXT-DECORATION: none; text-underline: nonecolor:windowtext;"&gt;Jonathan  Lethem&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;, Zadie Smith, William Vollmann si  accompagnano a corrispondenze epistolari con l'Unabomber e reportage sul  secessionismo hawaiano...  &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.minimumfax.com/Libro.asp?Libroid=254"&gt;(&lt;/a&gt;&lt;a href="http://www.minimumfax.com/Libro.asp?Libroid=254"&gt;http://www.minimumfax.com/Libro.asp?Libroid=254)&lt;/a&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3132154382876575725-6856074036442576775?l=silviodulivo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://silviodulivo.blogspot.com/feeds/6856074036442576775/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3132154382876575725&amp;postID=6856074036442576775' title='8 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/6856074036442576775'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/6856074036442576775'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://silviodulivo.blogspot.com/2009/01/eggers-lopera-struggente-di-un_20.html' title='Eggers - L&apos;opera struggente di un formidabile genio'/><author><name>silviodulivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09511504014982194884</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/Rvk5BIgbanI/AAAAAAAAAR0/tly9xM3CuSk/s1600/primo+piano+rid.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_Ex1ZgXac3Ec/SXX72Whsf9I/AAAAAAAAFfg/pCjGnITU1TU/s72-c/copj13-753234.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>8</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3132154382876575725.post-3902990617083068663</id><published>2008-12-14T17:42:00.002+01:00</published><updated>2008-12-14T17:45:01.799+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='scrivere'/><title type='text'>Disciplina / 2</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;Non ho mai sentito che cosa fosse la  stanchezza intellettuale, è c'è stato un anno in cui ho lavorato regolarmente  durante dieci mesi per quindici ore al giorno.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;(Sartre)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;&lt;/span&gt; &lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;Mi piace condurre una vita ordinata in tutti  i sensi. L'ispirazione da sola non serve a niente. Ci vuole disciplina: devi  restare alla scrivania anche se non ti viene in mente nulla.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;(Ken Follett)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;&lt;/span&gt; &lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;Quando arrivo nel mio studio la mattina, mi  preparo un tè e quando apro il mio computer per cominciare a scrivere, accendo  una candela. Quando la candela si è consumata decido che è ora di smettere. Dura  circa sei,s sette ore. Lo faccio perchè penso che devo mettermi un limite,  altrimenti potrei passare la vita a scrivere e non avrei né marito, né figli, né  nipoti, non avrei vita sociale, niente; starei tutto il giorno lì; quindi è  un modo come un altro per darmi un tempo, come chi usa la clessidra io uso la  candela.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;(Isabel  Allende)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3132154382876575725-3902990617083068663?l=silviodulivo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://silviodulivo.blogspot.com/feeds/3902990617083068663/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3132154382876575725&amp;postID=3902990617083068663' title='16 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/3902990617083068663'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/3902990617083068663'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://silviodulivo.blogspot.com/2008/12/disciplina-2.html' title='Disciplina / 2'/><author><name>silviodulivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09511504014982194884</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/Rvk5BIgbanI/AAAAAAAAAR0/tly9xM3CuSk/s1600/primo+piano+rid.JPG'/></author><thr:total>16</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3132154382876575725.post-598047440965415742</id><published>2008-12-08T12:31:00.002+01:00</published><updated>2008-12-14T17:44:33.102+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='scrivere'/><title type='text'>Disciplina</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;"Non sono i grandi pranzi e le grandi  orge che nutrono, ma un regime seguito, sostenuto. Lavora pazientemente ogni  giorno un egual numero di ore. Prendi l'abitudine di una vita calma e studiosa.  Vi troverai innanzitutto un grande fascino e ne trarrai forza. Anch'io ho avuto  la la mania di passare notti bianche. Non serve che a stancarvi. Bisogna  diffidare di tutto quello che assomiglia all'ispirazione e che spesso non è che  partito preso e un'esaltazione fittizia che ci si è autoimposta e che non è  venuta da sola. D'altra parte non si vive nell'ispirazione. Pegaso cammina più  che galoppare. Tutto il talento sta nel fargli prendere il passo che si vuole,  ma per far questo non dobbiamo forzare le sue possibilità, come si dice in  equitazione. Bisogna leggere, meditare molto, pensare sempre allo stile e  scrivere il meno possibile."&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;Consigli di Flaubert a Louise  Colet&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3132154382876575725-598047440965415742?l=silviodulivo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://silviodulivo.blogspot.com/feeds/598047440965415742/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3132154382876575725&amp;postID=598047440965415742' title='13 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/598047440965415742'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/598047440965415742'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://silviodulivo.blogspot.com/2008/12/disciplina.html' title='Disciplina'/><author><name>silviodulivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09511504014982194884</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/Rvk5BIgbanI/AAAAAAAAAR0/tly9xM3CuSk/s1600/primo+piano+rid.JPG'/></author><thr:total>13</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3132154382876575725.post-3521984086622680251</id><published>2008-11-11T17:27:00.004+01:00</published><updated>2008-11-13T19:55:43.124+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='scrivere'/><title type='text'>Realtà</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;"Il racconto è un'arte che richiede la più rigorosa attenzione per il reale - che si scriva un racconto naturalistico o fantastico. Voglio dire che partiamo sempre da quel che esiste o che è altamente verosimile. Anche quando si scrive narrativa fantastica la base giusta da cui partire è la realtà. Graham Greene ha detto che non riuscirebbe mai a scrivere: "Me ne stavo su un abisso senza fine" perché non potrebbe essere vero, né: "Correndo giù per le scale saltai su un taxi" perché neanche questo lo sarebbe. Mentre Elizabeth Bowen può scrivere di un suo personaggio femminile: "Si agguantava i capelli come se vi sentisse urale qualcosa in mezzo" perché questo, sì, è altamente verosimile."
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Flannery O' Connor&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3132154382876575725-3521984086622680251?l=silviodulivo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://silviodulivo.blogspot.com/feeds/3521984086622680251/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3132154382876575725&amp;postID=3521984086622680251' title='62 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/3521984086622680251'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/3521984086622680251'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://silviodulivo.blogspot.com/2008/11/realt.html' title='Realtà'/><author><name>silviodulivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09511504014982194884</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/Rvk5BIgbanI/AAAAAAAAAR0/tly9xM3CuSk/s1600/primo+piano+rid.JPG'/></author><thr:total>62</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3132154382876575725.post-5869744157040739859</id><published>2008-11-05T13:41:00.004+01:00</published><updated>2008-11-05T14:02:30.060+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='San Salvi'/><title type='text'>San Salvi / 23</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_Ex1ZgXac3Ec/SRGZSuGulWI/AAAAAAAADoc/l2CEsCslpYk/s1600-h/DSC_0150.JPG"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 268px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_Ex1ZgXac3Ec/SRGZSuGulWI/AAAAAAAADoc/l2CEsCslpYk/s400/DSC_0150.JPG" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5265157986265765218" /&gt;&lt;/a&gt;
&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_Ex1ZgXac3Ec/SRGZJ87w0jI/AAAAAAAADoU/RJdJGVnnyng/s1600-h/DSC_0131.JPG"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 268px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_Ex1ZgXac3Ec/SRGZJ87w0jI/AAAAAAAADoU/RJdJGVnnyng/s400/DSC_0131.JPG" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5265157835627483698" /&gt;&lt;/a&gt;
&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_Ex1ZgXac3Ec/SRGZJeZn4_I/AAAAAAAADoM/4ztOTiVZZ1k/s1600-h/DSC_0106.JPG"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 268px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_Ex1ZgXac3Ec/SRGZJeZn4_I/AAAAAAAADoM/4ztOTiVZZ1k/s400/DSC_0106.JPG" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5265157827431228402" /&gt;&lt;/a&gt;
&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_Ex1ZgXac3Ec/SRGZJW43oUI/AAAAAAAADoE/HLmPgcsr73E/s1600-h/DSC_0093.JPG"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 268px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_Ex1ZgXac3Ec/SRGZJW43oUI/AAAAAAAADoE/HLmPgcsr73E/s400/DSC_0093.JPG" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5265157825414799682" /&gt;&lt;/a&gt;
&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_Ex1ZgXac3Ec/SRGZJFgmYSI/AAAAAAAADn8/oi5Je-qoW2g/s1600-h/DSC_0081.JPG"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 268px; height: 400px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_Ex1ZgXac3Ec/SRGZJFgmYSI/AAAAAAAADn8/oi5Je-qoW2g/s400/DSC_0081.JPG" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5265157820749603106" /&gt;&lt;/a&gt;
&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_Ex1ZgXac3Ec/SRGZJODkyeI/AAAAAAAADn0/hmDDSqNL4YA/s1600-h/DSC_0066.JPG"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 268px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_Ex1ZgXac3Ec/SRGZJODkyeI/AAAAAAAADn0/hmDDSqNL4YA/s400/DSC_0066.JPG" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5265157823043783138" /&gt;&lt;/a&gt;
&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_Ex1ZgXac3Ec/SRGY5r6yapI/AAAAAAAADns/rHdko7sV-5w/s1600-h/DSC_0001.JPG"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 268px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_Ex1ZgXac3Ec/SRGY5r6yapI/AAAAAAAADns/rHdko7sV-5w/s400/DSC_0001.JPG" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5265157556182084242" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3132154382876575725-5869744157040739859?l=silviodulivo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://silviodulivo.blogspot.com/feeds/5869744157040739859/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3132154382876575725&amp;postID=5869744157040739859' title='26 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/5869744157040739859'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/5869744157040739859'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://silviodulivo.blogspot.com/2008/11/san-salvi-23.html' title='San Salvi / 23'/><author><name>silviodulivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09511504014982194884</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/Rvk5BIgbanI/AAAAAAAAAR0/tly9xM3CuSk/s1600/primo+piano+rid.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_Ex1ZgXac3Ec/SRGZSuGulWI/AAAAAAAADoc/l2CEsCslpYk/s72-c/DSC_0150.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>26</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3132154382876575725.post-6977605119296893124</id><published>2008-10-25T15:59:00.002+02:00</published><updated>2008-10-25T16:00:27.596+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='San Salvi'/><title type='text'>San Salvi / 22</title><content type='html'>&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;(Da La Repubblica di venerdì 24 ottobre, intervista  al fotografo Gianni Berengo Gardin)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;... come nel caso di un fotolibero  famoso, &lt;em&gt;Morire di classe&lt;/em&gt;, uscito nel '68 per Einaudi, del quale la  mostra offre una scelta. Un libro sui manicomi. Nell'era della rivoluzione  antipsichiatrica di Basaglia, che fece scoprire anche a una sinistra fin lì  distratta la tragedia senza voce del disagio mentale: "Fu un'idea di Carla  Cerati: voleva fare delle foto dei manicomi ma non se la sentì di andare da  sola, mi chiese di accompagnarla, andai a condizione di poter lavorare anche io.  Non volevamo fotografare la malattia ma la condizione dei malati di mente,  l'abbandono di cui erano vittime, la negazione della loro identità: anche prima  della legge 180,la vittoria di Basaglia, che nel '78 chiuse i manicomi, camicie  di forza e letti di contezione erano vietati ma tutti li usavano. E nei manicomi  c'era un sacco di gente fatta sparire dai servizi, dai familiari per un'eredità,  o di cui oggi si direbbe solo che è esaurita. Tranne Gorizia, dove grazie a  Basaglia il manicomio era già mezzo aperto, fu l'assemblea dei malati a darci il  permesso, nel resto del paese vedemmo cose spaventose. San Salvi era un lager,  il peggiore dell'alta Italia, mentre a Lucca Tobino disse solo "Non  si può". La direzione di San Salvi ci proibì di entrare, ci riuscimmo  di domenica: i malati ci fecero passare per parenti, con la complicità degli  infermieri. La violenza che vedemmo ci scioccò a tal punto che una volta usciti  corremmo alla stazione e salimmo su un treno senza saperne la meta. A volte il  fotografo è più forte del soggetto, quella fu una di quelle in cui, al  contrario, il soggetto è più forte di chi  scatta.  &lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3132154382876575725-6977605119296893124?l=silviodulivo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://silviodulivo.blogspot.com/feeds/6977605119296893124/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3132154382876575725&amp;postID=6977605119296893124' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/6977605119296893124'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/6977605119296893124'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://silviodulivo.blogspot.com/2008/10/san-salvi-23.html' title='San Salvi / 22'/><author><name>silviodulivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09511504014982194884</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/Rvk5BIgbanI/AAAAAAAAAR0/tly9xM3CuSk/s1600/primo+piano+rid.JPG'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3132154382876575725.post-1478306462093063461</id><published>2008-10-20T18:48:00.003+02:00</published><updated>2008-10-20T18:53:59.285+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='San Salvi'/><title type='text'>San Salvi / 21</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_Ex1ZgXac3Ec/SPy3GIM6RSI/AAAAAAAACzM/73qCBmCMSyU/s1600-h/2008_1018_155634.JPG"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://1.bp.blogspot.com/_Ex1ZgXac3Ec/SPy3GIM6RSI/AAAAAAAACzM/73qCBmCMSyU/s400/2008_1018_155634.JPG" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5259279780770628898" /&gt;&lt;/a&gt;
&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_Ex1ZgXac3Ec/SPy3GgZkwJI/AAAAAAAACzU/gREQc9W3_Gg/s1600-h/2008_1018_162312.JPG"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://1.bp.blogspot.com/_Ex1ZgXac3Ec/SPy3GgZkwJI/AAAAAAAACzU/gREQc9W3_Gg/s400/2008_1018_162312.JPG" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5259279787266195602" /&gt;&lt;/a&gt;
&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_Ex1ZgXac3Ec/SPy3GgT9rsI/AAAAAAAACzc/EJFKirKDw18/s1600-h/2008_1018_170948.JPG"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://2.bp.blogspot.com/_Ex1ZgXac3Ec/SPy3GgT9rsI/AAAAAAAACzc/EJFKirKDw18/s400/2008_1018_170948.JPG" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5259279787242663618" /&gt;&lt;/a&gt;
&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_Ex1ZgXac3Ec/SPy23xyaFgI/AAAAAAAACyk/Ncp1nufb3R8/s1600-h/2008_1018_154050.JPG"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://4.bp.blogspot.com/_Ex1ZgXac3Ec/SPy23xyaFgI/AAAAAAAACyk/Ncp1nufb3R8/s400/2008_1018_154050.JPG" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5259279534235719170" /&gt;&lt;/a&gt;
&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_Ex1ZgXac3Ec/SPy237b_94I/AAAAAAAACys/r5-aBXZtS1w/s1600-h/2008_1018_154418.JPG"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://1.bp.blogspot.com/_Ex1ZgXac3Ec/SPy237b_94I/AAAAAAAACys/r5-aBXZtS1w/s400/2008_1018_154418.JPG" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5259279536826087298" /&gt;&lt;/a&gt;
&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_Ex1ZgXac3Ec/SPy24e6kfRI/AAAAAAAACy0/xAX7fX_oSO4/s1600-h/2008_1018_154509.JPG"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://4.bp.blogspot.com/_Ex1ZgXac3Ec/SPy24e6kfRI/AAAAAAAACy0/xAX7fX_oSO4/s400/2008_1018_154509.JPG" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5259279546349550866" /&gt;&lt;/a&gt;
&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_Ex1ZgXac3Ec/SPy24rwBpxI/AAAAAAAACy8/0XdUm_X6Glo/s1600-h/2008_1018_154632.JPG"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://2.bp.blogspot.com/_Ex1ZgXac3Ec/SPy24rwBpxI/AAAAAAAACy8/0XdUm_X6Glo/s400/2008_1018_154632.JPG" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5259279549794985746" /&gt;&lt;/a&gt;
&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_Ex1ZgXac3Ec/SPy24wunPCI/AAAAAAAACzE/79xgn7mP6Yk/s1600-h/2008_1018_155600.JPG"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://1.bp.blogspot.com/_Ex1ZgXac3Ec/SPy24wunPCI/AAAAAAAACzE/79xgn7mP6Yk/s400/2008_1018_155600.JPG" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5259279551131237410" /&gt;&lt;/a&gt;
&lt;div&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;“San salvi in festa” dice la locandina in bianco e nero, e un sabato pomeriggio andiamo a curiosare, chi per la prima volta “tra le mura dello storico ex ospedale psichiatrico”, chi pronto a fotografare con grandi obiettivi e zoom, chi, come me, qui è di casa e vuol vedere un’altra città, in orari che non siano di ufficio.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;Le foglie arancioni sopravvivono, alcune sugli alberi, molte in terra, e ci accolgono con &lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt; &lt;/span&gt;palloncini colorati e poca gente che chiacchiera sorridente.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;All’ingresso della residenza sanitaria, su un tavolino, rimangono ancora i librettini di poesie della signora Angela. Oggi è aperto il centro &lt;st1:personname productid="La Tinaia" st="on"&gt;La Tinaia&lt;/st1:personname&gt; e nelle stanze del laboratorio artistico un uomo alto fuma, ci guarda, sorride: è lui l’autore di alcuni quadri. Un altro sta piegato sul foglio e continua indifferente il suo lavoro. Le esposizioni di arte brut di questo centro girano dal &lt;st1:metricconverter productid="1975 in" st="on"&gt;1975 in&lt;/st1:metricconverter&gt; Italia e all’estero. Qualcuno chiede se si possono comprare quadri o sculture. Sì, ma solo se non girano troppi soldi. Alcuni artisti (del servizio di salute mentale del quartiere e della città) valgono migliaia di euro e diventa complicato acquistare.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;Saliamo le scale seguendo una mostra fotografica. Su al primo piano, dove troviamo dolci, pizzette e bibite, i corridoi, lunghissimi, sono seminudi, i cartelli colorati sulle porte indicano il nome dell’ospite del miniappartamento. Sbirciamo dentro e anche le stanze sembrano spoglie, intravediamo le coperte a righe bianche e celesti da ospedale.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;Scendiamo di nuovo giù. Alcune ragazze giovani passano il sabato pomeriggio tra i pazienti. Un bell’infermiere, in camice bianco e zoccoli celesti, fuma in giardino. Un malato s’arrabbia: “niente foto, niente foto! Non ho gli occhiali, vengo male”, mentre i più ci intimano: “una foto sola” (ma noi non la pubblichiamo, non possiamo chiedere se vogliono apparire in un blog). La poetessa si mette in posa e fa un gesto stile ballerina, con l’indice all’insù e la gamba piegata. Un'altra ospite è mezza sdraiata su una poltrona, tutta seria, non fa che grattarsi. “Bella festa, eh?” fa uno “che posto meraviglioso, è un bello stare, qui, eh? ma poi, che festa!” C’è il cinema al piano di sotto, il proiezionista annuncia i cortometraggi e i malati guardano e tacciono sulla loro sedia: una coccola una bambolina, uno è completamente piegato in avanti e non si sa se può vedere. La musica di sottofondo del cartone animato ci mette tristezza, e pensiamo a chi ha passato tutta la vita qui e non ha altre vite da giocarsi. Suor Cecilia, dentro da decenni, ancora sorride. Un uomo alto abbraccia un’infermiera. Due musicisti, in un grande stanzone vuoto, non si arrendono alla mancanza di pubblico e suonano canzoni moderne e ritmate. Piano piano la gente arriva e comincia a ballare.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;Usciamo. Un signore fuori continua a girare in bici. Durante la settimana non si vede mai, ma il sabato, evidentemente, si scatena: decine di giri sui viali alberati. Continuiamo la nostra esplorazione lungo tutto l’anello dei viali di San Salvi e scattiamo qualche immagine prima che la città dentro la città si trasformi per sempre. Comincia a far buio, in lontananza si sentono rumoreggiare i tifosi della &lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;Viola&lt;/i&gt;. In quest’altro mondo, nell’ospedale, la festa continua.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:Arial;"&gt;
&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3132154382876575725-1478306462093063461?l=silviodulivo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://silviodulivo.blogspot.com/feeds/1478306462093063461/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3132154382876575725&amp;postID=1478306462093063461' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/1478306462093063461'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/1478306462093063461'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://silviodulivo.blogspot.com/2008/10/san-salvi-21_20.html' title='San Salvi / 21'/><author><name>silviodulivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09511504014982194884</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/Rvk5BIgbanI/AAAAAAAAAR0/tly9xM3CuSk/s1600/primo+piano+rid.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_Ex1ZgXac3Ec/SPy3GIM6RSI/AAAAAAAACzM/73qCBmCMSyU/s72-c/2008_1018_155634.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3132154382876575725.post-3731173348846358951</id><published>2008-10-12T18:21:00.002+02:00</published><updated>2009-01-20T16:49:20.432+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='libri'/><title type='text'>Ammaniti - Ti prendo e ti porto via</title><content type='html'>&lt;p class="mobile-photo"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_Ex1ZgXac3Ec/SPIkAS9cFgI/AAAAAAAACyc/1bsl08vKCl8/s1600-h/copj13-780992.jpg"&gt;&lt;img src="http://2.bp.blogspot.com/_Ex1ZgXac3Ec/SPIkAS9cFgI/AAAAAAAACyc/1bsl08vKCl8/s320/copj13-780992.jpg" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5256303302602921474" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;Storie che procedono parellele e  poi s'intrecciano, divertimento e dramma, personaggi grotteschi eppure  veri, allo stesso tempo simpatici e orripilanti.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;Ammaniti anticipa &lt;em&gt;Come Dio  Comanda&lt;/em&gt;, nella struttura e nello stile, e forse dà il meglio di sé in  &lt;em&gt;Ti prendo e ti porto via&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt; &lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt; &lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;Il 9 dicembre, alle sei e venti di  mattina, mentre una bufera d'acqua e vento infieriva sulla campagna, un Uno tubo  GTI nera imboccò lo svincolo che portava dall'Aurelia a Ischiano Scalo e  proseguì su una strada a due corsie che tagliava i campi di fango. Superò la  Polisportiva e il capannone del Consorzio agrario ed entrò in  paese.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;Il breve Corso Italia era ricoperto  di terra trascinata dall'acqua. Il cartellone pubblicitario del Centro estetico  Ivana Zampetti era stato strappato dal vento e buttato in mezzo alla  strada.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;In giro non c'era un'anima, tranne un  cagnaccio sciancato che aveva più razze nel sangue che denti in bocca e  rovistava tra l'immondizia di un cassonetto rovesciato.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;La Uno gli passò accanto, sfilò  davanti alle serrande, abbassate della macelleria Marconi, della  tabaccheria-profumeria e della Cassa dell'Agricoltura e proseguì fino a piazza  XXV aprile, il nucleo dell'abitato.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;Cartacce, sacchetti di plastica,  giornali e pioggia si rincorrevano sul piazzale della stazione. Le foglie  ingiallite della vecchia palma, al centro del giardinetto, erano tutte piegate  da un lato. La porta della piccola stazione, un edificio quadrato e grigio, era  chiusa ma l'insegna rossa dello Station Bar era accesa, segno che era già  aperto.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;Si fermò davanti al monumento ai  caduti di Ischiano Scalo e rimase lì col motore acceso. Il tubo di scappamento  sputava fuori un fumo denso e nero. I vetri fumé non lasciavano vedere  all'interno.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;Poi, finalmente, lo sportello del  guidatore si spalancò con un gemito ferroso.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;Prima uscì fuori &lt;em&gt;Volare  &lt;/em&gt;nella versione flamenca dei Gipsy King e, immediatamente dopo, apparve un  uomo grande e grosso con una lunga chioma bionda, occhiali da mosca e giacca di  pelle marrone con un'aquila apache di perline ricamata sulla schiena.  &lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;Il suo nome era Graziano  Biglia.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;Il tipo stirò le braccia. Sbadigliò.  Si sgranchì le gambe. Tirò fuori un pacchetto di Camel e se ne accese  una.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;Era di nuovo a casa.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt; &lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt; &lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="WORD-SPACING: 0px; FONT: 11px Verdana; TEXT-TRANSFORM: none; COLOR: rgb(0,0,0); TEXT-INDENT: 0px; WHITE-SPACE: normal; LETTER-SPACING: normal; BORDER-COLLAPSE: separate; orphans: 2; widows: 2; -webkit-border-horizontal-spacing: 0px; -webkit-border-vertical-spacing: 0px; -webkit-text-decorations-in-effect: none; -webkit-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;A Ischiano Scalo il mare c'è ma non si vede. E' un paesino  di quattro case accanto a una laguna piena di zanzare. Il turismo lo evita  perché d'estate s'infuoca come una graticola e d'inverno si gela. Questo è lo  scenario nel quale si svolgono due storie d'amore tormentate. Ammaniti crea e  dissolve coincidenze, è pronto a catturare gli aspetti più grotteschi e più  sentimentali, più comici e inquietanti della realtà.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt; &lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3132154382876575725-3731173348846358951?l=silviodulivo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://silviodulivo.blogspot.com/feeds/3731173348846358951/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3132154382876575725&amp;postID=3731173348846358951' title='8 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/3731173348846358951'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/3731173348846358951'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://silviodulivo.blogspot.com/2008/10/ammaniti-ti-prendo-e-ti-porto-via.html' title='Ammaniti - Ti prendo e ti porto via'/><author><name>silviodulivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09511504014982194884</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/Rvk5BIgbanI/AAAAAAAAAR0/tly9xM3CuSk/s1600/primo+piano+rid.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_Ex1ZgXac3Ec/SPIkAS9cFgI/AAAAAAAACyc/1bsl08vKCl8/s72-c/copj13-780992.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>8</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3132154382876575725.post-2645656127982708736</id><published>2008-09-29T20:36:00.012+02:00</published><updated>2008-09-29T21:01:45.158+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='San Salvi'/><title type='text'>San Salvi / 20</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_Ex1ZgXac3Ec/SOEl4EUz56I/AAAAAAAACto/98mml41imJ8/s1600-h/san+salvi.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://3.bp.blogspot.com/_Ex1ZgXac3Ec/SOEl4EUz56I/AAAAAAAACto/98mml41imJ8/s400/san+salvi.jpg" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5251520285654640546" /&gt;&lt;/a&gt;

&lt;div&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Sabato scorso, alla fine, qualcuno ha parlato di "stanze della memoria". Non proprio di "museo", come vado scrivendo io ai miei cinque lettori da mesi, ma è già qualcosa. (E' probabilissimo che non sia stato il primo, ma è davvero raro che se ne senta parlare). Lo ha scritto l'assessore Biagi del comune di Firenze in un articolo qui sopra riprodotto. (Per vedere meglio cliccate sull'immagine).
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Comunque: queste righe mi rincuorano, benché il fatto che lo stesso assessore riponga speranza nella volontà dell'asl non mi rincuora granché.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ritornerò sulla questione.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3132154382876575725-2645656127982708736?l=silviodulivo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://silviodulivo.blogspot.com/feeds/2645656127982708736/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3132154382876575725&amp;postID=2645656127982708736' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/2645656127982708736'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/2645656127982708736'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://silviodulivo.blogspot.com/2008/09/san-salvi-20.html' title='San Salvi / 20'/><author><name>silviodulivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09511504014982194884</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/Rvk5BIgbanI/AAAAAAAAAR0/tly9xM3CuSk/s1600/primo+piano+rid.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_Ex1ZgXac3Ec/SOEl4EUz56I/AAAAAAAACto/98mml41imJ8/s72-c/san+salvi.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3132154382876575725.post-576205053168672137</id><published>2008-09-26T11:49:00.008+02:00</published><updated>2008-09-26T12:29:38.463+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='San Salvi'/><title type='text'>San Salvi / 19</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In San Salvi/15 avevo scritto di una mail inviata a un'apposita casella di posta elettronica della ASL di Firenze. Chiedevo notizie sui progetti per San Salvi: archivio dell'ex-manicomio e eventuale museo. Tre mesi fa la mail. Non hanno risposto. Maleducati! D'altronde non sento neanche mai parlare di una cosa del genere. Non se ne fa cenno neanche nell'ultimo di tanti articoli che periodicamente vengono pubblicati sulle cronache locali dei quotidiani (La Nazione di ieri, 25 settembre)&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://lanazione.ilsole24ore.com/firenze/2008/09/25/120758-salvi_ultima_passeggiata_nella_follia.shtml"&gt;http://lanazione.ilsole24ore.com/firenze/2008/09/25/120758-salvi_ultima_passeggiata_nella_follia.shtml)&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Siccome periodicamente ho il dubbio di avere idee sballate (e la quasi totalità dei lettori del blog concorda) ho fatto un giro su internet per vedere che cosa fanno in altre città. E qualcosa hanno fatto. Perché a Firenze no?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Questo è ciò che ho trovato:&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold;"&gt;Museo del Manicomio San Servolo - Venezia&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://www.fondazionesanservolo.it/html/museo.asp"&gt;http://www.fondazionesanservolo.it/html/museo.asp&lt;/a&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold;"&gt;Museo Laboratorio della mente - Roma (Quartiere Monte Mario)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://www.romacivica.net/aslrme/Fmuseotutto.htm"&gt;http://www.romacivica.net/aslrme/Fmuseotutto.htm&lt;/a&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold;"&gt;Colorno - Parma Archivio dell'ex ospedale psichiatrico&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://www.comune.colorno.pr.it/page.asp?IDCategoria=766&amp;amp;IDSezione=11189"&gt;http://www.comune.colorno.pr.it/page.asp?IDCategoria=766&amp;amp;IDSezione=11189&lt;/a&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold;"&gt;e proprio in questi giorni a Colorno...&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://eventi.parma.it/page.asp?IDCategoria=26&amp;amp;IDSezione=94&amp;amp;ID=259424"&gt;http://eventi.parma.it/page.asp?IDCategoria=26&amp;amp;IDSezione=94&amp;amp;ID=259424&lt;/a&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold;"&gt;Inaugurazione del Museo del manicomio a Palermo&lt;/span&gt; (dopo l'inaugurazione dev'esser sparito dalla circolazione perché non ne trovo traccia)&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://www.90011.it/articolo.asp?idnotizia=1102"&gt;http://www.90011.it/articolo.asp?idnotizia=1102&lt;/a&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Spero che i lettori diano un'occhiata. Forse qualche visitatore capiterà qui e ci racconterà che cosa ha visto. (Come ha fatto per esempio tale Lorenzo Breda sul suo sito dopo aver visitato il museo di Roma &lt;a href="http://www.lbreda.com/index.php?p=blog&amp;amp;act=archive&amp;amp;start=1141167600&amp;amp;end=1143842399"&gt;http://www.lbreda.com/index.php?p=blog&amp;amp;act=archive&amp;amp;start=1141167600&amp;amp;end=1143842399&lt;/a&gt;)&lt;/div&gt;&lt;div&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Se poi capiterò a Roma o a Venezia ci farò di sicuro un salto.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3132154382876575725-576205053168672137?l=silviodulivo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://silviodulivo.blogspot.com/feeds/576205053168672137/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3132154382876575725&amp;postID=576205053168672137' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/576205053168672137'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/576205053168672137'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://silviodulivo.blogspot.com/2008/09/san-salvi-19.html' title='San Salvi / 19'/><author><name>silviodulivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09511504014982194884</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/Rvk5BIgbanI/AAAAAAAAAR0/tly9xM3CuSk/s1600/primo+piano+rid.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3132154382876575725.post-2208888526680734320</id><published>2008-09-20T18:23:00.011+02:00</published><updated>2008-09-20T19:18:22.449+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='libri'/><title type='text'>Roddy Doyle - The commitments</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_Ex1ZgXac3Ec/SNUm7ruyD6I/AAAAAAAACtA/2Uil9UeU_4Y/s1600-h/comm.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://4.bp.blogspot.com/_Ex1ZgXac3Ec/SNUm7ruyD6I/AAAAAAAACtA/2Uil9UeU_4Y/s400/comm.jpg" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5248143747563261858" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;Scoppiettano le parole di Roddy Doyle, in The committments come in molti altri romanzi, non ultimi gli altri due che compongono la trilogia di Barrytown (The snapper, The van i titoli originali, la traduzione non è sempre la stessa). Un romanzo fatto perlopiù di dialoghi serrati, con il quale Doyle non solo racconta la storia di un gruppo musicale ma ci diverte mostrando con efficacia e un linguaggio di strada originale e realistico l'Irlanda povera e affascinante degli anni '80.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Vedi - disse Joey The Lips - Il soul è la musica della gente. E' gente qualunque che fa musica per la gente qualunque. E' una musica semplice. Può suonarla chiunque, qualsiasi Fratello. Il suono dei Motown è un suono semplice. Thump-thump-thump-thump. Questo è un tempo facile. Vedi? Il soul è democratico, Jimmy. Basta il coperchio di un bidone per suonare. E' la musica della gente.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Anche chi è bocciato agli esami è capace di suonare il soul, è questo che vuoi dire, Joey?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Proprio così, Fratello Michael. Non ci vuole la laurea per fare il dottore del soul.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E il jazz perché non va bene?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E' musica intellettuale - disse Joey The Lips - Musica antipopolo. Roba astratta.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E' freddo e privo di emozioni, dico bene? - fece Mickah&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dici bene. E' senz'anima. E' suono per amore del suono. Non ha nessun significato. Sono pippe musicali, Fratello&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="color: rgb(51, 51, 51);  line-height: 18px; -webkit-border-horizontal-spacing: 2px; -webkit-border-vertical-spacing: 2px; font-family:Arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;A Berrytown, un quartiere popolare di Dublino, un gruppo di ragazzi decide di fondare un complesso di soul e rythm and blues ispirandosi ai grandi protagonisti del genere, da James Brown a Otis Redding. Sono Jimmy Rabbitte, innanzitutto, manager intraprendente e sempre aggiornato sulle piu' avanzata tendenze musicali; il mitico Joey The Lips, che ha suonato con tutti i grandi del rock e tratta la sua tromba come uno strumento di Dio; Deco, il cantante che geme come il grande Otis; e ancora, Dere Scully al basso, Outspan Foster della chitarra, James Clifford, detto the Soul Surgeon, il Chirurgo dell'Anima, al piano, e Dean Fay al sassofono. Ultime, ma non meno importanti, le tre coriste, piuttosto spiritose e ancor piu' sexy: Imelda, Natalie e Bernie, che ancheggiano con grazia al suono di 'Sex Machine'. Il nome che Jimmy e gli altti scelgono per la band e' "I Commitments", per esprimere il loro impegno in modo radicale, senza mezzi termini. La loro sara' una vicenda di successi e di disastri, di splendide amicizie e di formidabili litigi, di amori del tutto imprevisti e di abbandoni clamorosi. Ma e' soprattutto lo humour - e spesso una comicita' rumorosa, irresistibile - a segnere questo romanzo che e' stato il leggendario esordio di Roddy Doyle. Lo humour, e con lo humour il linguaggio. Lo scrittore irlandese ha raccontato i giovani raccogiendo e reinventando, con risultati strepitosi, il loro parlato. E con 'I Commitments' ha fondato un luogo romanzesco: la verissima e inventatissima Barrytown, teatro dei due romanzi che completano la trilogia: 'Bella famiglia!' e 'Due sulla strada'. (Maremagnum.com)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3132154382876575725-2208888526680734320?l=silviodulivo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://silviodulivo.blogspot.com/feeds/2208888526680734320/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3132154382876575725&amp;postID=2208888526680734320' title='14 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/2208888526680734320'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/2208888526680734320'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://silviodulivo.blogspot.com/2008/09/roddy-doyle-commitments.html' title='Roddy Doyle - The commitments'/><author><name>silviodulivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09511504014982194884</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/Rvk5BIgbanI/AAAAAAAAAR0/tly9xM3CuSk/s1600/primo+piano+rid.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_Ex1ZgXac3Ec/SNUm7ruyD6I/AAAAAAAACtA/2Uil9UeU_4Y/s72-c/comm.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>14</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3132154382876575725.post-147310163511547466</id><published>2008-09-13T15:07:00.004+02:00</published><updated>2008-09-13T15:44:30.893+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='San Salvi'/><title type='text'>San Salvi / 18</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_Ex1ZgXac3Ec/SMu9vjAZ7jI/AAAAAAAACso/SmEt6fAAe3M/s1600-h/_MG_3690.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://1.bp.blogspot.com/_Ex1ZgXac3Ec/SMu9vjAZ7jI/AAAAAAAACso/SmEt6fAAe3M/s400/_MG_3690.jpg" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5245494815551516210" /&gt;&lt;/a&gt;
&lt;div&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Piccola escursione in un altro ex-manicomio.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Pistoia, Ville Sbertoli.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;La foto sopra è presa dal sito di Enrico Tomasi, il cui reportage è all'indirizzo:&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://foto.masternet.it/main.php?g2_itemId=10060"&gt;http://foto.masternet.it/main.php?g2_itemId=10060&lt;/a&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ho qui in casa le fotocopie di tre cartelle cliniche "trafugate" da una mia amica nell'ex-manicomio. In realtà non ha dovuto far altro che chinarsi in terra a raccoglierle. Dev'essere un po' trascurato l'archivio! Tutti possono entrare, mi si dice, e prendere quello che vogliono.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;B.L. , nato e domiciliato a Forlì, di anni 49, coniugato, maggiore di fanteria. Diagnosi: Frenosi congestiva con paralisi. Ammesso all'ospedale neuropsichiatrico di Pistoia il 15.7.1897, deceduto il 6.8.1897.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;V.A., nato a Firenze, di anni 35, domiciliato a Firenze, celibe, professore di scienze naturali. Diagnosi: follia di persecuzione - frenosi sensoria. Ammesso il 15.9.1890, dimesso il 23.5.1891 (guarito).&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;B.P., nato e domiciliato a Calci (Pisa), di anni 30, coniugato, possidente. Diagnosi: ipocondriasi con idee di persecuzione. Ammesso il 27.4.1884, dimesso il 2.7.1884 &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;(non si dice perché)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;
&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3132154382876575725-147310163511547466?l=silviodulivo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://silviodulivo.blogspot.com/feeds/147310163511547466/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3132154382876575725&amp;postID=147310163511547466' title='8 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/147310163511547466'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/147310163511547466'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://silviodulivo.blogspot.com/2008/09/san-salvi-18.html' title='San Salvi / 18'/><author><name>silviodulivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09511504014982194884</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/Rvk5BIgbanI/AAAAAAAAAR0/tly9xM3CuSk/s1600/primo+piano+rid.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_Ex1ZgXac3Ec/SMu9vjAZ7jI/AAAAAAAACso/SmEt6fAAe3M/s72-c/_MG_3690.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>8</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3132154382876575725.post-6583613282750281757</id><published>2008-09-07T15:37:00.013+02:00</published><updated>2008-09-07T16:37:08.721+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='San Salvi'/><title type='text'>San Salvi / 17</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_Ex1ZgXac3Ec/SMPZOK5G3FI/AAAAAAAACsg/GD_9UZW7FOA/s1600-h/rafanelli.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://4.bp.blogspot.com/_Ex1ZgXac3Ec/SMPZOK5G3FI/AAAAAAAACsg/GD_9UZW7FOA/s400/rafanelli.jpg" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5243273228654664786" /&gt;&lt;/a&gt;

&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;Dal libro "Sul confine. Scritti e dipinti da un ospedale psichiatrico", Vallecchi editore, 1964.&lt;/span&gt;&lt;div&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;&lt;span style="font-size:10.5pt;line-height:150%;font-family:Arial;color:#555544"&gt;Io conto i giorni e le ore per arrivare alla domenica per vedere la mia figliola: vengo prima un quarto d'ora in sala così prendo i posti per sedere. Quando arriva l'ora e delle volte non viene ci piango come una bambina e non ha colpa perchè è tre mesi che ha la febbre e per ora non si sa con precisione da dove venga. Quando sta meglio viene al parlatorio, io le sto abbracciata tutto il tempo che ci sta: mi fa piacere di vedere tutte le malate che stanno con i suoi parenti e conoscenti. Ora sto con ansia aspettando il parlatorio di domenica, che spero venga a trovarmi e spero che la febbre se ne sia andata.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;&lt;span style="font-size:10.5pt;line-height:150%;font-family:Arial;color:#555544"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;&lt;span style="font-size:10.5pt;line-height:150%;font-family:Arial;color:#555544"&gt;Il parlatorio è un posto libero apposta fatto per venirci le persone a mangiare: domani è venerdì e c'è il parlatorio. Il parlatorio c'è tre volte la settimana, il venerdì, il martedì e la domenica: il parlatorio piace tanto alle persone inferme. Il parlatorio è a volte grande o piccino secondo l'aspetto della persona stessa. Al parlatorio spesso ci portano le paste alla crema cioccolato e panna. Al parlatorio c'è molta gente che fa a volte della confusione di molto esagerata.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;&lt;span style="font-size:10.5pt;line-height:150%;font-family:Arial;color:#555544"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;&lt;span style="font-size:10.5pt;line-height:150%;font-family:Arial;color:#555544"&gt;Io l'ho di rado il parlatorio, verranno, si o no, quattro o cinque volte in un anno. Sui primi tempi che ero ricoverata venivano anche da me quasi tutte le domeniche, ma col tempo hanno principiato ad annoiarsi, si vede, e hanno diradato il parlatorio. Quante cose ci si può dire in un parlatorio! I miei non vengono perché fa freddo e hanno da sbrigare faccende.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;&lt;span style="font-size:10.5pt;line-height:150%;font-family:Arial;color:#555544"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;&lt;span style="font-size:10.5pt;line-height:150%;font-family:Arial;color:#555544"&gt;La mia giornata più bella da quando fo l'inferma è il lunedì quando vado sempre al cinematografo; poi la domenica quando vedo le mie genti venirmi a trovare; poi quando andrò a casa per sempre; dopo alla rinascita di un nuovo secolo quando avrò diciotto anni e non trentacinque anni come ora che ho da compiergli il 4 luglio 1962. Poi quando ero piccina e andavo all'ospizio la mattina, andavo al mare a fare il bagno, vicino alla spiaggia nelle piccole onde più vicine; poi quando tornai casa dopo un mese, andai a comprare una barchettina a vela in una bottega di Viareggio per il mio fratellino Fergus: e arrivata alla stazione presi il treno.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;&lt;span style="font-size:10.5pt;line-height:150%;font-family:Arial;color:#555544"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;&lt;span style="font-size:10.5pt;line-height:150%;font-family:Arial;color:#555544"&gt;... anche in ospedale mi è piaciuto molto passeggiare ma ho paura delle iniezioni e sono stata male per le fissazioni. Ho avuto tanti parlatori, sono stata nelle celle e a dormire anche in terra ma sempre molto fissata, sicchè l'ospedale non mi è piaciuto molto. Qui finisce la storia della mia vita, tra poco andrò via e morirò e non ci sarò più come tutti. Se non c'era la morte quanto mi sarebbe piaciuto vivere non si sa. Invece dopo la storia della nostra vita ci tocca a morire. La vita è un sogno e chi l'ha passata bene li rincresce di morire. Io poco bene, e mi par mill'anni d'esser bell'e morta.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;&lt;span style="font-size:10.5pt;line-height:150%;font-family:Arial;color:#555544"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;&lt;span style="font-size:10.5pt;line-height:150%;font-family:Arial;color:#555544"&gt;Gilberto come stai bene o male? Ti senti felice lontano da tua moglie? Vorrei esserti vicino per prenderti una mano e farti sentire i palpiti del mio cuore. Chissà se quella persona che ti sta accanto, ti aspetta come ti aspetto io: con i palpiti vivi come una colomba che sta vicino alla campana e scappa al suo suono perchè è troppo forte. Vedo ancora il borgo Allegri con tutti quei visi di ragazzi che giocano col pallone e gli uomini a bocce, ti ricordi? E io sempre accanto a te! E' il tramonto, si vede piovigginare piano piano come per chi sogna avere un ombrellone e mettersi in riparo, per essere baciata sopra le gote bagnata dalla pioggia: com'è bello l'amore! Fin da bambina ho amato l'uomo: mi buttavo in ginocchio dopo aver pregato, e mi veniva a baciare, mi rincorreva e mi dava le spinte, mi faceva piangere per baciarmi. Chi legge questo scritto non si faccia cattivo pensiero, perché amore è bello, amore è tutto ciò che la natura emana. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;&lt;span class="apple-tab-span"&gt;&lt;span style="font-size:10.5pt;line-height:150%;font-family: Arial;color:#555544"&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;     &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:10.5pt;line-height:150%;font-family:Arial;color:#555544"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;&lt;span style="font-size:10.5pt;line-height:150%;font-family:Arial;color:#555544"&gt;Sono finalmente guarita, mi sento bene veramente, spero di andare a casa presto il giorno non lo so. La mia mente ora è limpida, sgombra, non c'è più nessuna nube che turba, di questo me ne sono resa ben certa. E sono contenta. Desidero andare a casa per stare col mio bambino. L'unica cosa che meriti  veramente tutto di me stessa, il meglio di me stessa. Ora sono stanca di star qua se pure abbia ritrovata la salute, ora mi sento di tornare a casa se Dio mi aiuta, giacché sto bene dovrei andarci presto, io vorrei andarci prestissimo. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3132154382876575725-6583613282750281757?l=silviodulivo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://silviodulivo.blogspot.com/feeds/6583613282750281757/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3132154382876575725&amp;postID=6583613282750281757' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/6583613282750281757'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/6583613282750281757'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://silviodulivo.blogspot.com/2008/09/san-salvi-17.html' title='San Salvi / 17'/><author><name>silviodulivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09511504014982194884</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/Rvk5BIgbanI/AAAAAAAAAR0/tly9xM3CuSk/s1600/primo+piano+rid.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_Ex1ZgXac3Ec/SMPZOK5G3FI/AAAAAAAACsg/GD_9UZW7FOA/s72-c/rafanelli.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3132154382876575725.post-5805207293171621554</id><published>2008-08-06T16:55:00.013+02:00</published><updated>2008-08-06T17:30:50.802+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='scrivere'/><title type='text'>Corso e vacanza</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_Ex1ZgXac3Ec/SJm8INbmBOI/AAAAAAAACfQ/dn8Q6NhwsuM/s1600-h/esterni_zoom4.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5231419291397915874" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_Ex1ZgXac3Ec/SJm8INbmBOI/AAAAAAAACfQ/dn8Q6NhwsuM/s400/esterni_zoom4.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;
&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_Ex1ZgXac3Ec/SJm7-LuJPSI/AAAAAAAACfI/0rCL4WG36xY/s1600-h/lucatello.JPG"&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Sette scrittori, più uno, e una casa di campagna, tre insegnanti, una comica, una viaggiatrice, un giornalista, un'editrice, due impiegati.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Un corso e una vacanza, la scrittura la mattina e le passeggiate del pomeriggio, talvolta i concerti la sera o un branco di daini la notte.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Cechov e Carver, Flannery O' Connor e sua zia, Agota Kristof, Cassola e Flaiano.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Incipit ed esercizi di stile, il dialogo, il discorso indiretto, i personaggi, il bozzetto narrativo, la teoria e le esercitazioni. E le correzioni.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;La camera troppo piccola, la colazione sulla campagna toscana, il farro tutte le sere, le barzellette.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Il prete showman, non c'è movimento, l'altare fa cacare.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Il pranzo finale e la foto di gruppo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Saluti e baci e vediamoci presto.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Fine..&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;
&lt;em&gt;(piccoli appunti dal primo corso di scrittura creativa in Casentino)&lt;/em&gt;
&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_Ex1ZgXac3Ec/SJm71W8t_lI/AAAAAAAACfA/BJZXl0b4NYQ/s1600-h/lucatello.JPG"&gt;&lt;/a&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;


&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;


&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3132154382876575725-5805207293171621554?l=silviodulivo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://silviodulivo.blogspot.com/feeds/5805207293171621554/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3132154382876575725&amp;postID=5805207293171621554' title='30 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/5805207293171621554'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/5805207293171621554'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://silviodulivo.blogspot.com/2008/08/corso-e-vacanza.html' title='Corso e vacanza'/><author><name>silviodulivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09511504014982194884</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/Rvk5BIgbanI/AAAAAAAAAR0/tly9xM3CuSk/s1600/primo+piano+rid.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_Ex1ZgXac3Ec/SJm8INbmBOI/AAAAAAAACfQ/dn8Q6NhwsuM/s72-c/esterni_zoom4.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>30</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3132154382876575725.post-4795031260741068313</id><published>2008-07-16T16:10:00.003+02:00</published><updated>2010-01-15T12:22:02.831+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti altri'/><title type='text'>Memoria - di Beatrice</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:Arial;font-size:100%;"&gt;&lt;p class="TestoLeo" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" align="justify"&gt;Una giornata come tante altre, fatta di giochi e di spensieratezza, ma anche di paure e preoccupazioni che anche i bambini molto piccoli provano sebbene gli adulti sembrino averlo dimenticato. Una giornata come tante altre conclusasi nella mia cameretta, così accogliente, così familiare, così sicura. E il mio letto, dove la coperta fa da padrona con i suoi quadri dai colori accesi mentre la rimbocca candida del lenzuolo vi si adagia timidamente sopra ricadendo in misura perfettamente uguale sul lato destro e sinistro. Una persona a me familiare vicina, così vicina da darmi la certezza che niente potrà accadermi. Poi la mano adulta prende la mia che fiduciosa si lascia guidare, piano piano, lungo la gamba, come una carezza che ingenuamente concedo. E continuo a farmi guidare anche quando di bello non c'è più niente, neppure la mia certezza di essere al sicuro. Una giornata come tante altre, che non mi è concesso dimenticare.&lt;/p&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3132154382876575725-4795031260741068313?l=silviodulivo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://silviodulivo.blogspot.com/feeds/4795031260741068313/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3132154382876575725&amp;postID=4795031260741068313' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/4795031260741068313'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/4795031260741068313'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://silviodulivo.blogspot.com/2008/07/memoria-di-beatrice.html' title='Memoria - di Beatrice'/><author><name>silviodulivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09511504014982194884</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/Rvk5BIgbanI/AAAAAAAAAR0/tly9xM3CuSk/s1600/primo+piano+rid.JPG'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3132154382876575725.post-9147446304197210110</id><published>2008-07-04T12:52:00.010+02:00</published><updated>2008-07-04T14:19:51.887+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='interviste impossibili'/><title type='text'>Le interviste impossibili - silviodulivo intervista Thomas Bernhard</title><content type='html'>&lt;p&gt;&lt;a href="http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/SG4BjDeGaRI/AAAAAAAACeY/r-GU7vVyHGA/s1600-h/bernhard.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5219110719907588370" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/SG4BjDeGaRI/AAAAAAAACeY/r-GU7vVyHGA/s400/bernhard.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;
&lt;/p&gt;
&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;silviodulivo&lt;/strong&gt;: Thomas, in vita sei stato sempre fortemente critico nei confronti dei tuoi connazionali austriaci, tanto da lasciar scritto nel testamento: “Nulla, né di quanto pubblicato da me stesso in vita, né del mio lascito, ovunque esso si trovi, indipendentemente dalla forma in cui sia stato scritto, potrà essere rappresentato, stampato o soltanto letto in publico per la durata dei diritti d’autore all’interno dei confini dello Stato austriaco, comunque tale stato si definisca. Sottolineo espressamente di non voler aver nulla a che fare con lo Stato austriaco, e mi oppongo non solo a qualsiasi forma di intrusione, ma anche ad ogni avvicinamento di tale Stato austriaco alla mia persona e al mio lavoro – per sempre”. Sottoscriveresti queste parole anche ora, lì dove ti trovi?&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Bernhard: &lt;/strong&gt;Sono stato discriminato fin da bambino, a scuola, in Germania, perché austriaco. I bambini nazisti mi minacciavano solo perché austriaco e non lo dimentico neanche ora, i bambini della Germania mi minacciavano senza sosta solo perché io ero austriaco. Tutti i popoli germanici, tutti i popoli nordici sono da disprezzare, non valgono quelli mediterranei, i popoli mediterranei sono tutti disdicevoli, i popoli mediterranei sono tutti lodevoli&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;silviodulivo:&lt;/strong&gt; Non ti sembra di esagerare? A questo punto potresti darti una calmata e cercare di essere un po' obiettivo. Almeno ora che sei morto.&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Bernhard:&lt;/strong&gt; Il mio è un fanatismo dell'esagerazione, in questo fanatismo dell'esagerazione ho sempre trovato appagamento. Ho educato a tal punto la mia arte dell'esagerazione che a buon diritto posso definirmi il più grande artista dell'esagerazione.&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;silviodulivo: &lt;/strong&gt;Insomma, con te non si può parlare neanche da morto, esageri sempre e ripeti sempre le stesse cose&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Bernhard&lt;/strong&gt;: Io continuo a ripetere le stesse cose tutto il giorno anche da morto, a me piace stare in un angolo buio e ripugnante di questo posto di morti nel quale mi trovo e parlare con alcune persone, dico sempre le stesse cose, ripeto sempre le stesse cose a queste persone che sono costrette ad ascoltarmi in questo angolo ripugnante nel quale mi trovo.&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;silviodulivo&lt;/strong&gt;: Trovi ripugnante anche il blog nel quale, tuo malgrado, sei precipitato?&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Bernhard&lt;/strong&gt;: I miei rapporti con questo blog sono sempre stati pessimi, sono i peggiori rapporti che abbia mai avuto in vita mia, in &lt;em&gt;morte&lt;/em&gt; mia, per essere più precisi. I rapporti che ho intrattenuto con gli scrittori di questo blog e con i lettori di questo blog sono peggiori ancora di quelli avuti con i miei genitori e con mia sorella, sono addirittura peggiori dei rapporti intrattenuti con i bambini nazisti che mi oltraggiavano a scuola&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;silviodulivo&lt;/strong&gt;: E' bello sentir parlare così il proprio ospite&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Bernhard&lt;/strong&gt;: Per me questo blog è disgustoso, mi crea una nausea continua che non mi tolgo per giorni dopo avergli fatto visita, e poiché io faccio visita spesso a questo blog e agli scrittori di questo blog io ho una nausea continua fin dalla creazione di questo blog. In fondo questo blog io lo disgusto e non ne posso fare a meno. Ogni volta che vengo a leggere questo blog sono disgustato per esser venuto qui e però so che la colpa è mia, è mia perché io vengo in questo blog e ne sono irresistibilmente attratto. In fondo io non saprei stare senza questo blog, non potrei farne a meno, io ripugno questo blog e al contempo ne sono irresistibilmente attratto e...&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;silviodulivo&lt;/strong&gt;: Sì, ora diamoci un taglio, Thomas, questo è un post, non puoi andare avanti così paginate e paginate. Dimmi piuttosto: che cosa pensi del fatto che non sono ancora riuscito a terminare un libro?&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Bernhard&lt;/strong&gt;: Tu credi di poter dare avvio a un libro e invece non ne sei in grado, tutto è sempre contro di te e contro quel libro, così continui a rinviarlo e non trovi mai il tempo, in questo modo tanti lavori intellettuali che dovrebbero essere scritti non vengono mai scritti, tanti abbozzi che per tutto il tempo, per anni, per decenni abbiamo in testa, restano nella nostra testa. Adduciamo tutte queste ragioni possibili per non dover cominciare, quando invece dovremmo incominciare. La tragedia di chi vuol mettere qualcosa per iscritto è che continua a invocare chi ostacola la sua scrittura, la tragedia che è al contempo una perfetta e perfida commedia&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;silviodulivo&lt;/strong&gt;: Però tu sei riuscito a scrivere decine di romanzi e una sterminata serie di altre opere: Il respiro, Il freddo, La cantina, Estinzione...&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Bernhard&lt;/strong&gt;: Quando abbiamo le frasi in testa non abbiamo ancora la certezza di metterle sulla carta. Le frasi ci fanno paura, prima ci fa paura il pensiero, poi la frase, poi che probabilmente non abbiamo più in testa questa frase quando vogliamo annotarla. Molto spesso annotiamo una frase troppo presto, poi una troppo tardi; dobbiamo scrivere la frase nel momento giusto, altrimenti va perduta&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;silviodulivo&lt;/strong&gt;: E come si fa?&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Bernhard&lt;/strong&gt;: Ci lasciamo avvincere da un tema e ne restiamo avvinti per molti anni, e se capita ci lasciamo soffocare da questo tema...&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;silviodulivo:&lt;/strong&gt; per esempio, io con san Salvi?&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Bernhard&lt;/strong&gt;: ... perché non lo abbiamo affrontato abbastanza presto o lo abbiamo affrontato troppo presto. Il tempo distruggge tutto, qualsiasi cosa facciamo...&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;silviodulivo&lt;/strong&gt;: fermati un attimo, non mi sei d'aiuto, ascoltami&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Bernhard&lt;/strong&gt;: ... sistemi gli scritti e i libri necessari per il tuo lavoro sulla scrivania in modo tale da poter fare affidamento sulla giustezza, quindi sulla legittimità della loro disposizione. Probabilmente...&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;silviodulivo&lt;/strong&gt;: Thomas, ascoltami perfavore, non possiamo tirarla così a lungo, non è uno dei tuoi romanzi, è un post&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Bernhard&lt;/strong&gt;: ... probabilmente non sei mai riuscito a cominciare il tuo lavoro solo per questo, perché i libri e gli scritti sulla tua scrivania non sono disposti nella maniera giusta&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;silviodulivo&lt;/strong&gt;: Thomas!&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Bernhard&lt;/strong&gt;: ... Quando entri nella tua stanza c'è già una risma di carta sulla scrivania. Parti e la risma non c'è più, perché l'hai scritta tutta, ma un poco alla volta l'hai buttatata via tutta. Forse è una fortuna!...

&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;
&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3132154382876575725-9147446304197210110?l=silviodulivo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://silviodulivo.blogspot.com/feeds/9147446304197210110/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3132154382876575725&amp;postID=9147446304197210110' title='46 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/9147446304197210110'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/9147446304197210110'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://silviodulivo.blogspot.com/2008/07/le-interviste-impossibili-silviodulivo.html' title='Le interviste impossibili - silviodulivo intervista Thomas Bernhard'/><author><name>silviodulivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09511504014982194884</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/Rvk5BIgbanI/AAAAAAAAAR0/tly9xM3CuSk/s1600/primo+piano+rid.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/SG4BjDeGaRI/AAAAAAAACeY/r-GU7vVyHGA/s72-c/bernhard.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>46</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3132154382876575725.post-7915752083048866883</id><published>2008-06-30T19:22:00.004+02:00</published><updated>2008-06-30T19:42:28.064+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='San Salvi'/><title type='text'>San Salvi / 16</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;"La dismissione dell'ospedale di San Salvi non può né deve significare la dismissione della memoria di questo luogo di sofferenza proprio perché la memoria deve allontanare il ritorno del dolore tra queste pareti. La ricchissima biblioteca scientifica posta nella palazzina della direzione dovrà costituire il nucleo di partenza per costituire il Museo di San Salvi dove raccogliere strumenti di terapia, archivi e altro materiale relativo alle pratiche psichiatriche prima della revisione e successiva chiusura dei manicomi"&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"La dismissione psichiatrica in corso evidenzia il rischio di della dispersione del materiale, ma soprattutto della memoria delle pratiche di cura psichiatrica. Si prevede la ristrutturazione di parte di un padiglione sanitario in prossimità della biblioteca per ospitare il museo, raccogliere il materiale di terapia, archivi e documentazione ancora presente nel complesso e ampliare la biblioteca. Va raccolto inoltre tutto il materiale di rilievo e progetto sviluppato sull'area"&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"La costituzione di un museo di San Salvi permette di costruire un luogo per la conservazione  della memoria degli strumenti, delle pratiche terapeutiche ma soprattutto della sofferenza che ha risieduto in questo luogo di vita di una società segregata."&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Importo lavori: lire 500 milioni.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Finanziamenti: comunitari.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Tempi di realizzazione: 1 anno"&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;tratto da "Progetto Pilota Urbano, Riabilitare San Salvi", Comune di Firenze, &lt;strong&gt;aprile 1996&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3132154382876575725-7915752083048866883?l=silviodulivo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://silviodulivo.blogspot.com/feeds/7915752083048866883/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3132154382876575725&amp;postID=7915752083048866883' title='7 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/7915752083048866883'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/7915752083048866883'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://silviodulivo.blogspot.com/2008/06/san-salvi-16.html' title='San Salvi / 16'/><author><name>silviodulivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09511504014982194884</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/Rvk5BIgbanI/AAAAAAAAAR0/tly9xM3CuSk/s1600/primo+piano+rid.JPG'/></author><thr:total>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3132154382876575725.post-5922991889958329561</id><published>2008-06-26T18:36:00.032+02:00</published><updated>2008-06-26T19:13:29.331+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='libri'/><title type='text'>Maria Corti - L'ora di tutti</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp3.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/SGPJClgMZOI/AAAAAAAACeA/mf5ClcUwGSQ/s1600-h/corti.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5216233839689229538" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 173px; CURSOR: hand; HEIGHT: 237px" height="225" alt="" src="http://bp3.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/SGPJClgMZOI/AAAAAAAACeA/mf5ClcUwGSQ/s400/corti.jpg" width="226" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;
&lt;div align="justify"&gt;Gli scrittori danno il meglio di sé quando si immedesimano in un uomo? E viceversa: le scrittrici raggiungono il proprio apice quando il protagonista è una donna? Questo eccellente libro, L'ora di tutti, della scrittrice e critica letteraria Maria Corti, sembra confermarlo. Cinque personaggi, uno per capitolo, che raccontano lo stesso episodio: l'invasione dei turchi a Otranto nel Quattrocento e la presa della città. Cinque punti di vista diversi, cinque racconti perfetti, ma sopra di tutti il capitolo nel quale parla in prima persona una donna, Idrusa. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;

&lt;/div&gt;

&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;

&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;

&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;

&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;"Il soggetto è storico: la presa da parte dei Turchi, nel tardo Quattrocento, della cittadina pugliese d'Otranto. Ma io, più che il soggetto, lo chiamerei lo sfondo, tutt'altro che decorativo ma vivo e vero nel suo tumultuare di galeoni, di scimitarre e di bombarde, se non addirittura un felice pretesto, tanto per dar motivo alla mano, e soprattutto all'estro e al cuore, di muoversi e rappresentarci una delle più belle Romanze, nel senso antico e nobile della parola, da noi apparse: una storia la quale non tocca tanto l'epica esteriore dell'avvenimento, bensì, l'altra, quella molto più nascosta ed intima di Coloro, uomini e donne che ne furono i concreti protagonisti: gli Eroi, per tornare alle definizioni enfatiche, e i Martiri. La Corti, con l'udito fino di chi è mosso da amore, ha saputo ascoltare alcune di quelle 'antiche voci' (di quelle brillanti giovinezze, di quelle vite), del resto identiche alle figure d'oggi, e in altrettanti racconti in prima persona, concatenati dal motivo conduttore della battaglia, è riuscita a comporre uno spartito musicale tra i più affascinanti, dove l'intera Terra d'Otranto 'suona' vivissima non solo nella sua realtà storica di allora, ma in quella, anche geografica ed etnica, d'oggi e di sempre. Una Terra d'Otranto che appunto per la sua concretezza diventa poeticamente la terra delle passioni più vere, e dei più genuini sentimenti dell'intera umanità nostra".(Giorgio Caproni, "La Nazione", 30 gennaio 1963)&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3132154382876575725-5922991889958329561?l=silviodulivo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://silviodulivo.blogspot.com/feeds/5922991889958329561/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3132154382876575725&amp;postID=5922991889958329561' title='14 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/5922991889958329561'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/5922991889958329561'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://silviodulivo.blogspot.com/2008/06/lora-di-tutti-maria-corti.html' title='Maria Corti - L&apos;ora di tutti'/><author><name>silviodulivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09511504014982194884</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/Rvk5BIgbanI/AAAAAAAAAR0/tly9xM3CuSk/s1600/primo+piano+rid.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp3.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/SGPJClgMZOI/AAAAAAAACeA/mf5ClcUwGSQ/s72-c/corti.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>14</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3132154382876575725.post-1322191314359364864</id><published>2008-06-24T15:42:00.004+02:00</published><updated>2010-01-15T12:22:27.005+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti altri'/><title type='text'>Il quaderno - di Homo faber / 4</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp3.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/SGD99IqBN_I/AAAAAAAACdo/4RLz37yQWBc/s1600-h/thumbr.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5215447595232606194" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://bp3.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/SGD99IqBN_I/AAAAAAAACdo/4RLz37yQWBc/s400/thumbr.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;
&lt;div&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div align="justify"&gt;(4 - continuazione e fine)
IV POSTILLA DI DIVERSO AUTORE

Ho trovato questo vecchio quaderno di scuola nascosto dietro una trave del soffitto della casa colonica dove sto quest’anno trascorrendo le vacanze estive. Nascosto, si fa per dire: mi ha fatto tornare in mente la famosa ninfa che si inoltrava nella selva, non per sfuggire al fauno, ma per farvisi seguire. La copertina nera e il bordo delle pagine rosso ne fanno uno di quei quaderni che alle persone della mia generazione riempiono il cuore di nostalgia. Da qui la curiosità che mi ha invogliato alla lettura. Quando ho finito, una semplice esclamazione: mah! Poi mi sono chiesto, senza usare l’eufemismo: che cavolo è questo? E quindi, con maggior contegno: diario fedele o pura letteratura? Spingeva a propendere per la seconda ipotesi la cura stilistica, incompatibile con la tempesta di emozioni che avrebbe provato un partecipante effettivo agli eventi descritti. La congettura sembrava confermata dall’intitolazione del testo e dei tre capitoli nei quali era suddiviso. Ma siccome sappiamo bene che le opere di fantasia contengono spesso dei riferimenti alla realtà, ho pensato che mi sarebbe stato forse possibile identificarne l’autore. Diciamo la verità: ho provato un senso di solidarietà con quello sconosciuto, non per le sue intemperanze, ma per i disagi che avrà provato. In questa stagione solo Angli, Sassoni, Goti, Variaghi ed altri appartenenti alle tribù del nord sanno apprezzare una campagna nella quale imperversano il caldo e la noia. Io ci sto passando, e almeno sono vegetariano e scapolo, anzi single, come si dice ora. Ma lui, con quello strano regime alimentare. E poi le corna. In definitiva le ricerche mi sono apparse un grato diversivo.
Ho cominciato le indagini nel villaggio poiché adesso la casa appartiene ad una società non meglio definita ed io l’ho avuta tramite un’agenzia: da quel lato poco da fare. Fedele alle migliori tradizioni investigative ho cercato il postino, che poi è una postina. Sono così riuscito a sapere che il vecchio proprietario della casa, un vero signore, giovane, alto, robusto, veniva tutti gli anni a passarci l’estate, da solo. Un bell’uomo, ha voluto precisare la portalettere. Da lei ho pure saputo che una donna del posto aveva cura della casa in sua assenza, la preparava quando lui preannunciava il suo arrivo e si occupava delle pulizie quando era lì, soprattutto se c’erano degli ospiti. E cucinavo, ha aggiunto la casiera quando l’ho rintracciata, confermando che si trattava di un vero signore, giovane, alto e robusto, ma bello no davvero. Ho accertato dunque che il proprietario non doveva lesinare le mance e che le due donne non avevano gli stessi gusti in fatto di uomini, per quanto me ne potesse importare. Però mi sono chiesto se una delle due, e quale, mi avrebbe considerato bello, tenendomi il dubbio per me. Dalla casiera ho saputo che di visitatori ne venivano spesso e non si trattenevano per più di qualche giorno. Un anno però..., sì, un anno era stato suo ospite un signore, vero ovviamente, per un mese o più, e quello sì che era bello. E c’era la moglie, bella pure lei. Ho immaginato come sarebbe stato il cane, se ne avessero avuto uno.
È opinione diffusa fra gli abitanti di quel paese, e chi potrebbe dar loro torto, che per passare un paio di mesi in una casa colonica non è necessario conoscere vita morte e misfatti dei precedenti abitatori. Di conseguenza con le mie domande stavo facendomi una fama poco lusinghiera. In ogni modo qualcuno mi ha consigliato di parlare col parroco, che la moglie dell’ospite frequentava assiduamente nel periodo che erano qui. Ci mancava un prete a complicare la faccenda, mi sono detto. Quando però l’ho visto, anziano, rinsecchito, ingobbito, emanante un acuto odore d’aglio a tre metri di distanza, non mi è sembrato tipo da tresca amorosa. Anzi, ho pensato che per frequentarlo assiduamente era necessaria una grande fede. Mi ha squadrato sospettoso e si è rassicurato dopo che gli ho menzionato i miei rapporti con un’importante università della capitale. Ho omesso di precisare che ero fra i firmatari di una certa lettera indirizzata al papa in occasione di una sua visita. Dal prete ho saputo dunque che quel tale era il direttore di un importante Istituto di Credito, che fumava la pipa, che era una persona cordiale ed educata come ce ne sono poche, di questi tempi poi (ahimè, il relativismo dilagante)! E un buongustaio. Uno insomma che se si suicidava lui, veniva fuori dal ritratto che me ne facevo, allora cosa dovrebbero fare gli altri? La moglie, che si chiamava, si chiamava..., macché, Lucrezia no di certo, era una donna bella, non nel senso mondano, quello lui non poteva dirlo. Era una persona di buon cuore, un’anima eletta con un gusto raffinato per gli addobbi floreali. E questa? mi stavo chiedendo, ma poi mi ha chiarito che tali sue doti si erano manifestate nella ricorrenza del patrono del villaggio, Santo Alessandro martire, che come tutti sanno (non gli ho detto che ero l’unica eccezione) cade il 26 d’agosto. In quell’occasione il contribuito della bella (non in senso mondano) signora all’organizzazione dei festeggiamenti era stata preziosa. Due persone insomma, teneva a precisare il sacerdote dopo le mie velate insinuazioni, la cui integrità morale non andava messa in discussione ed alle quali non era lecito attribuire turbe caratteriali, checché ne sentissi dire in giro. A dire il vero non avevo capito quali erano le doti del marito incompatibili con le turbe, delle quali niente in giro si diceva, se direttore di banca o buongustaio o fumatore di pipa. Della moglie l’amore per i fiori.
A quel punto restava da informarsi sul lago, vincendo le resistenze degli indigeni. Tanto la nomea di bizzarro impiccione già me l’ero fatta. Così ho saputo che dopo il Matto l’unica vittima è stata una bambina di dodici anni, nell’estate di qualche anno fa. Un paio di giorni dopo la sua scomparsa si è cercato nel lago. Il corpicino è stato trovato sul fondo, immerso nel fango. La morte non era dovuta ad annegamento, bensì, come ha rivelato l’autopsia, a strangolamento, dopo che le era stata usata violenza. L’assassino non è mai stato scoperto. Avrei potuto completare le indagini verificando se l’anno del crimine coincidesse con la presenza nella casa colonica della coppia ospite, ma me ne sono astenuto: le mie indagini terminano qui. Adesso sono sotto la pergola, ad aggiungere questo quarto capitolo al quaderno, che poi riporrò dove l’ho trovato. Se il colpevole sta aspettando che qualcuno lo rintracci e metta fine alla sua attesa angosciosa, non sarò io a fargli questa grazia.&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn1" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=3132154382876575725#_ftn1" name="_ftnref1"&gt;*&lt;/a&gt;
&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn1" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=3132154382876575725#_ftnref1" name="_ftn1"&gt;*&lt;/a&gt; Nota dell’Autore: ho trovato il quaderno, che trascrivo fedelmente senza niente togliere o aggiungere, dietro una trave del soffitto di una casa colonica immersa nella campagna toscana.&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3132154382876575725-1322191314359364864?l=silviodulivo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://silviodulivo.blogspot.com/feeds/1322191314359364864/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3132154382876575725&amp;postID=1322191314359364864' title='12 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/1322191314359364864'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/1322191314359364864'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://silviodulivo.blogspot.com/2008/06/4-continuazione-e-fine-iv-postilla-di.html' title='Il quaderno - di Homo faber / 4'/><author><name>silviodulivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09511504014982194884</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/Rvk5BIgbanI/AAAAAAAAAR0/tly9xM3CuSk/s1600/primo+piano+rid.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp3.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/SGD99IqBN_I/AAAAAAAACdo/4RLz37yQWBc/s72-c/thumbr.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>12</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3132154382876575725.post-1159214792738581885</id><published>2008-06-20T17:53:00.004+02:00</published><updated>2010-01-15T12:30:26.995+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti altri'/><title type='text'>Il quaderno - di Homo faber / 3</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/SFvS5ojTGhI/AAAAAAAACdg/alQ6Uxsn5f8/s1600-h/x1pjzF2-RYhxRVIa88ldRmzzDu4TM9IhKgfua8osZ-lf4a3-YZWfhpBGsITe5X7qECAC4IekJUIbtEKmSiY5Eiz_HQaXol1r13-SE3TLkuYXFQluwmLCIeqVQ.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5213992881191328274" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/SFvS5ojTGhI/AAAAAAAACdg/alQ6Uxsn5f8/s400/x1pjzF2-RYhxRVIa88ldRmzzDu4TM9IhKgfua8osZ-lf4a3-YZWfhpBGsITe5X7qECAC4IekJUIbtEKmSiY5Eiz_HQaXol1r13-SE3TLkuYXFQluwmLCIeqVQ.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;
&lt;div&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div align="justify"&gt;(3 - continuazione)&lt;/div&gt;
&lt;div align="justify"&gt;
&lt;strong&gt;III L’ABISSO&lt;/strong&gt;

Mi pento di essere venuto in campagna, e per non essere frainteso devo precisare: a parte le vicissitudini coniugali. Il motivo primo che mi ha spinto a farlo è stata l’illusione di sfuggire al clima torrido e umido che rende invivibile la città in questo periodo, ma il caldo che sto soffrendo qui non ha niente da invidiare all’afa cittadina. L’unico mio rifugio è questo pergolato, popolato tuttavia da fantasmi che offendono la mente e negano ristoro al corpo, senza che mi sia dato d’invenire una condotta adeguata ad affrontarli. I miei pensieri, reputati un tempo i più fedeli alleati, sono armi dalla lama ottusa; la ragione, tanto esaltata dai filosofi, serve solo a giustificare azioni abominevoli con le loro conseguenze nefaste; la cultura, deputata ad affinare il giudizio, è niente più che nostalgia di epoche tramontate. Non so come potrò riprendere il cammino, in qualsiasi direzione esso si dipani, poiché dopo quanto è successo non mi è consentita ormai un’esistenza che scorra nei canali consueti del vivere comune, né tornerò a sognare, quando la realtà ha raggiunto e superato le più ardite fantasie, né seguiterò per la strada appena imboccata, ostruita in via definitiva da ciò che ieri è accaduto.
Un buon pranzo e un’ottima fumata, e poi ho lasciato la pergola per salire in camera, desideroso di ritrovare le emozioni tanto sconvolgenti del giorno prima, munito di sentimenti artificialmente preparati che me ne avrebbero consentito la fruizione. Entrando nella camera ho visto negli occhi di Lucrezia, che non dormiva e mi stava aspettando, di nuovo del terrore ma non un terrore spontaneo, come se anche lei, desiderando che si ripetesse il rito profanatorio nel quale era la vittima consenziente di un torturatore poco convinto, avesse predisposto i suoi sentimenti allo steso modo di chi assiste alla proiezione di un film dell’orrore ed è preparato al soprassalto. Di nuovo l’ho colpita, di nuovo l’ho spogliata strappandole gli abiti di dosso, e non è rimasta che la carne, debole e rassegnata, disposta a subire con stanchezza la violenza artefatta e bonaria di un carnefice che si scusa con il condannato per il tormento al quale il suo dovere gli impone di sottoporlo. Ma poi c’è stato il momento in cui le mie mani si sono strette con gesto disperato intorno al suo collo, offerto e fragile, ed ho sentito sotto le mie dita la pelle soffice a coprire una cartilagine cedevole e facile da spezzare. Per un attimo è stata autentica la mia volontà di colpire e ferire, da lei percepita tanto chiaramente che il suo terrore, palese negli occhi sbarrati, è divenuto sincero quanto il mio odio, mentre il suo corpo era percorso da un brivido violento come per una scossa elettrica, come albero percosso dal fulmine. Ci siamo trovati uniti in un orgasmo convulso e le mani hanno allentato la presa, non so grazie a quale istinto di salvamento, non senza lasciare sulla pelle le tracce della pressione. Poi siamo rimasti lì, inerti ed accasciati, due burattini ai quali, una volta calato il sipario, siano stati sciolti i fili, e di reale in noi non c’era che il sudore dei nostri corpi. Mi chiedo adesso cosa ci rimane, quale sarà la prossima tappa, e non voglio una risposta, non voglio che ci sia una tappa ulteriore, perché ne ho paura.
Stamani ho vagato a lungo per la campagna, prima che sorgesse il sole, quando già avevo rinunciato alla speranza di trovare nel sonno un po’ di tregua alla mia angoscia, e sono giunto al lago, se così si può chiamare quella grossa pozza artificiale. Lago lo chiama la gente del vicino villaggio, che odia quel posto ed evita perfino di parlarne da quando un tale, non per nulla soprannominato il Matto, vi è annegato, senza che si sappia se per incidente o atto volontario. Mi sono seduto vicino al bordo e sono rimasto là per non so quanto tempo, immobile ed assorto, fino a che un sole cocente non mi ha costretto ad alzarmi per un ritorno penoso, ma durante il quale ho espulso insieme al sudore la malinconia ed ogni pensiero funereo.
Dopo un lauto pranzo, cotolette di agnello a scottadito il piatto forte, che ha confermato nel nostro ospite una innegabile e squisita attenzione per la tavola e nella donna che cura la casa e sembra riparare a tutto delle ottime doti culinarie, sono tornato qui a scrivere, ma non posso scacciare dalla mia mente l’immagine ossessiva del lago. È vero che l’impressione che se ne riceve è sgradevole, soprattutto per le sponde di sterrato che lasciano figurare un fondo melmoso, ma ciò non inibisce il fascino inusitato che su di me esercita. Se chiudo gli occhi rivedo quelle acque così calme e nello stesso tempo così minacciose, ne subisco l’attrazione funesta, odo il richiamo imperioso e ineludibile del fondo che non ho neppure visto, ma che mi fingo nel pensiero, quasi il mio corpo fosse già stato una volta, in tempi remoti, imprigionato in quella massa fangosa, privo di vita cosciente.
So che Lucrezia in questo momento mi sta aspettando, consapevole del pericolo che correrebbe se ripetessimo l’esperienza erotica, e per ciò ancor più eccitata, ma non salirò da lei. Questi due ultimi giorni sono stati forse gli unici della mia vita che ho vissuto davvero, ma non ho il coraggio di continuare: avendo intravisto il sentiero che il mio destino ha tracciato, al pari di un eroe greco lo seguirò.
Meccanicamente, senza rendermi conto, ho posato la pipa per terra, lasciando che si spengesse.
&lt;em&gt;(continua)&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3132154382876575725-1159214792738581885?l=silviodulivo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://silviodulivo.blogspot.com/feeds/1159214792738581885/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3132154382876575725&amp;postID=1159214792738581885' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/1159214792738581885'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/1159214792738581885'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://silviodulivo.blogspot.com/2008/06/il-quaderno-di-homo-faber-3.html' title='Il quaderno - di Homo faber / 3'/><author><name>silviodulivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09511504014982194884</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/Rvk5BIgbanI/AAAAAAAAAR0/tly9xM3CuSk/s1600/primo+piano+rid.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/SFvS5ojTGhI/AAAAAAAACdg/alQ6Uxsn5f8/s72-c/x1pjzF2-RYhxRVIa88ldRmzzDu4TM9IhKgfua8osZ-lf4a3-YZWfhpBGsITe5X7qECAC4IekJUIbtEKmSiY5Eiz_HQaXol1r13-SE3TLkuYXFQluwmLCIeqVQ.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3132154382876575725.post-7427982344698018432</id><published>2008-06-19T22:38:00.003+02:00</published><updated>2010-01-15T12:30:42.357+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti altri'/><title type='text'>Il quaderno - di Homo Faber / 2</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp1.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/SFrGDyqinkI/AAAAAAAACPQ/EH2PJw75O1Y/s1600-h/violenza.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5213697287076879938" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://bp1.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/SFrGDyqinkI/AAAAAAAACPQ/EH2PJw75O1Y/s400/violenza.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;
&lt;div&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div align="justify"&gt;
II LA VITA NOVA

La campagna è anch’oggi affocata nel sole, l’ora è la stessa, lo stesso pergolato; la pipa è un’altra perchè quella usata ieri è umida e lo sarà a lungo; il coniglio arrosto che avevamo a pranzo richiede una digestione meno laboriosa delle chiocciole e il lavoro che la mia mente deve sostenere è più lieve, per cui, se ora di nuovo sto scrivendo, ma con diverso spirito, non mi ci spinge l’esigenza di affrancarmi dal peso greve di pensieri molesti e invece il gusto di ripercorrere e meglio assaporare delle sensazioni eccitanti. Ciò che è cambiato è il rapporto con Lucrezia, al quale ho dato, con decisione unilaterale, un’impronta nuova, chiara e ben definita, pur se devo ammettere che lei non ha frapposto ostacoli, ma ha piuttosto assecondato questo corso inedito. Ricordo con precisione assoluta, rivivendolo per la seconda, terza, quarta volta, ciò che ieri ho fatto quando mi sono alzato da qui, che oggi, lo so bene, rifarò di nuovo appena la pipa sarà vuota, e che posso riferire soltanto con questa espressione: ho usato violenza a mia moglie. La combinazione di parole, imposte dall’uso nella loro reciproca fissità, acquisisce il valore di un’etichetta garante del contenuto e attribuisce alla mia azione così catalogata una concretezza psicologica che funge da agente lievitante, quale enzima nell’impasto, per la mia intima soddisfazione. Le ho usato violenza come ad una donna incontrata per caso in strada, alienando dal mio agire ogni sentimento personale nei suoi riguardi, allo stesso modo che un bruto, immagino, dà libero sfogo ai suoi istinti più bestiali quando una sconosciuta infiamma accidentalmente ed involontariamente i suoi sensi. Quante volte lo avevo sognato! Quante volte, sdraiato su di una poltrona, o sul letto prima di addormentarmi, ho fantasticato di scene simili, con donne appena conosciute e subito desiderate, prima che si dileguassero, se non coincideva l’orientazione dei nostri passi, o che un felice approccio favorisse una storia per amicizia o amore! Non avevo mai dato peso a simili fantasie, rimuovendole dalla mia coscienza appena mi alzavo o il sonno vi metteva fine; ma ieri sono riemerse con prepotenza, quando ho dovuto riconoscere che ciò che stavo facendo era il risultato logico e fatale di un’esistenza di desiderio.
Sono salito in camera e Lucrezia era sdraiata sopra al letto, vestita con una gonna cortissima ed una camicetta semi trasparente. Dormiva coricata su di un fianco, le gambe distanti fra loro e le braccia stese come se stesse correndo, il volto, che non riuscivo a vedere, girato verso il cuscino. In quel momento, strana circostanza, godevo di una calma eccezionale, giacché la mia mente era fredda e lucida, ad efficiente servizio di un corpo nel quale l’eccitazione stava raggiungendo vertici inimmaginabili per la cosciente precognizione di ciò che stavo per fare. Dopo una breve attesa durante la quale, immobile ai piedi del letto, mi sono concesso un’ultima pausa pleonastica destinata a fugare ogni dubbio residuo, se ve ne fossero stati, mi sono avvicinato, l’ho afferrata per un braccio voltandola verso di me, l’ho colpita con forza sul viso, ed ho visto chiaro nei suoi occhi lo stupore del risveglio diventare al riconoscermi muto terrore. Temevo che gridasse, ed ero pronto ad impedirglielo in qualsiasi modo, ma non è stato necessario, forse perché il senso di colpa le aveva fatto presagire una qualche punizione che era disposta ad accettare. L’ho colpita di nuovo, e quando ho visto le sue labbra imporporarsi mi sono gettato su di lei strappandole gli abiti di dosso. Poi tutto si è confuso: mi sono restate immagini sfocate di atti, gesti, rumori, movimenti e invece chiare impronte delle sensazioni sconvolgenti che ho provato e che continuano a conturbarmi. Io stavo nel letto, sopra la donna che amavo ed allo stesso tempo odiavo, alla quale elargivo piacere ed infliggevo sofferenza, ed ero io la donna che subiva inerte la violenza provandone terrore e insieme godendone, e del pari ero io, come tre giorni prima, una terza persona presente nella stanza che immobile e distaccata osservava la scena brutale. Ero tutte queste persone, e nella progressiva dilatazione della mia coscienza ero il letto, e la stanza con i suoi mobili, di più, ero tutto il paesaggio fuori dalla finestra inaccessibile al mio sguardo, di più, ero il sole candente ed il cielo infocato e la terra sitibonda, di più di più, l’universo intero ero io. L’improvviso afflosciarsi di ogni vigore, raggiunto e superato il culmine della frenesia lubrica, mi ha ricondotto alla realtà, al cospetto di Lucrezia il cui volto esprimeva un appagamento profondo, una gratitudine sincera, una devozione assoluta.
Devo confessare che l’aver messo a nudo la mia natura più intima, ignota a me stesso fino ad allora, mi ha lasciato in uno stato di vago sbigottimento al quale non riuscirò a reagire, almeno finché le sensazioni provate perdureranno con tanta vivezza da escludere una profonda riflessione. Ho cercato di non dare troppo peso alle mie incertezze, di rimuovere i sensi di colpa, adducendo senza sforzo gli argomenti a sostegno di un comportamento che non esiterei a definire moralmente puro e socialmente accettabile. Nella società in cui vivo la violenza non è condannata in quanto tale, ma solo se è diretta a minacciarne la stabilità, mentre in determinate circostanze è perfino auspicata, se non imposta. I poliziotti, i giudici, i carcerieri, sono sempre e soltanto mossi da sete di giustizia o soddisfano altresì nel punire i colpevoli l’anelito più o meno inconscio di spaventare, soggiogare, tormentare? Il mio desiderio è affiorato alla coscienza grazie al tradimento di Lucrezia ed alla sua accettazione del castigo, che hanno scatenato la mia brutalità, giustificandola e mettendo a tacere ogni scrupolo; ma lei pure aveva da scoprire qualcosa di sé, che è venuto alla luce quando il riconoscimento della propria colpevolezza l’ha piegata ad accogliere una punizione chissà quante volte nell’inconscio agognata ma che altrimenti avrebbe rifiutato con orrore. È indubbio che eravamo entrambi pronti, in sospeso sul crinale, in attesa di un segno sia pur vago, impazienti e smaniosi che i freni si allentassero e la macchina, carica di energia potenziale, si avviasse libera verso una ripida discesa.
Adesso, al compimento di una fumata meravigliosa quale da tempo non mi era concessa, chiaro indizio di un raggiunto equilibrio, mi accingo a salire di sopra, dove mia moglie mi starà aspettando. Queste ultime ventiquattro ore sono state brevissime, vissute con un’intensità vertiginosa.
(continua) &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3132154382876575725-7427982344698018432?l=silviodulivo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://silviodulivo.blogspot.com/feeds/7427982344698018432/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3132154382876575725&amp;postID=7427982344698018432' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/7427982344698018432'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/7427982344698018432'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://silviodulivo.blogspot.com/2008/06/il-quaderno-di-homo-faber-2.html' title='Il quaderno - di Homo Faber / 2'/><author><name>silviodulivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09511504014982194884</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/Rvk5BIgbanI/AAAAAAAAAR0/tly9xM3CuSk/s1600/primo+piano+rid.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp1.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/SFrGDyqinkI/AAAAAAAACPQ/EH2PJw75O1Y/s72-c/violenza.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3132154382876575725.post-8389761906831224218</id><published>2008-06-17T17:23:00.005+02:00</published><updated>2010-01-15T12:30:55.617+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti altri'/><title type='text'>Il quaderno - di Homo faber</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/SFfXPilnqRI/AAAAAAAACNs/LeBObLr0tuU/s1600-h/chioccioleallastiglianese.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5212871755687242002" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/SFfXPilnqRI/AAAAAAAACNs/LeBObLr0tuU/s400/chioccioleallastiglianese.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;
&lt;div&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div align="justify"&gt;LA PERGOLA&lt;/div&gt;
&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div align="justify"&gt;I LE CHIOCCIOLE
&lt;/div&gt;
&lt;div align="justify"&gt;Il sacrificio è consumato. Alla facilità spensierata dell’ingestione delle vittime, decine di chiocciole naviganti nel sugo denso della loro cottura, non corrisponde altrettanto agevole digestione, che si preannuncia invece lunga e laboriosa. Sono apparse all’improvviso dopo la prima pioggia, ad affollare i viottoli dei campi e soddisfare la rapacità di numerosi cercatori, già che segnate nel loro destino erano prima la purga nella segatura e dopo tre giorni la cottura fra spezie e pomodoro, per essere servite in tavola, estratte dal guscio con meticolosità liturgica e minuscola forchetta a due rebbi, divorate col tocco di pane inzuppato nel sugo piccante, innaffiate con vino rosso vecchio di tre anni. Dopo di che il rituale reclamava una sosta prolungata nella poltrona di vimini sotto la pergola, con una pipa dal camino capace ed il fiasco del vinsanto a portata di mano. Non un alito di vento veniva a dissipare l’ascensione, pigra per lo scarso gradiente termico fra il fumo e l’aria afosa, delle spire aromatiche, ed inevitabile pareva accondiscendere all’appesantimento delle palpebre per l’abbiocco ed a difesa estrema dal cielo abbacinante della campagna affogata nel caldo e nella polvere, là fuori dal pergolato, intorno alla casa colonica nella quale sono ospite con mia moglie Lucrezia. Non era però consentito il dolce soccombere dalla turba dei pensieri, in disordine vaganti, violenti come sogni, rapidi nel disegnare traiettorie sempre più prossime a sfiorare il nodo centrale, che non voleva e non doveva essere manifestato. Ed allora ecco il quaderno nel quale incanalarli, i pensieri, nel tentativo forse vano di esorcizzare i più molesti almeno. Caldo e polvere da metà luglio fino all’acquazzone di tre giorni fa, che ha indotto allo scoperto le chiocciole da recondite dimore e me dal riparo della pergola. Ma dopo appena un’ora il paniere era colmo e il sole di nuovo cocente, l’afa insopportabile nell’umidità fermentata, e con la camicia incollata alla schiena per traspirazione copiosa ho allungato il passo verso casa, ho depositato il paniere in cucina, e senza far rumore sono salito al piano di sopra per raggiungere il bagno al termine del lungo corridoio, dove già pregustavo algido ristoro, con transito inevitabile davanti alla porta socchiusa della camera del mio ospite, dalla quale provenivano gemiti inconfondibili. Ho capito che il mio incedere, silenzioso in rispetto di chi, presumevo, fosse ancora assopito nel riposo pomeridiano, aveva ottenuto un esito ben diverso, ma la funesta premonizione non è valsa ad arginare l’impulso che mi esigeva affacciato e sbirciante. Un candido lenzuolo lasciava scoperta la testa, il collo taurino, le spalle brunite di lui; il suo corpo celava quello di Lucrezia, della quale vedevo un braccio, candido nel contrasto, ed il volto alterato, le labbra imploranti, gli occhi socchiusi. Stavo immobile sulla porta, incapace di staccarmi dalla scena ineffabile, quando lei li ha aperti, gli occhi, percorsi da un lampo di sorpresa nel dirigere a me lo sguardo, poi li ha richiusi, mentre il suo respiro diveniva un roco affanno da annegata e i movimenti dei corpi sotto il lenzuolo, da lievi e ritmati che erano, si facevano disordinati e violenti, sempre più accelerati. La mia comparsa da spettatore, insomma, ha scatenato un orgasmo così intenso, una così completa partecipazione all’atto amoroso, quali da attore oramai non riuscivo a provocare più. In silenzio ho ridisceso le scale. Il nostro ospite non deve nemmeno essersi accorto della mia presenza, mentre io e Lucrezia, quasi per muta intesa, abbiamo evitato ogni accenno a quanto è accaduto ed allo stesso modo abbiamo evitato ogni contatto dei nostri corpi. Che si possa dormire nello stesso letto senza nemmeno sfiorarsi è una scoperta che presto o tardi ogni coppia stabile è costretta a fare. Io ho tenuto i miei pensieri in purgo, insieme alle chiocciole, escludendoli dalla mia mente grazie ad una strana capacità che anche in altre occasioni si era manifestata, seppur mai con tanta evidenza. Ne sto adesso completando la digestione e l’assimilazione. Il caldo si fa sempre più insopportabile, perfino qui sotto la pergola, e meglio sarebbe salire in camera e cercare di dormire, nel letto dove sarà già Lucrezia. Se finora la sua presenza non ha ostacolato il mio sonno, oggi giacere al suo fianco mi appare inconcepibile, quasi oggi soltanto l’adulterio avesse acquisito il suo pieno significato. Però non so ancora quale atteggiamento assumere, non so neppure se dovrei parlarne, e avverto soprattutto l’esigenza di evitare una scenata; ma non certo, sia chiaro, a tutela di onore e dignità, termini risibili a fine secolo e qui, nella culla della civiltà, se usati a proposito di corna, bensì per il caldo che mal si concilia con gli alterchi coniugali. Né soffrirò per amore: prima del matrimonio, e subito dopo, credevo di essere innamorato di Lucrezia, forse lo ero; ma poi si sa, il legame diventa indissolubile, o tale è visto, ed il connubio riposante e pigro, sì che all’amore chi ci pensa più. Né soffrirò per orgoglio: sono fermamente convinto che l’uomo possa e debba utilizzare le sue energie in modo molto più proficuo che nell’impegno costante e gravoso dell’appagare le fregole di una moglie, e non pretendevo perciò che dei nostri congiungimenti, sempre più fiacchi ed insinceri, lei fosse pienamente soddisfatta. In definitiva ciò che più mi turba è lo stupore conseguente al crollo di un convincimento: che dei principi morali, o pregiudizi se si vuole, fossero garanti della sua fedeltà. Meglio mi sarei capacitato del tradimento cittadino se a ragione si sentisse trascurata quando il lavoro assorbe molto del mio tempo razionando e presenza e attenzione. Ma forse proprio in città è cominciata la tresca, e l’invito a venire qui a trascorrere le vacanze ne è stato la conseguenza: un pensiero questo che concorre a farmi sentire uno scomodo intruso, non senza provocare una certo inquieto prurito. Urge una scelta. Per il clima e l’inazione, tre giorni di astinenza cominciano a pesare. Posso considerare mia moglie un semplice strumento di piacere e utilizzarla malgrado tutto, ma temo che ciò venga a detrimento dei nostri rapporti futuri, quelli fuori del letto cioè, ed ostacoli poi la serenità tranquilla, l’armonia pacifica, perlomeno esteriori, della nostra convivenza, che tanto hanno contribuito ai miei successi nell’attività lavorativa. Ma è davvero tempo d’illazioni? Sarà il calore irrespirabile dell’aria, sarà il vinsanto che è calato nel fiasco come evaporando, ma questa pergola è simile a barca che affonda e sarà presto sommersa dai flutti. E allora perché tanti scrupoli? In fondo tutta la vita non è che un breve tragitto sur una barca che sta per affondare, e cercare un contatto concreto con la realtà intorno, vaghe onde spumeggianti e subito dissolte, è solo sciocca velleità. Sono io a scrivere queste cose? Meglio è che posi la penna e mi alzi. Il tabacco non brucia più nella pipa diventata troppo umida e forse anche la digestione è ormai conclusa. (continua) &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3132154382876575725-8389761906831224218?l=silviodulivo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://silviodulivo.blogspot.com/feeds/8389761906831224218/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3132154382876575725&amp;postID=8389761906831224218' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/8389761906831224218'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/8389761906831224218'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://silviodulivo.blogspot.com/2008/06/il-quaderno-di-homo-faber_17.html' title='Il quaderno - di Homo faber'/><author><name>silviodulivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09511504014982194884</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/Rvk5BIgbanI/AAAAAAAAAR0/tly9xM3CuSk/s1600/primo+piano+rid.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/SFfXPilnqRI/AAAAAAAACNs/LeBObLr0tuU/s72-c/chioccioleallastiglianese.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3132154382876575725.post-757382390898810723</id><published>2008-06-12T17:38:00.005+02:00</published><updated>2008-06-12T17:54:05.121+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='teatro'/><title type='text'>Party time</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp0.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/SFFE9ZkUyOI/AAAAAAAACDc/c49FwAqPPoc/s1600-h/party+time.png"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5211022065470327010" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://bp0.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/SFFE9ZkUyOI/AAAAAAAACDc/c49FwAqPPoc/s400/party+time.png" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;
Sabato 14 giugno 2008.
Una mezzoretta dalle 23 circa, a conclusione della festa dei corsi: villa Pecori, Montale (in caso di pioggia: casa del popolo).
Harold Pinter, Party time.
Regia: Francesco Rotelli
Interpreti: Arianna Borrini, Edoardo Maria Bianchi, Eliana Crabu, Ester Loiacono, Fabio Cherubini, Fabiola Nesi, Franco Paluzzi, Martina Betti, Silvio D'Ulivo.
Esordio della compagnia Sesamo e Cartamo.
Nella sezione link: blog e sito (in costruzione).&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3132154382876575725-757382390898810723?l=silviodulivo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://silviodulivo.blogspot.com/feeds/757382390898810723/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3132154382876575725&amp;postID=757382390898810723' title='16 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/757382390898810723'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/757382390898810723'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://silviodulivo.blogspot.com/2008/06/una-mezzoretta-dalle-23-circa.html' title='Party time'/><author><name>silviodulivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09511504014982194884</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/Rvk5BIgbanI/AAAAAAAAAR0/tly9xM3CuSk/s1600/primo+piano+rid.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp0.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/SFFE9ZkUyOI/AAAAAAAACDc/c49FwAqPPoc/s72-c/party+time.png' height='72' width='72'/><thr:total>16</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3132154382876575725.post-439343773331561461</id><published>2008-06-09T16:39:00.001+02:00</published><updated>2008-06-10T15:44:06.784+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='San Salvi'/><title type='text'>San Salvi / 15</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;
MUSEO DELLA MEMORIA
&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Sollecitato da Homo Vulgaris e stuzzicato dall'incursione nel blog di un gruppo musicale (&lt;a href="http://www.labandagastrica.it/"&gt;www.labandagastrica.it&lt;/a&gt;)  venerdì scorso ho scritto una mail a una casella di posta elettronica dell'asl dedicata ai suggerimenti. Eccola:&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Buongiorno,&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;a Palermo e a Venezia (ma immagino anche in altre città d'Italia) sono stati istituiti musei della memoria, musei che ricostruiscono la storia del manicomio cittadino. Un museo della memoria a San Salvi: è un'idea che è mai stata presa in considerazione o progettata? Ho letto alcuni libri sulla storia di San Salvi presi dall'ottima biblioteca Chiarugi; mi sembra di capire che l'archivio (delle cartelle cliniche ecc., non mi riferisco ai libri) potrebbe esser meglio sistematizzato o comunque che ci sarebbe molto lavoro da fare per far crescere la memoria storica dell'ex-manicomio. I "matti" di san Salvi non hanno diritto a un monumento che li ricordi? Le migliaia di persone che per più di un secolo hanno vissuto (e sofferto) in questa città dovrebbero esser ricordate con un museo.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Cordiali saluti&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Silvio D'Ulivo&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Talvolta risponde il direttore generale sul giornalino aziendale (nell'ultimo numero ha accolto la proposta di un cineforum aziendale). Vedremo.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3132154382876575725-439343773331561461?l=silviodulivo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://silviodulivo.blogspot.com/feeds/439343773331561461/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3132154382876575725&amp;postID=439343773331561461' title='15 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/439343773331561461'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/439343773331561461'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://silviodulivo.blogspot.com/2008/06/san-salvi-15.html' title='San Salvi / 15'/><author><name>silviodulivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09511504014982194884</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/Rvk5BIgbanI/AAAAAAAAAR0/tly9xM3CuSk/s1600/primo+piano+rid.JPG'/></author><thr:total>15</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3132154382876575725.post-3234961797650330963</id><published>2008-06-06T17:02:00.003+02:00</published><updated>2008-06-06T17:11:10.589+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='San Salvi'/><title type='text'>San Salvi / 14</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;Sempre Francesca Arena trascrive nella sua tesi un dialogo tra dottore e malato. Il dialogo si trova in un vecchio manuale di psichiatria e dovrebbe essere essere esemplificativo di un caso tipico di amenza (confusione mentale)&lt;/em&gt; &lt;/div&gt;&lt;p&gt;
Di dove siete?
&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Di Stia, proprio del Borgo, facevo lo spazzino.
&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Perché vanno (sic) portato al manicomio?
&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Sissignore, perché avevo male… poi picchiai un colpo nel capo e un dottore mi disse che avveo male al capo
&lt;/p&gt;&lt;p&gt;State volentieri qua dentro?
&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Che vuole… non tanto… vedo tanta gente che non conosco…
&lt;/p&gt;&lt;p&gt;E allora, che dobbiamo fare di voi?
&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Mi rimetto in lei, faccia lei, io avrei piacere che mi rimettessero fuori
&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Chi avete in casa per assistervi?
&lt;/p&gt;&lt;p&gt;A casa ci ho una moglie, un figlio che si chiama Pietro, uno Beppe e una bambina malata
&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Che malattia ha la vostra bambina?
&lt;/p&gt;&lt;p&gt;È un pezzo che è malata, volle andare in fabbrica, non mi ricordo, fra sì e no mi sento confuso
&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Da molto tempo vi sentite confuso?
&lt;/p&gt;&lt;p&gt;E chi se ne rammenta?
&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Che luogo è questo?
&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Non so
&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Che luogo vi pare che sia?
&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Io non posso rispondere a queste cose perché non me ne intendo. Io posso dire… mi pare.. che vi sia delle belle vedute… ma non so considerare, non so fermarmi…
&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Cosa vi pare di queste persone?
&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Io? Messi qua e là… a me paiono… non stanno mai fermi, mi guardano su e giù, mi guardano male, pare che ce l’abbiano con me, su e giù mi hanno confuso.
&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Dormite bene la notte?
&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Poco
&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Perché?
&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Sento delle voci, sento che scaracchiano e sputano, sembra che dican di me
&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Conoscete Firenze?
&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Sì, ci sono stato, so che è una bella città e ci sto volentieri, ma qui no, il capo, mi vagella, tutta questa gente non istà mai… se lavorassi ci starei, un ospizio sì, non mi raccapezzo, sono tanti anni che manco da casa… bisogna domandarlo al municipio &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3132154382876575725-3234961797650330963?l=silviodulivo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://silviodulivo.blogspot.com/feeds/3234961797650330963/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3132154382876575725&amp;postID=3234961797650330963' title='7 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/3234961797650330963'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/3234961797650330963'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://silviodulivo.blogspot.com/2008/06/san-salvi-14.html' title='San Salvi / 14'/><author><name>silviodulivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09511504014982194884</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/Rvk5BIgbanI/AAAAAAAAAR0/tly9xM3CuSk/s1600/primo+piano+rid.JPG'/></author><thr:total>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3132154382876575725.post-8927415009732340169</id><published>2008-06-04T17:57:00.006+02:00</published><updated>2008-06-04T18:11:21.418+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='San Salvi'/><title type='text'>San Salvi / 13</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/SEa95H7-tAI/AAAAAAAACDM/aLEnuRD-Yoo/s1600-h/Untitled-1.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5208058808181371906" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/SEa95H7-tAI/AAAAAAAACDM/aLEnuRD-Yoo/s400/Untitled-1.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;
&lt;div&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Riassunto delle puntate precedenti. Un precario della Pubblica Amministrazione, condannato a vita a lavorare in un ufficio dell'ex-manicomio di Firenze, sogna di essere uno scrittore e cerca materiale relativo all'ospedale psichiatrico come spunto per il suo primo romanzo, pubblicando i propri appunti per i suoi quattro lettori.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div align="justify"&gt;Francesca Arena. Tesi 2001/2002. Lettere e filosofia. “Il mondo capovolto: regole, teorie e pratiche nel manicomio di Firenze: San Salvi fra Otto e Novecento”.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div align="justify"&gt;A Firenze, ad esempio, non esiste un vero e proprio “archivio del manicomio”: siamo in presenza piuttosto di un insieme di depositi non inventariati in modo sistematico…
Nonostante le difficoltà il materiale è in massima parte consultabile e non è – come una pubblicazione della Provincia sostiene – alluvionato…
Da qualche anno non vi è più un archivista. Manca, fino agli anni Quaranta, un registro in ordine alfabetico che permetta di seguire la degenza nel tempo di un singolo ricoverato. Mancano del tutto le cartelle cliniche relative agli usciti dal 1901 al 1911…&lt;/div&gt;

&lt;div align="justify"&gt;
(inizio secolo). Mentre si gettavano le basi del “progresso” la presenza di migliaia di individui, in ogni manicomio, dimostrava la fallacità di un modello antico e moderno insieme. Alcolizzati, morfinomani, pellagrosi, donne poco “femmine” e uomini poco virili venivano inviati, prima di tutto dalle famiglie, nelle enormi strutture collocate a lato di ogni città.

Alcuni dati sulle presenze nel manicomio.
1912
Firenze, 224849 abitanti, 489 presenti (256 uomini), 250 ammessi (128 uomini)
Pistoia, 70.251 abitanti, 117 presenti (66 uomini), 53 ammessi (28 uomini)
Montale, 11034 abitanti, 10 presenti (6 uomini), 7 ammessi (4 uomini)

Censimenti dei pazzi ricoverati in Italia

1874 – n. 12.210 (0,5% della popolazione)
1899 – n. 36.931 (1,1% della popolazione)
1914 – n. 54.311 (1,5% della popolazione)

A San Salvi nel 1900 erano presenti 1255 ricoverati, nel 1913 1470, nel 1914 gli ammessi furono 794, i dimessi 223, i morti 20.

Le dimissioni dei degenti, approvate dal tribunale, erano, in massima parte, sollecitate dai familiari ed erano motivate dall’avvenuta guarigione o dalla cessata pericolosità. Solitamente i Comuni o la Questura inviavano il malato in manicomio secondo un criterio di pericolosità per sé o per gli altri. Le dimissioni invece erano richieste dalle famiglie tramite lettera privata o tramite l’intervento del Sindaco.

(fine 1800) I medici primari (due a San Salvi, uno a Castel Pulci) provvedevano quotidianamente alle visite mattutine e serali, accompagnavano il Direttore nella visita generale e dovevano assistere alla distribuzione del vitto…
Con l’obbligo di risiedere nella sezione di riferimento senza mai allontanarsene e di dormire vicino ai malati, gli infermieri erano responsabili di tutto quello che poteva accadere, senza del resto poter prendere alcuna iniziativa. Provvisori per un anno, passavano di ruolo solo per “buon servizio”; dal manicomio potevano uscire ogni 4 giorni per 10 ore. I coniugati potevano tornare nello stabilimento la mattina successiva, mentre i celibi per pernottare fuori dovevano ottenere di volta in volta il permesso del direttore. Le donne infermiere avevano un permesso di uscita di 3 ore (4 in inverno) ogni 3 giorni…&lt;/div&gt;
&lt;div align="justify"&gt;
Come una grande macchina il manicomio funzionava grazie al massiccio impiego di forza lavoro e utilizzava come operai i malati. Come una piccola società impiegava centinaia di persone…
È fin troppo evidente che tale sistema garantiva prima di tutto un netto risparmio sulla manodopera, assicurando d’altra parte alla Provincia le entrate dei prodotti in surplus venduti..
Il regolamento dedica ai malati solo una parte, fissando per prima cosa la loro appartenenza ad una classe sociale: i “pensionanti”, in grado di pagarsi completamente la retta; gli appartenenti alla classe “distinta”, che pagavano solo parte della retta e infine i malati della “classe comune”, la grande maggioranza, che non poteva pagare niente.
I malati della classe comune avevano l’obbligo di portare un’uniforme. Il loro vitto ordinario consisteva di tre pasti: per colazione caffè, latte e pane; per pranzo minestra, una pietanza, pane e vino; per cena idem. I “distinti” venivano inviati in locali collocati all’interno dei quattro padiglioni dei “tranquilli”. Separati dagli altri malati, potevano indossare abiti propri e il loro vitto era più abbondante: al pranzo si aggiungeva una pietanza, l’insalata o la frutta; alla cena, l’insalata o la frutta. I pensionanti risiedevano in due strutture appositamente costruite (una per uomini, una per donne), annesse al manicomio, per le quali valeva un regolamento speciale. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3132154382876575725-8927415009732340169?l=silviodulivo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://silviodulivo.blogspot.com/feeds/8927415009732340169/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3132154382876575725&amp;postID=8927415009732340169' title='21 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/8927415009732340169'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/8927415009732340169'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://silviodulivo.blogspot.com/2008/06/san-salvi-13_04.html' title='San Salvi / 13'/><author><name>silviodulivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09511504014982194884</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/Rvk5BIgbanI/AAAAAAAAAR0/tly9xM3CuSk/s1600/primo+piano+rid.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/SEa95H7-tAI/AAAAAAAACDM/aLEnuRD-Yoo/s72-c/Untitled-1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>21</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3132154382876575725.post-4664139133252603321</id><published>2008-06-01T09:27:00.013+02:00</published><updated>2008-06-01T09:54:05.431+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='San Salvi'/><title type='text'>San Salvi / 12</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Sabato 10 maggio il Corriere della sera, nelle cronache fiorentine, ha pubblicato due paginate su San Salvi. Ho inviato una mail all’articolista. Non mi ha risposto, poi però ho trovato la mia lettera, tagliata (è normale) e modificata (un po’ troppo), con risposta di Wanda Lattes. Eccola qui sotto.
&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://bp3.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/SEJTvLD7C3I/AAAAAAAACDE/AxNzm6YriGU/s1600-h/san+salvi.png"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5206816189081914226" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://bp3.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/SEJTvLD7C3I/AAAAAAAACDE/AxNzm6YriGU/s400/san+salvi.png" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;

&lt;div align="justify"&gt;Non avevo scritto perché mi pubblicassero, ma perché speravo che approfondissero la visita. In particolare ribadisco lo stesso punto: non c’è un museo della memoria, non c’è un monumento, non c’è un servizio informativo, non c’è un archivio organizzato. Mi sembra che quasi nessuno pensi che questo sia importante (nell’indagine del Corriere se ne parlava solo in fondo ad uno degli articoli), compreso chi lavora a San Salvi. Perciò mi sento un po’ scemo. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;
 &lt;/div&gt;
&lt;div align="justify"&gt;Quanto al libro suggerito dalla giornalista: l’ho trovato sia in biblioteca di San Salvi (è sotto chiave proprio perché prezioso, ma consultabile) sia alla libreria Chiari. L’ho comprato, molte pagine sono attaccate tra loro quindi devo trovare il tempo per staccarle e leggerlo con calma. Sembra interessante. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;

Questo è quello che avevo scritto all’articolista Alessio Gaggioli.

&lt;em&gt;Buongiorno,
sono un impiegato, lavoro all'asl a San Salvi. Ho appena letto gli articoli sull'ex manicomio. Sono contento che siate venuti a trovarci, spero che torniate presto. Ci sono molte cose da dire sulla città dentro la città. Volevo parlarle però di una: la memoria. Nell'articolo di Mauro Bonciani vi si accenna, si parla dell'assenza di un museo della memoria. Avete ragione: la memoria è affidata a se stessa. Non sono mai stato ad Auschwitz, ma immagino che vi sia un centro di documentazione, una catalogazione del materiale, visite guidate, un museo. Il piccolo lager che è stato San Salvi deve essere ricordato e bisogna far presto: più il tempo passa e più si perde la memoria. I matti di San Salvi hanno diritto ad essere ricordati. Si fanno monumenti dappertutto: loro non hanno diritto a un monumento? I loro nomi dovrebbero esser scolpiti sulla pietra, tutti. La compagnia teatrale Chille de la balanza organizzava interessanti percorsi guidati nel manicomio, ma di matti non si parlava quasi per nulla. La bibliotecaria Stefania Pini è molto brava, ma il materiale di cui dispone è davvero poco. Approfittando della vicinanza del mio ufficio alla biblioteca sono andato spesso a trovarla e a recuperare materiale. Ho raccontato di questa mini-ricerca ai miei quattro lettori sul mio blog ( &lt;/em&gt;&lt;a href="http://silviodulivo.blogspot.com/search/label/San%20Salvi"&gt;&lt;em&gt;http://silviodulivo.blogspot.com/search/label/San%20Salvi&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;em&gt; ). Mi manca solo da leggere una tesi, poi credo di aver già esaurito il materiale. Possibile? Non si possono consultare le cartelle cliniche, è chiaro, ma è possibile che non ci sia nessun servizio informativo, nessuna banca dati? Molte delle foto sono in possesso dei fratelli Alinari, ma credo che coprano solo periodi limitati della ultracentenaria storia di San Salvi. La asl ha organizzato un corso di scrittura creativa per i dipendenti, condotto da Enzo Fileno Carabba, al quale ho preso parte. E' stata fatta una raccolta di racconti, molti riguardavano San Salvi. Non sono stati stampati. Forse erano di mediocre qualità? Può darsi. O forse non interessava? Insomma, quello che voglio dire, se ha avuto la pazienza di leggere tutta questa tirata: la memoria si sta perdendo e nessuno ha intenzione di muoversi per tenerla viva.
&lt;/div&gt;
Spero di leggere ancora qualcosa di San salvi sul Corriere. Cordiali saluti,

Silvio D'Ulivo &lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3132154382876575725-4664139133252603321?l=silviodulivo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://silviodulivo.blogspot.com/feeds/4664139133252603321/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3132154382876575725&amp;postID=4664139133252603321' title='8 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/4664139133252603321'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/4664139133252603321'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://silviodulivo.blogspot.com/2008/06/san-salvi-13.html' title='San Salvi / 12'/><author><name>silviodulivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09511504014982194884</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/Rvk5BIgbanI/AAAAAAAAAR0/tly9xM3CuSk/s1600/primo+piano+rid.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp3.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/SEJTvLD7C3I/AAAAAAAACDE/AxNzm6YriGU/s72-c/san+salvi.png' height='72' width='72'/><thr:total>8</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3132154382876575725.post-2080388730737531181</id><published>2008-05-30T22:35:00.006+02:00</published><updated>2008-05-30T22:48:06.058+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cose mie'/><title type='text'>Alla ricerca dei nostri avi / 2</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp0.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/SEBlyekRViI/AAAAAAAACCk/KRnPJQs1EkY/s1600-h/17780510+ANTON+FRANCESCO+BATTESIMO.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5206273087113352738" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://bp0.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/SEBlyekRViI/AAAAAAAACCk/KRnPJQs1EkY/s400/17780510+ANTON+FRANCESCO+BATTESIMO.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;
&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;em&gt;(seconda parte)
&lt;/em&gt;&lt;p align="justify"&gt;L’archivio dell’arcivescovado di Lucca è tra i più antichi al mondo. Molti documenti riguardano i longobardi di prima del Mille. All’orario di apertura entriamo insieme ad Andrea, l’esperto che ci ha aiutato nelle ricerche a Pescia e che si è offerto di darci una mano. Scopriamo che non lavora a Pescia ma è un libero professionista che fa ricerche per alcuni istituti di araldica e per privati. Ci siamo trasferiti a Lucca perché un Giovanni figlio di Piero d’Ulivo era della parrocchia di Boveglio, che fa parte della diocesi di Lucca. L’atmosfera è diversa rispetto all’archivio di stato di Pescia. Là avevamo trovato un archivista-muro e una signora-perfetta del gabinetto Viesseux in attesa del Professor Altisonante. Qua abbiamo due ragazze in infradito e una signora sorridente. Accanto a noi una laureanda consulta lunghissimi fogli secolari e trascrive sul computer i suoi appunti. Di fronte, un signore di mezza età con golf e cravatta cincischia col cellulare. E poi con Andrea siamo meno timorosi anche in questi luoghi. Anche lui: non si direbbe un animale da archivio. Jeans e scarpe da ginnastica, è un ragazzo alla mano. Me lo sarei immaginato come: precisino, pazientissimo, impostato. Invece s’arrabatta su quei documenti del ‘500 quasi fosse un gioco da bambini, s’arrabbia quando qualcosa non va per il verso giusto, la sua faccia cambia colore, suda, esulta per un certificato scovato in mezzo ad altre decine, stringendo i pugni come per un gol della propria squadra. Noi, più che altro, stiamo lì e guardiamo: il nostro aiuto diventa sempre meno prezioso. Non riusciamo a trovar nulla mentre lui trascrive tutti i dati relativi agli Olivo, Ulivo, Piero, Giovanni fino alla metà del secolo diciassettesimo. Che siano dei nostri avi o di rami collaterali non importa: ci ragionerà a posteriori. Non ci sono più i cognomi, si scrive solo in latino e la cosa si fa difficile. Andrea deve trovare più agganci possibile e più conferme possibili. Flavio prova a fermarlo: pausa caffè? Macché, vuol continuare. Alla fine cede e usciamo. (Lucca, una città quieta nella quale si può passeggiare in mezzo alla strada: da non credere). Riprendiamo. Finalmente! (forse). Certificato di battesimo: Olivo figlio di Vincenti figlio di Olivo. Chiamato così, probabilmente, perché nato la domenica delle palme. Tutto da verificare: ci vuole tempo e abilità, bisogna indagare risalendo indietro nel tempo ma anche scrutando i rami laterali alla ricerca di conferme o agganci. (E non ci sono solo le curie: potremmo aver bisogno degli archivi civili) Perciò torniamo a Pescia all’arcivescovado e, sempre guidati dall’ottimo Andrea, ci immergiamo nei fascicoli dei morti, anno per anno, tutti i D’Ulivo: ancora foto, appunti, schemi, ipotesi, calcoli, dubbi. La prossima settimana un altro appuntamento.
&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;
Ascendenze dirette:
&lt;/p&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Silvio (1969) e Flavio (1966)&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Rodolfo (1939)&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Mario Renato Giovanni(1906)&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Candido Primo Giuseppe (1881)&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Giovanni Emilio Eduardo (1836)&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Candido Giovanni(1812)&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Anton Francesco (1788)&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Vincenzo (1748)&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Piero (1715)&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Giovanni (16..)&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Piero (16..)&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Ulivo?&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3132154382876575725-2080388730737531181?l=silviodulivo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://silviodulivo.blogspot.com/feeds/2080388730737531181/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3132154382876575725&amp;postID=2080388730737531181' title='9 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/2080388730737531181'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/2080388730737531181'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://silviodulivo.blogspot.com/2008/05/alla-ricerca-dei-nostri-avi-2.html' title='Alla ricerca dei nostri avi / 2'/><author><name>silviodulivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09511504014982194884</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/Rvk5BIgbanI/AAAAAAAAAR0/tly9xM3CuSk/s1600/primo+piano+rid.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp0.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/SEBlyekRViI/AAAAAAAACCk/KRnPJQs1EkY/s72-c/17780510+ANTON+FRANCESCO+BATTESIMO.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>9</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3132154382876575725.post-804130473186869591</id><published>2008-05-28T22:48:00.005+02:00</published><updated>2010-01-15T12:31:09.055+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti altri'/><title type='text'>La poltroncina del trans - terza e ultima parte (anonimo)</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp3.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/SD3J9AkMxxI/AAAAAAAACCc/hp1t8quH8RA/s1600-h/cesterina.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5205538794271196946" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" height="338" alt="" src="http://bp3.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/SD3J9AkMxxI/AAAAAAAACCc/hp1t8quH8RA/s400/cesterina.jpg" width="310" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;
&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div align="justify"&gt;Nessuno avrebbe scambiato per una donna l’uomo del portone. Nemmeno per una donna brutta. Era un uomo mascherato, uno scherzo serio, tragico, immobile che aspettava. Durante il giorno, nel quartiere, non avevo mai incontrato nessuno che potesse assomigliare a lui. La notte mi affacciavo alla finestra e mi sporgevo un po’ per intravedere i contorni mossi delle stoffe illuminate dalla luce dell’androne, guardavo il silenzio della strada deserta dove entrava solo chi stava tornando casa o chi cercava un riparo per pisciare. Una sera, accanto alla porta dell’officina, l’uomo stava seduto su una sedia bassa completamente ricoperta dalla gonna lunga, con le gambe accavallate stringeva in grembo una borsetta e aveva in mano una sigaretta accesa. La sedia occupava quasi tutta la larghezza del marciapiede, io gli passai davanti spostandomi nella strada, lo guardai con la coda dell’occhio e mi sembrò che la bocca fosse più distesa.
La mattina dopo, nel portone aperto, intravidi accanto alle biciclette, una poltroncina bassa e rossa. Entrai, facevo finta di aggiustarmi le calze e intanto guardavo da vicino la poltroncina. Aveva la seduta ovale allungata su zampe sottili di ferro tenute fra loro da ferri incrociati. Lo schienale ovale era sorretto da due ferri saldati alla base e uniti dal solito incrocio, il rivestimento era in finta pelle. Sembrava un trono a cui erano state segate le gambe. Avevo visto due poltrone simili in un negozio che vendeva mobili e oggetti anni sessanta, due gemelline rosse molto costose, sotto ad una abat-jour da terra con cappello plissettato. Uno sfizio caro che non potevo permettermi. Lui aveva lasciato la poltroncina nell’ingresso, sicuro che non l’avrebbe presa nessuno. E cominciai a pensare a come fare per portarla via. Mi dispiaceva che lui passasse le sue serate in piedi, ma avrei potuto sostituire la sedia o offrirgli dei soldi, o magari chiedergliela e aspettare la risposta. Spesso però le persone si attaccano alle cose proprio quando gli altri gliele chiedono. Non volevo portarla via di giorno, qualcuno sicuramente mi avrebbe visto. Per alcune settimane, la notte passai davanti a lui seduto nella stessa posizione con la gonna che scendeva a ricoprire la sedia. Sempre immobile fumava, la stessa rosa tra i capelli, dondolava un piede e buttava fuori il fumo facendo gli anelli. Un giovedì mattina alle quattro, stavo tornando a casa dopo una festa, lui non era davanti al portone, sbirciai nell’androne e intravidi la sagoma della poltroncina. Non passava nessuno, tutte le finestre sulla strada erano buie, guardai a destra e a sinistra e vidi, vicino al cassonetto della spazzatura in fondo alla strada, una sedia. Andai a prenderla. Sembrava stabile sulle zampe di metallo cromato, mi sedetti sulla base di formica, mi appoggiai allo schienale e mi sembrò veramente comoda. Era un po’ meno elegante della poltroncina, ma poteva andare. La sollevai facilmente, cercai in borsa un fazzoletto di carta, la spolverai e andai verso il portone. Entrai, appoggiai la sedia accanto a una pianta secca e uscii con la poltroncina. Mi avviai veloce verso la mia porta, cercai la chiave, aprii e cominciai a salire le scale facendo attenzione a non sbattere nel muro. Entrai e subito in bagno la infilai nella doccia, misi un po’ di bagnoschiuma su una spugna e la insaponai. Poi la risciacquai, la asciugai e la misi in camera mia vicino al letto al posto di un orrendo comodino.
La mattina dopo quando scesi per prendere la bicicletta, mi accorsi che aveva una gomma bucata. Con le mani sul manubrio, a piedi, andai dal meccanico e lui non rispose al mio buongiorno, continuò a sbuffare con la faccia vicina ai pedali di una bicicletta che pendeva dal soffitto mentre armeggiava intorno alla catena.
- Fino a domani non posso metterci le mani – mi disse e io rimasi un attimo soprappensiero, con la bicicletta in mano, incerta se lasciarla o cercare subito un’altra officina. Lui con la pinza a mezz’aria mi guardò, strizzò gli occhi, li sbatté un paio di volte e mi disse di mettere la bicicletta in fondo al negozio. E fu un attimo. Incrociai quello sguardo, mi sembrò che il parrucchino fosse leggermente storto, guardai il naso adunco, la bocca tirata e vidi la faccia notturna del travestito. Era il luogo che mi suggestionava? Decisi di lasciare la bicicletta e chiesi per favore di ripararla al più presto - Se ho detto domattina, è domattina –rispose– alle undici. Uscii cercando di visualizzare insieme la faccia del meccanico e quella del travestito. Impossibile che fossero la stessa persona. Quando tornai a casa alle una, sul pianerottolo incontrai la signora anziana che abitava a pianterreno.
- Conosce gli inquilini del palazzo più avanti, quello con il gatto rosso alla finestra? – domandai.
- E chi li conosce quelli, vanno e vengono, cambiano di continuo, c’è un via vai di neri, di gialli, di donne, di uomini, di metà e metà.
- Ma lei sa se in un appartamento abita il meccanico di biciclette?
- E chi lo sa? Lo chieda a quelli del gatto, stanno lì da tanti anni e anche loro hanno la loro croce.
A chi si riferiva con “anche”? A se stessa? A me? Al mondo? Mi sembrava che volesse raccontare qualcosa ed io ero curiosa.
- Che croce scusi?
- Sarebbe lunga, ho la pentola sul fuoco, magari un’altra volta. Provi a suonare il campanello e se rispondono - perché non sempre rispondono - gli chieda del meccanico.
La ringraziai ed entrai in casa.
La poltroncina vicino al letto non mi piaceva. Decisi di metterla in mezzo alla stanza, davanti alla televisione. La seduta ovale con gli estremi un po’ rialzati, chiedeva a chi la guardava di accomodarsi e lo schienale, con la stessa forma, accoglieva le spalle come uno scialle premuroso. Sembrava formata da due tavole da surf rosse arrotondate e incavate, montate su un intreccio di ferri neri. La sera rimasi a casa, invitai Carmen e Giuditta a cena e tutte e due si sedettero sulla poltroncina, dissero che era comoda ma strana, che sembrava più un oggetto da guardare che da usare, che una vecchia zia di una delle due, ne aveva buttata proprio una uguale, che occupava un po’ troppo spazio nel monolocale già pieno di tutto. Pensai al loro appartamento in affitto, zeppo di mobili scuri e pesanti lasciati dalla proprietaria, ai centrini che dovevano rimanere al loro posto, ai fiori finti polverosi che nessuno doveva spostare. A mezzanotte mi affacciai alla finestra e intravidi lo svolazzo della gonna lungo lo stipite del portone. Lui era là, in piedi e aspettava. Mi sentii in colpa, sarei voluta scendere con la poltroncina, avrei voluto offrirgliela come un dono, come se non gli fosse mai appartenuta. Rimasi invece incollata alla finestra per molto tempo, osservando i suoi impercettibili cambiamenti di posizione, la borsetta che sporgeva, il puntino di fuoco della sigaretta. Forse la sedia non era stata di suo gradimento. Poi un uomo si fermò davanti a lui, mi sembrò di sentire un rumore di parole, vidi la fiammella di un accendino e sparirono all’interno.
La mattina andai presto all’università e alle undici non ritirai la bicicletta. Avevo fatto un piano per sapere dove abitasse il meccanico. Passai davanti all’officina alle una, la saracinesca era abbassata, davanti al negozio non c’era nessuno. Il gatto rosso non era sul davanzale e la finestra era socchiusa. Entrai nell’androne e seguii l’odore di cavolo bollito fino alla porta dell’appartamento a pianterreno. Suonai. Una sedia venne trascinata sul pavimento, qualcosa di metallico cadde, una voce rauca di uomo gridò – Apri! Una voce di donna chiese - Chi è?- La porta rimase chiusa.
- Non mi conosce signora, abito appena due portoni più avanti, sto al sette – risposi.
- E cosa vuoi? – la voce sembrava stanca.
- Se mi apre glielo dico, le giuro che non vendo nulla.
La donna aprì e mi apparve un viso flaccido con due occhi rotondi ipertiroidei sotto un ciuffo di capelli grigi spettinati. Fumava.
– Mi scusi, sa qual è il cognome del meccanico sul campanello, dovrei ritirare subito la bicicletta, il negozio è chiuso, scusi il disturbo ma…
- Qui non ci sono meccanici, quello delle biciclette non sta qui.
- E in questa zona viene solo per lavorare?
- Ma che cazzo di domande mi fai? Cosa ne so io del meccanico!
E mi sbatté la porta in faccia. Ecco ora sapevo. Il travestito che sostava gran parte della notte sul marciapiede non era il meccanico che di giorno riparava le biciclette.
Entrai in casa turbata. Avevo davvero creduto che il meccanico si travestisse di notte e “battesse” tranquillamente sulla porta di casa? E abitando da un'altra parte, la notte sarebbe potuto tornare su quel portone? E i rari clienti dove li portava? Nell’androne? La mia mente ricamava troppo spesso su tessuti che per loro natura dovevano rimanere sobri, senza fronzoli. Aveva ragione mio padre, la fantasia mi distoglieva dalle cose importanti.
Faceva caldo, aprii la finestra, la strada era deserta, arrivavano rumori di posate sbattute sui piatti, un cozzare di pentole dentro a un lavandino, qualcuno stava gridando al telefono, dall’ appartamento di sopra usciva la voce di Julio Iglesias, “pensami tanto, tanto intensamente…” la canzone che ascoltava spesso mia nonna. Il mio libro di tossicologia analitica era chiuso sulla scrivana, io mi sedetti sulla poltroncina e accesi la televisione. Più tardi sarei andata a trovare la signora del piano di sotto, le avrei portato una scatola di cioccolatini e mi avrebbe raccontato con calma, la storia dei padroni del gatto rosso e della loro croce.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3132154382876575725-804130473186869591?l=silviodulivo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://silviodulivo.blogspot.com/feeds/804130473186869591/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3132154382876575725&amp;postID=804130473186869591' title='16 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/804130473186869591'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/804130473186869591'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://silviodulivo.blogspot.com/2008/05/nessuno-avrebbe-scambiato-per-una-donna.html' title='La poltroncina del trans - terza e ultima parte (anonimo)'/><author><name>silviodulivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09511504014982194884</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/Rvk5BIgbanI/AAAAAAAAAR0/tly9xM3CuSk/s1600/primo+piano+rid.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp3.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/SD3J9AkMxxI/AAAAAAAACCc/hp1t8quH8RA/s72-c/cesterina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>16</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3132154382876575725.post-6565830352258210059</id><published>2008-05-26T17:58:00.004+02:00</published><updated>2010-01-15T12:31:21.459+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti altri'/><title type='text'>La poltroncina del trans - seconda parte (anonimo)</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/SDrffgkMxwI/AAAAAAAACCU/JaWfDkTlZKM/s1600-h/colors_027.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5204718051790735106" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/SDrffgkMxwI/AAAAAAAACCU/JaWfDkTlZKM/s400/colors_027.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;
&lt;div&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div align="justify"&gt;La mia bicicletta era vecchia e quando aveva bisogno di una riparazione, la portavo in una officina a due passi da casa anche se il meccanico era scorbutico e mi sembrava di dargli fastidio. Se la gomma era bucata, scuoteva il capo, sbuffava, diceva che i freni non funzionavano, il sellino era da cambiare, la catena stava per rompersi, insomma trovava sempre un pretesto per farmi spendere qualcosa in più. L’uomo sembrava una gruccia dentro una tuta blu sformata, era alto e magro, il naso un po’ adunco, avrà avuto quaranta anni e portava un parrucchino così parrucchino che pareva un copricapo di carnevale. L’officina era piena di biciclette da riparare, alcune sistemate e rimesse a nuovo esponevano sul manubrio il cartello “vendesi” e lui me ne offriva una ogni volta che gli portavo la mia. Il meccanico aveva un tic, ogni tanto stringeva gli occhi e li riapriva, come qualcuno che si sveglia da un brutto sogno. Quando uscivo dovevo passare per forza davanti all’officina dove il solito gruppetto di sfaccendati sbraitava su calci d’angolo e rigori, biciclette e giri d’Italia, maglie rosa e maglie gialle. Al mio passaggio il volume delle voci si abbassava e le parole sembravano avere solo la coda o l’ inizio, un “che cu”, un “ona” o un “ciu” o un “ti fa”, un “lo”. Accanto all’officina, che non aveva nemmeno un’insegna, c’era una porta sgangherata aperta su un androne dove si intravedevano biciclette appoggiate al muro e qualche vaso di piante rinsecchite. Sui campanelli, qualche nome italiano inciso nell’ottone e nomi stranieri scritti a penna su striscioline di carta attaccate con nastro adesivo. Sul davanzale di una finestra a pianterreno, un gatto rosso stava spesso dietro le sbarre. Se l’officina era chiusa e non c’era il solito capannello, mi fermavo a giocare con il gatto che infilava il muso fra i riccioli di ferro battuto e allungava le zampe sfoderando le unghie. Alle finestre dei piani superiori, i panni stesi sventolavano in barba a un’ordinanza comunale che prescriveva di non ingombrare le facciate del centro storico. La notte, nel vano del portone aperto, vedevo spesso un uomo in piedi, alto, vestito da donna, il viso smunto, il naso adunco, le labbra sottili dipinte, una rosa rossa fra i capelli neri e lunghi, le scarpe con il tacco. Stava immobile guardando dritto, sembrava che niente lo potesse distrarre dal suo essere li ad aspettare. La prima volta che lo avevo visto, stavo camminando imbacuccata in un cappuccio perché tirava vento, guardavo in basso e improvvisamente me lo ero trovato sulla destra quasi a sfiorarlo. Avevo sobbalzato e mi era sfuggito un - Oh! Mi scusi - e lui era rimasto immobile, strizzandomi un occhio e accennando un sorriso. Ero passata oltre un po’ sorpresa da quel gesto ammiccante e, arrivata al mio portone, cercando la chiave, mi ero voltata verso di lui per accertarmi che esistesse davvero. Al mercato, la mattina, incontravo spesso uomini con la bocca e il naso “rifatti”, la pelle del viso tirata sotto lo strato di fondotinta rosa, le scarpe basse, i capelli raccolti in un codino, cicalavano con i fruttivendoli, gesticolavano, strattonavano il cagnolino al guinzaglio, camminavano ondeggiando e lanciando occhiate a destra e a sinistra. La notte, passando in bicicletta sui viali, cercavo di riconoscere qualcuno di loro nelle creature alte e bionde che in minigonna rossa e tacchi altissimi facevano segni agli automobilisti indecisi. Con il buio sembravano donne truccate troppo, vestite di paillettes ad una festa senza invitati. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3132154382876575725-6565830352258210059?l=silviodulivo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://silviodulivo.blogspot.com/feeds/6565830352258210059/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3132154382876575725&amp;postID=6565830352258210059' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/6565830352258210059'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/6565830352258210059'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://silviodulivo.blogspot.com/2008/05/la-poltroncina-del-trans-seconda-parte.html' title='La poltroncina del trans - seconda parte (anonimo)'/><author><name>silviodulivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09511504014982194884</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/Rvk5BIgbanI/AAAAAAAAAR0/tly9xM3CuSk/s1600/primo+piano+rid.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/SDrffgkMxwI/AAAAAAAACCU/JaWfDkTlZKM/s72-c/colors_027.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3132154382876575725.post-7730972714156865170</id><published>2008-05-24T14:06:00.004+02:00</published><updated>2010-01-15T12:31:39.466+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti altri'/><title type='text'>La poltroncina del trans (prima parte) - Anonimo</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp1.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/SDgHDwkMxvI/AAAAAAAACCM/q2lYKuWk8oM/s1600-h/Bacheca.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5203917130584344306" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://bp1.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/SDgHDwkMxvI/AAAAAAAACCM/q2lYKuWk8oM/s400/Bacheca.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;
&lt;div align="justify"&gt;Mio padre non era contento che io abitassi in una casa con tanti studenti. Fossimo state tutte ragazze, probabilmente non avrebbe avuto niente da ridire, ma quando mi telefonava e rispondeva Giulio, sembrava che la prendesse come un’offesa personale. In effetti eravamo un po’ in troppi in quell’appartamento. Emma ufficialmente aveva una camera singola, in realtà ci dormiva anche Francesco, il suo ragazzo. Poi c’erano Giuditta e Carmen, dormivano nella stessa camera, forse anche nello stesso letto, tornavano a casa dei rispettivi genitori il fine settimana con le borse piene di panni sporchi e ritornavano il lunedì mattina belle fresche e profumate, cariche di sughi e torte salate per tutta la settimana. Poi c’era Giulio, l’unico maschio, quello che rimaneva a casa il fine settimana perché la sua famiglia abitava in Sardegna, dormiva in una specie di sgabuzzino che prendeva luce dal salotto e non era quel tipo di ragazzo che correva dietro alle donne. E poi c’ero io, che dormivo in salotto e dovevo svegliarmi presto la mattina perché gli altri passavano per andare in cucina a fare colazione. Avevo spiegato a mio padre che, in quanto a Giulio, poteva stare tranquillo, ma era successo il finimondo perché secondo lui erano proprio “quei tipi lì” che facevano circolare gli uomini per casa.
Quando avevo trovato questa sistemazione, mi era sembrata vantaggiosa per due motivi: primo pagavo poco, secondo, sarei stata costretta ad alzarmi presto e quindi studiare o andare all’università. In realtà nelle case dove circolano tanti studenti, spesso la voglia di studiare va via. Nel mio caso la voglia di studiare non c’era mai stata. Mio padre aveva tanto insistito perché io mi iscrivessi a Farmacia, sarei subentrata a lui nella sua attività una volta laureata e tutto sarebbe rimasto in famiglia. Io non riuscivo ad appassionarmi alla materia, per preparare un esame ci mettevo tanto tempo, ero iscritta al terzo anno e dovevo ancora dare esami del primo. Era anche difficile raccontare bugie a mio padre perché conosceva benissimo i meccanismi della facoltà, aveva buone relazioni con molti professori e controllava periodicamente il mio libretto. Perché non mi ribellavo? Non lo so. Ciondolavo tutto il giorno in cerca di ispirazione, mi appassionavo ad ascoltare le storie d’amore degli altri, trovavo un gusto incredibile a leggere articoli di cronaca nera, andavo spesso a mangiare alla mensa, gironzolavo fra gallerie d’arte e mostre fotografiche, bivaccavo nel giardino della Facoltà e tutto finiva lì. La mia famiglia abitava in un piccolo paese a cento chilometri di distanza e sarebbe stato impensabile per me stare con loro e prendere il treno la mattina per andare all’università. Mio padre almeno una volta al mese, veniva in città per sbrigare i suoi affari, di solito mi telefonava e ci vedevamo in centro per un caffè e per fare due chiacchiere. Sempre le stesse e sempre sullo stesso argomento: i miei esami. Non amava venire a casa perché – diceva – gli veniva il nervoso a vedere tutta quella gente. Poi un giorno arrivò, senza preannunciarsi, stavamo festeggiando un bel trenta e lode di Giulio, il pranzo si era dilungato al tardo pomeriggio con alcool, musica, qualche canna, un po’ di gente buttata sui letti.
Una settimana dopo salutai quella casa, quel quartiere e i miei amici. Mi trasferii con tutte le mie carabattole in un monolocale che un conoscente di mio padre aveva appena comprato ad un’asta e glielo aveva affittato a un prezzo di favore. Mio padre era fatto così, si preoccupava delle apparenze, delle lauree messe in cornice, della rispettabilità della famiglia di questo e di quello, ma non voleva mai spendere troppi soldi. Gli sembrò una gran fortuna prendere in affitto il monolocale e quando venne ad aiutarmi per il trasloco, non si accorse nemmeno in che razza di quartiere mi stava infilando. Inveiva solo contro il sindaco e i centri storici chiusi al traffico e senza parcheggi. Il monolocale si trovava al primo piano di una palazzina scalcinata del centro storico, il portone era l’ultimo di una strada tozza e buia a sfondo chiuso.
&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3132154382876575725-7730972714156865170?l=silviodulivo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://silviodulivo.blogspot.com/feeds/7730972714156865170/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3132154382876575725&amp;postID=7730972714156865170' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/7730972714156865170'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/7730972714156865170'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://silviodulivo.blogspot.com/2008/05/la-poltroncina-del-trans-prima-parte.html' title='La poltroncina del trans (prima parte) - Anonimo'/><author><name>silviodulivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09511504014982194884</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/Rvk5BIgbanI/AAAAAAAAAR0/tly9xM3CuSk/s1600/primo+piano+rid.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp1.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/SDgHDwkMxvI/AAAAAAAACCM/q2lYKuWk8oM/s72-c/Bacheca.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3132154382876575725.post-3980102032340356476</id><published>2008-05-20T18:06:00.010+02:00</published><updated>2008-05-20T18:54:18.779+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='scrivere'/><title type='text'>Gli altri</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Homo Faber, in un commento del precedente post, ha accennato alla questione: chi giudica se uno scrittore è buono o no? Gli altri, dice lui. Ma chi sono gli altri? Ecco come la vedo io.&lt;/div&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Gli amici&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Gli editor/agenzie letterarie&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Gli editori&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Il pubblico&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Se stessi&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Gli amici&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;.&lt;/span&gt; Di solito sono i primi a leggerti. Superate le prime paure (ma c'è chi non le supera mai) il primo passaggio è farsi leggere da chi si conosce. Alcuni, dopo aver saputo che scrivi, chiedono esplicitamente di leggerti (un buon numero nel mio caso), alcuni insistono addirittura anche dopo esser stati accontentati, alcuni chiedono ma poi spariscono, alcuni ti leggono e ti coprono sempre e comunque di elogi (inutili), alcuni non commentano (saranno rimasti disgustati?), alcuni ti criticano sempre e comunque (inutili), alcuni entrano nel dettaglio (utili ma rari), alcuni ti guardano negli occhi e ti dicono che il tuo racconto è bello e ti sembra di capire dal loro sguardo che &lt;strong&gt;effettivamente, davvero, senza scherzi&lt;/strong&gt;, ciò che dicono corrisponde a ciò che pensano. Succede raramente, ma talvolta mi è capitato. Insomma, secondo me, l'aspirante scrittore, se davvero vuole avere un'opinione &lt;strong&gt;vera&lt;/strong&gt; dal lettore non dovrebbe chiedere un commento (tantomeno scritto) all'amico o al parente o a chicchessia; dovrebbe aspettare che quel qualcuno dal quale aspetta un giudizio gli si rivolga &lt;strong&gt;spontaneamente&lt;/strong&gt; e gli dica qualcosa, a quel punto dovrebbe guardarlo fisso negli occhi, dovrebbe cercare di leggere una lucina nello sguardo dell'interlocutore e dire: sì, questa lucina mi dice che &lt;strong&gt;davvero &lt;/strong&gt;è rimasto entusiasta dei miei racconti, della mia poesia, del mio romanzo. Se accade, ma accade di raro, forse mai, è valsa la pena scrivere per gli altri.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Gli editor/agenzie lettterarie&lt;/strong&gt; Sono coloro che decideranno se investire o no su di te, coloro che butteranno all'aria la tua opera, te la cestineranno, te la cambieranno da cima a fondo o, in qualche caso miracoloso, te la ritocheranno solamente. Sono i &lt;em&gt;maestri&lt;/em&gt; dello scrittore, nel senso di "coloro che danno il voto". Dunque: sono coloro che lo scrittore più ama e più odia, come tutti quelli che ci giudicano. Lo scrittore, o aspirante tale, non potrà mai essere obiettivo nei loro confronti. Io non li ho mai affrontati e quindi non dirò di più.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Gli editori&lt;/strong&gt; Talvolta coincidono con la categoria sopra, e quindi vale quanto detto sopra. Spesso sono il livello superiore, a cui si arriva dopo gli altri filtri. Di per sé, che io sappia, sono odiati dagli scrittori. Dagli aspiranti scrittori perché cestinano sempre tutto ciò che gli arriva. Dagli scrittori famosi perché stanno sempre col fiato sul collo: è pronto? è finito? allora, a che punto siamo? mandalo, mandalo, mandalo, ora, subito, presto.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Il pubblico&lt;/strong&gt; Semplice. Se hai successo, vuol dire che sei un bravo scrittore. Se non hai succeso vuol dire che il pubblico è di basso livello e non sa discernere un buono scrittore da uno cattivo. (La penserà così anche Fabio Volo? Voglio dire, ammesso che i suoi libri li scriva effettivamente lui, davvero Fabio Volo pensa di essere un buono scrittore?)&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Se stessi&lt;/strong&gt; Ed eccoci al punto chiave. Ah, ce ne sarebbero di cose da dire! Ma questo è solo un post. Intanto però, in due parole: se scrivo sto bene, se non scrivo sto male. Punto.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3132154382876575725-3980102032340356476?l=silviodulivo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://silviodulivo.blogspot.com/feeds/3980102032340356476/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3132154382876575725&amp;postID=3980102032340356476' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/3980102032340356476'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/3980102032340356476'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://silviodulivo.blogspot.com/2008/05/gli-altri.html' title='Gli altri'/><author><name>silviodulivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09511504014982194884</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/Rvk5BIgbanI/AAAAAAAAAR0/tly9xM3CuSk/s1600/primo+piano+rid.JPG'/></author><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3132154382876575725.post-3635208978712216627</id><published>2008-05-14T19:12:00.005+02:00</published><updated>2010-01-15T12:31:53.478+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti altri'/><title type='text'>Indovinello dell'Homo Vulgaris</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Silvius Tullius Oleaceo fu una delle più importanti figure di tutta l’antichità pesciatina. Fu filosofo, scrittore latino e uomo politico nell’ultimo periodo della Repubblica della Forfora, nel primo secolo ante era volgare. Del suo pensiero filosofico non ci sono giunti che pochi frammenti ma, in compenso, confusi. Probabilmente a causa del lungo black-out, durato quasi un secolo, che si è abbattuto intorno alla sua opera dopo la tragica morte dell’ultimo degli studiosi che se ne stava occupando, Franz Joseph Krankl, trovato morto spiaccicato, a Vienna, ai piedi dello Steffel. Fu lì trovato, dagli spazzini che si apprestavano al lavoro, all’alba del 28 aprile 1913: nella sua bocca fu rinvenuto un biglietto appallottolato con su scritto “Ich habe nicht eine stock verstanden” (che in italiano vuol dire: “non ci ho capito una mazza !”). Quel tragico accadimento scosse profondamente la comunità accademica internazionale, soprattutto perché richiamò alla mente altre recenti morti avvenute in circostanze analoghe. Si cominciò a parlare di “sindrome dell’Ulivo”, e sul filosofo-scrittore pesciatino cadde l’oblìo. Oggi, un rinnovato interesse sembra accendersi in seguito al ritrovamento di un suo scritto finora sconosciuto, “Memorie di un vespasiano”, che nuova luce potrebbe gettare sulla vita e l’opera di quest’autore.
Tuttavia, se della sua vita sappiamo ancora poco, molto sappiamo invece della sua fine. Tutto cominciò (quando si dice “l’inizio della fine”!) allorché Silvius Tullio Oleaceo prese la decisione di aprire, a Pescia, una sua scuola di Retorica. Invano i suoi genitori (brave persone e onesti lavoratori!) cercarono di dissuaderlo dall’idea, di spiegargli che la pensione è importante, che molto meglio sarebbe stato un posto nella Pubblica Amministrazione… pochi sesterzi, ma sicuri! Molti Retori avevano fatto una brutta fine, la cosa sfociava sempre in politica e, quindi, in un mare di guai. Ma non ci furono ragioni né sentimenti, Silvius era ostinatamente deciso nel suo intento: prese in affitto un capannone nella dismessa zona industriale e cominciò ad arredarlo per accogliervi i suoi futuri discepoli. Né valsero a scoraggiarlo i moti d’ilarità e derisione che sguaiatamente scoppiarono all’interno dell’Ordine dei Retori. Fra questi, il più infido di tutti, non a caso soprannominato l’Homo Vulgaris, arrivò persino a sganasciarsi dalle risate, pancia a terra battendo, come un forsennato, pugni e piedi sul selciato proprio di fronte alla futura scuola del filosofo.
Chi era mai questo Silvius che aveva l’ardire, la faccia tosta e l’incoscienza di sfidare cotàli maestri?
E con quel nome, poi…! Più in grado di evocare immagini di vita pastorale, piuttosto che la fine Arte dell’Oratoria, del “docere et probare”, “delectare” e “movere”!
Critiche e derisioni che avrebbero demoralizzato, fino a tramortire, gli spiriti più corazzati. Ma non il giovane ed ingenuo Silvius, che soleva rispondere con un semplice: “Io tiro innanzi”.
Sappiamo che egli non ebbe mai mire o ambizioni politiche personali, ma un preciso e chiaro progetto politico-civile che denominò, con la modestia che lo contraddistingueva, semplicemente “L’Ulivo”.
Al centro del progetto c’era la creazione dell’ “Homo Novus”, colui che avrebbe liberato il popolo dalla Tirannia del Potere. Per la verità non sono mai giunte fino a noi, testimonianze attendibili circa il reale desiderio del popolo di essere liberato dalla tirannia, ma non per questo il progetto dell’“Ulivo” deve sembrarci men che meritevole. Chiamò alla sua Scuola la meglio gioventù di tutta la Val di Forfora, e per questo la intitolò “Viva Juventus”. Il progetto piacque e fu subito un boom di iscrizioni, la qual cosa smorzò in poco tempo gli sghignazzi sulla bocca dei suoi detrattori, primo fra tutti l’Homo Vulgaris. Essi erano un tantino preoccupati del successo della nuova Scuola, ma soprattutto invidiosi della trovata di Silvius di voler liberare il popolo: a loro non era mai passata nemmeno per l’anticamera del cervello.
In realtà, ma questo i suoi nemici non lo sapevano, le cose alla “Viva Juventus” non andavano proprio a gonfie vele: la “meglio gioventù” si rivelò presto de coccio e per l’Homo Novus si sarebbe dovuto attendere chissà quanto. Non c’era tempo, la Repubblica era al collasso e nell’imminente Età Imperiale la Retorica non sarebbe più servita. Fu così che maturò in Silvius l’idea di aprire la sua Scuola anche alle fanciulle. Fu la sua fine. I suoi nemici non aspettavano che l’occasione propizia per poterlo distruggere e lui gliela offrì su un piatto d’argento: a pensarci bene, come politico era una schiappa!
Solo una fanciulla, Viola Tullia Terenzia, aderì all’apertura di Silvius, ma tanto bastò: il fatto costituiva una gravissima violazione delle convenzioni sociali e un sovvertimento dell’ordine pubblico, che avrebbe presto portato alla dissoluzione della Repubblica! Questo, in sintesi, fu l’atto d’accusa che l’Ordine dei Retori mosse contro Silvius, presso il Pretore Caio Faber Massimo. L’atto d’accusa fu, oltretutto, aggravato dal fatto che la ragazza, Viola, portasse anche sfiga: numerose e circostanziate furono le prove addotte all’uòpo.
Di certo ne portò a Silvius: Caio Faber Massimo era considerato uomo di ferrea intransigenza ma non ottuso e, pare, fosse orientato ad indulgere sulla questione e scagionare Silvius dalle accuse che gli muovevano i Retori. Fu a questo punto che Silvius commise un secondo errore, quello che gli sarebbe stato fatale, e chiese che fosse ascoltata la testimonianza della ragazza. Fu un disastro. Caio Faber Massimo recedette dai suoi propositi e ordinò la chiusura immediata della Scuola, oltre al pagamento di una sanzione di duemila sesterzi.
Figurarsi se lo scrittore era uomo da piegare la testa! Decise di barricarsi nella sua Scuola insieme ai suoi discepoli e tenervi l’ultima Orazione (che l’Homo Vulgaris si affrettò a definire “funebre”) nell’attesa dell’arrivo dei soldati. I soldati arrivarono, “con i pennacchi e con le armi”, e presero d’assedio la “Viva Juventus”. Furono tutti arrestati. Silvius Tullius Oleaceo fu giustiziato, per decapitazione, la mattina successiva. I suoi studenti, compresa Viola, furono obbligati ad assistere al supplizio.
Una leggenda narra che Viola si apprestò a raccogliere, in un’ampolla, il sangue del filosofo che grondava dalla giugulare, poi si diresse verso la Forfora per disperderne fra i flutti: le acque si tinsero di rosso per quaranta giorni. Il tragico epilogo accrebbe ancor di più la fama della ragazza di portare sfiga, per questo non riuscì mai a trovar marito e nemmeno potette farsi suora, perché i conventi erano ancora di là da venire.

“La storia si ripete sempre due volte, la prima come tragedia e la seconda come farsa” (Karl Marx)
Qui è stata esposta la tragedia, trovare la farsa.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3132154382876575725-3635208978712216627?l=silviodulivo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://silviodulivo.blogspot.com/feeds/3635208978712216627/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3132154382876575725&amp;postID=3635208978712216627' title='31 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/3635208978712216627'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/3635208978712216627'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://silviodulivo.blogspot.com/2008/05/indovinello-dellhomo-vulgaris.html' title='Indovinello dell&apos;Homo Vulgaris'/><author><name>silviodulivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09511504014982194884</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/Rvk5BIgbanI/AAAAAAAAAR0/tly9xM3CuSk/s1600/primo+piano+rid.JPG'/></author><thr:total>31</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3132154382876575725.post-156163387927537659</id><published>2008-05-10T12:52:00.002+02:00</published><updated>2010-01-15T12:21:14.915+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti miei'/><title type='text'>Racconto - Inchiostro</title><content type='html'>&lt;p class="mobile-photo"&gt;&lt;a href="http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/SCV-hDIDHDI/AAAAAAAACBk/c6TPMfIIiWo/s1600-h/800px-Metal_movable_type-771884.jpg"&gt;&lt;img src="http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/SCV-hDIDHDI/AAAAAAAACBk/c6TPMfIIiWo/s320/800px-Metal_movable_type-771884.jpg" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5198700451108953138" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;Mio nonno lavorava dalla mattina alla sera su  grandi macchine di inchiostro e parole. Le parole erano composte da singole  lettere in rilievo sporche di nero che mio nonno metteva insieme secondo il  gusto e il piacere dei clienti. Possedeva una tipografia e io giocavo con lui  alle lettere sporche di inchiostro nero che si imprimevano sulla carta colorata  di giallo che avrebbe annunciato tutti gli eventi del paese e dei paesi vicini.  Le lettere erano talvolta di corpo tanto piccolo che mio nonno era costretto ad  allontanarsi e a fare smorfie per capire qual era la lettera che teneva in mano,  o addirittura a inforcare gli occhiali per non sbagliare, ché poi magari i  clienti gli avrebbero fatto ristampare tutto. Spesso lo vedevo sbuffare perché  non riusciva trovare il carattere giusto o perché, dopo aver steso tutti i  blocchetti metallici a comporre le frasi commissionate, si accorgeva di un  piccolo errore. Io mettevo i punti e virgola sull'indice della mano destra e  riuscivo a distinguerli benissimo dalle semplici virgole, meravigliato che mio  nonno non fosse in grado di fare altrettanto. Oppure erano tanto grandi, le  lettere, che facevo fatica a tenerle in mano. Erano F schematiche che dovevo  reggere con entrambi le mani, oppure S sinuose delle quali mi divertivo a  seguire il profilo con l'indice. Poi tiravo fuori dai cassetti qualche foglio  bianco e vi disegnavo sopra con la penna nera R roboanti, Z battagliere e G  arzigogolate. Talvolta andavo in ufficio, una zona dello stanzone separata da un  parete di compensato, a battere sui tasti di una macchina da scrivere parole in  libertà. Nel lavoro di tipografo tutte le lettere erano importanti, nessun  carattere doveva essere trascurato, il trattino corpo 6 aveva lo stesso valore  di una M corpo 72. O così pensavo io. Invece mio nonno si sarebbe disperato se  avesse letto sui grandi manifesti attaccati ovunque nel paese PALIO DEI CIUCHI  scritto, per dire, PALIO DEI CIUCMI. Poteva capitare. Una volta stampò un  manifesto di una gara ciclistica nel quale erano descritti i passaggi dei  corridori e l'ora presunta di passaggio: piazza Garibaldi ore 11.00, via  Matteotti ore 11.07, piazza Giovanni XXIII ore 11.05. Così gli avevano detto e  così lui stampò. Prima le 11 e 7, poi le 11 e 5. Rimasi stupefatto da questa  decisione: era un errore e lui doveva correggerlo. Ogni volta che andavo a  passare i pomeriggi in tipografia volevo rovistare negli enormi cassetti nei  quali erano riposti blocchetti metallici di tutti i tipi e dimensioni, divisi in  scompartimenti dalle pareti di legno. Una volta tirati fuori e osservati,  rigirati, toccati, dopo essermi&lt;span style="mso-spacerun: yes"&gt;   &lt;/span&gt;macchiato a dovere le mani, dovevo riporli attentamente ognuno al proprio  posto. A forza di giocare con i caratteri mobili avevo imparato a leggere intere  frasi al contrario, capacità indispensabile per un buon tipografo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;Mia nonna aveva una cartolibreria nel centro del  paese: vendeva carta, buste, penne, quaderni, libri. I libri non li comprava mai  nessuno, non so se era perché in paese non leggeva nessuno o perché se li  andavano a comprare in città. Io credo che fosse perché non leggeva nessuno. Io  li leggevo a puntate, ogni volta che andavo in negozio leggevo qualche pagina,  poi, quando tornavo la volta successiva, riprendevo la lettura. Solo che spesso,  non potendo tenere un segnalibro, non ricordavo a che punto ero arrivato e  ricominciavo a caso; talvolta mi accorgevo di aver già letto quelle pagine,  altre volte, probabilmente, avevo ne avevo saltate parecchie. Oppure il libro mi  aveva stancato e ne cominciavo un altro, magari ne leggevo tre o quattro  contemporaneamente, saltavo dall'uno all'altro, a seconda delle giornate, del  tempo, della voglia di letture da bambini o più seriose. In realtà, molto più  spesso andavo all'edicola a comprare &lt;st1:personname productid="la Gazzetta" st="on"&gt;la Gazzetta&lt;/st1:personname&gt; dello sport e leggevo quella. I giornali  erano enormi per un bambino delle elementari così io andavo dietro il banco,  riparato dalla vista dei clienti, mettevo il giornale in terra, nel poco spazio  rimasto libero tra gli scatoloni e la merce in vendita, mi stendevo sulla &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal"&gt;rosea&lt;/i&gt; e la studiavo riga per riga,  sognando, come tutti i miei amici, di diventare un grande campione di tennis o  di calcio. Nel periodo estivo, poco prima e all'inizio dell'anno scolastico, le  letture lasciavano il posto al lavoro. Ero il piccolo commesso di mia nonna  durante la stagione dei libri scolastici, l'unica in cui i compaesani sembravano  davvero intenzionati a leggere qualcosa. In quel periodo tutti i libri che mi  passavano sotto mano erano solo autore – titolo – casa editrice, e non ne  sfogliavo mai uno perché nei pochi metri quadrati della cartolibreria, e anche  fuori, si affollavano decine di studenti, ma più spesso di mamme, schiamazzanti  e pretenziose, tutte improvvisamente timorose che i propri figli non imparassero  abbastanza (i libri dovevano esser già arrivati per il primo giorno di scuola,  altrimenti erano proteste e arrabbiature). Protestavano sempre, di solito perché  i libri erano rincarati davvero troppo: non si poteva spendere così tanto per  mandare a scuola un figlio! Poi, per fortuna, i soldi ce li avevano, perché  spendevano il doppio di quanto erano costati i libri comprando zaini e agende  colorate.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;Così da bambino sguazzavo tra le lettere e le  buste, tra i fogli e le penne, tra i libri e i quaderni, e ogni tanto mi  arrivava qualcosa di questo mare di inchiostro e carta, qualcosa penetrava nella  mia mente, mi rimaneva anche nelle giornate d'estate tra i campi e le strade, a  ridere e giocare, a correre e litigare, a fare a botte e far la pace, tutta  questa materia della quale erano composte le mie giornate s'incuneava lentamente  nel mio corpo e non me ne accorgevo, non pensavo che potesse non essere così,  odoravo di inchiostro e di carta stampata e le mie mani erano sporche di nero,  sempre macchiati i miei polpastrelli, e giocavo e leggevo, e mi impregnavo  dell'odore dei manifesti stampati di nero su carta gialla luminosa.  &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt; &lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;silviodulivo&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3132154382876575725-156163387927537659?l=silviodulivo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://silviodulivo.blogspot.com/feeds/156163387927537659/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3132154382876575725&amp;postID=156163387927537659' title='14 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/156163387927537659'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/156163387927537659'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://silviodulivo.blogspot.com/2008/05/racconto-inchiostro.html' title='Racconto - Inchiostro'/><author><name>silviodulivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09511504014982194884</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/Rvk5BIgbanI/AAAAAAAAAR0/tly9xM3CuSk/s1600/primo+piano+rid.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/SCV-hDIDHDI/AAAAAAAACBk/c6TPMfIIiWo/s72-c/800px-Metal_movable_type-771884.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>14</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3132154382876575725.post-2646089288293121937</id><published>2008-05-07T19:25:00.010+02:00</published><updated>2008-07-04T16:52:11.351+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='interviste impossibili'/><title type='text'>Le interviste impossibili: silviodulivo intervista Bohumil Hrabal</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp0.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/SG45C525ynI/AAAAAAAACe4/mvB6zF8lyts/s1600-h/hrabal.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5219171740222605938" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://bp0.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/SG45C525ynI/AAAAAAAACe4/mvB6zF8lyts/s400/hrabal.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;
&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;
&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;
&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;silviodulivo&lt;/strong&gt;: Allora, Bohumil, come te la passi nell’aldilà?&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Bohumil Hrabal&lt;/strong&gt;: Da oltre dieci anni lavoro alle carte dei vivi. Sono le storie di tutti i viventi scritte sulla carta, svolazzano qua e là, qui non c’è la forza di gravità, e io recupero tutte le carte e le rimetto insieme e le presso, e penso alle vite di tutti i viventi della terra e talvolta mi soffermo a leggerle; mi interessano molto le storie dei vivi, soprattutto dei filosofi, quando trovo una persona interessante lascio andare tutte le altre carte, tutte le altre storie, e leggo la storia di un filosofo o di uno scienziato o di uno scrittore ceco, magari, e intanto tutte le altre carte volano via, e se il Padrone se ne accorge, o un suo Attendente, mi richiama all’ordine, lo fa sempre con gentilezza e con il sorriso sulle labbra, perché così deve fare, ma io lo vedo che cosa pensa: ah, quel Bohumil! &lt;/div&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;sdu:&lt;/strong&gt; Insomma, vedo che non è cambiato molto rispetto all’aldiqua . &lt;/div&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;bh&lt;/strong&gt;: Sì, e poi per noi l’aldilà è quello che è l’aldiqua per voi e viceversa, ci divertiamo molto, lavoriamo, beviamo, facciamo un po’ di sport, a me poi piace fare tanti mestieri, però il raccoglitore e pressatore di carte dei vivi è la mia love story. &lt;/div&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;sdu&lt;/strong&gt;: Almeno da morto potresti vivere in maniera più agiata senza correre di qua e di là a fare lavori umili. &lt;/div&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;bh&lt;/strong&gt;: La mia vita dopo la morte non sarebbe così poetica senza queste occupazioni, conoscerei solo persone lette sui libri, e invece così continuo a conoscere facchini, operai, distributori di volantini porta a porta, agenti di commercio, impiegati comunali, o che per lo meno lo sono stati, e anche qui fanno gli stessi mestieri che facevano da vivi, e i loro mestieri, i loro volti, le loro parole ispirano la mia prosa e i miei racconti al pub mentre sorseggio una birra. &lt;/div&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;sdu&lt;/strong&gt;: Dunque scrivi ancora? &lt;/div&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;bh&lt;/strong&gt;: No, nell’aldiqua non scriviamo in effetti, non nel senso che intendete voi, scriviamo sulla carta e la carta vola via, spinta dal vento, allora io riprendo un altro pezzo di carta, e scrivo un’altra storia, un’altra vita, e poi ancora la carta vola via, e chissà chi la leggerà poi! se ci sarà qualcuno che la ferma mentre corre nell’aria e poi la legge e magari dice: oh, Hrabal, scrive ancora. Chissà. Non scrivo libri, però continuo a leggere, soprattutto le storie dei vivi, come ti ho detto, ma anche qualche scrittore del vostro mondo. &lt;/div&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;sdu&lt;/strong&gt;: Non ti chiedo quali, non vorrei rimanerci male.&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;bh&lt;/strong&gt;: Non certo te. Anzi, a proposito: mi dicono che copi il mio stile. &lt;/div&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;sdu&lt;/strong&gt;: No, non è vero, ti giuro. E’ solo il mio stile, quello che mi è scappato fuori dalla penna quando ho cominciato a scrivere. Poi Monica Sarsini, che conduceva il gruppo di scrittura, mi ha detto: hai uno stile simile a quello di Hrabal, e allora ho cominciato a leggerti, prima non sapevo neanche chi fossi, davvero, e ora sei uno dei miei scrittori preferiti. Anzi, parlami della tua scrittura nell’aldilà.&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;bh&lt;/strong&gt;: Nell’aldiqua, come ti ho detto, non scrivo libri, ma non m’importa perché io racconto con le immagini e posso raccontare anche mentre lavoro o gioco a tennis o do da mangiare ai gatti, e la mia è una scrittura così, una scrittura orale che non so dirti da dove mi è scappata fuori, il mio modo di raccontare e di vedere le cose non sono studiati a tavolino, io mi metto anche ora, nell’aldiqua, alla mia vecchia macchina da scrivere, e scrivo e poi finisco un foglio, lo tolgo dalla macchina da scrivere e lui vola, e chissà dove va, a me non interessa più tenerli e rileggerli dopo tanto tempo, sarebbe forse sgradevole, e il foglio va, e spero che porti con sé le mie immagini, dopo la prima immagine la seconda, e poi la terza, e così via, una dopo l’altra, e spero che qualcuno le fermi, le mie carte, e le legga, e rimanga qualche immagine nelle loro povere testoline.&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;sdu&lt;/strong&gt;: Sono sicuro di sì. Parliamo della scrittura al tempo di internet. Hai appena avuto il tempo di intravederla. Sai che cosa è un blog?&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;bh&lt;/strong&gt;: Oh, sì, è una cosa molto pericolosa.&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;sdu&lt;/strong&gt;: E perché?&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;bh&lt;/strong&gt;: Ora scrivi una cosa e tra vent’anni ti rinfacceranno di averla scritta, e questa cosa che hai scritto vent’anni prima potrebbe perseguitarti, non solo perché qualcuno ti dice: guarda, hai scritto questo, questo e questo, ma perché sei tu stesso che ti rendi conto di averla scritta. Così io ho rilasciato un’intervista nel 1975 a una rivista ufficiale del PCC e tutti me l’hanno sempre rinfacciato, e anch’io me lo sono rimproverato, ma io non sono un tipo coraggioso, io volevo solo pubblicare, perché uno scrittore che non pubblica non è uno scrittore e anche tu sei come me, no?&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;sdu&lt;/strong&gt;: Nel senso che non sono coraggioso o nel senso che non sono uno scrittore perché non pubblico? Ti do ragione in tutti e due i sensi. Cambiamo discorso, parliamo dei tuoi gatti.&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;bh&lt;/strong&gt;: Oh, i miei gatti ci sono ancora, e ancora do loro da mangiare e li curo più degli umani, o post-umani, o quel che siamo, e loro mi amano più degli altri miei colleghi, e anche io li amo forse più dei morti con i quali bevo, mi diverto, ma io i gatti li accarezzo e loro no, non li accarezzo.&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;sdu&lt;/strong&gt;: Bene, spero di non averti disturbato troppo, Bohumil, immagino che dovrai andare a lavorare, o al pub, o a scrivere.&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;bh&lt;/strong&gt;: Be’, sì, il tempo sta per finire, il Padrone forse mi starà cercando. Mi sono molto divertito, ringrazio te e i tuoi lettori, spero che ci leggano in tanti.&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;sdu&lt;/strong&gt;: Non ci contare troppo, comunque anch’io volevo ringraziarti perché con te mi diverto molto, e piango e rido e penso e sogno. Ciao, Bohumil.&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;bh&lt;/strong&gt;: Na shledanou!&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3132154382876575725-2646089288293121937?l=silviodulivo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://silviodulivo.blogspot.com/feeds/2646089288293121937/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3132154382876575725&amp;postID=2646089288293121937' title='21 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/2646089288293121937'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/2646089288293121937'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://silviodulivo.blogspot.com/2008/05/le-interviste-impossibili-silviodulivo.html' title='Le interviste impossibili: silviodulivo intervista Bohumil Hrabal'/><author><name>silviodulivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09511504014982194884</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/Rvk5BIgbanI/AAAAAAAAAR0/tly9xM3CuSk/s1600/primo+piano+rid.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp0.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/SG45C525ynI/AAAAAAAACe4/mvB6zF8lyts/s72-c/hrabal.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>21</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3132154382876575725.post-5367628822222834188</id><published>2008-05-04T18:27:00.013+02:00</published><updated>2008-05-04T19:10:04.806+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='libri'/><title type='text'>Yehoshua - L'amante</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://bp0.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/SB3kdtFfbQI/AAAAAAAACBU/gAQhDbIFyHo/s1600-h/9788806173616g.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5196560744025386242" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://bp0.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/SB3kdtFfbQI/AAAAAAAACBU/gAQhDbIFyHo/s400/9788806173616g.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Ah, i romanzi a più voci! Mostrare la realtà da una prospettiva e poi da un'altra, raccontare un episodio e raccontarlo di nuovo venti pagine più avanti, mostrare la molteplicità dei punti vista, immedesimarsi ora in una vecchia, ora in un uomo, poi in un'adolescente. Le sfaccettature della vita e dei fatti. Che cosa c'è di meglio di un romanzo a più voci per raccontarle?&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ho smesso di leggere Yehoshua da qualche tempo: i suoi personaggi cominciavano ad annoiarmi. Non mi sembrano veri. Più che altro sembra che agiscano e pensino non come ritengono giusto ma come credono che &lt;em&gt;debbano&lt;/em&gt; agire e pensare.  Ricordo però L'amante come il miglior romanzo dell'autore israeliano e i personaggi da lui descritti i più simpatici della sua produzione letteraria.

&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;(Il romanzo non ha niente a che fare con il film "L'amante" ambientato nell'Indocina degli anni '20; la trasposizione cinematografica è quella di Roberto Faenza,  "L'amante preduto")

&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Chi lo potrebbe leggere.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Tutti: lettori abituali  e occasionali, filoisraeliani e antisraeliani, giovani e meno giovani&lt;/span&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;Sullo sfondo di una Haifa scossa dalla guerra del 1973, si dipana lo scenario de L'amante, il più sinceramente israeliano dei romanzi di Yehoshua. L'autore si affida alle voci dei suoi personaggi, ai loro sogni, ai ricordi, ai desideri, alle aspettative: sono le parole di Adam, agiato proprietario di una grande officina meccanica; le riflessioni della figlia Dafi, quindicenne insonne e ribelle; i sogni della moglie Asya, intellettuale precocemente ingrigita; gli stupori di Na'im, giovane operaio arabo; i vaneggiamenti della novantenne Vaduccia; e infine il resoconto stupefatto di Gabriel, l'amante scomparso. Mondi lontani, a dispetto dell'amore; voci tanto vicine quanto diverse siglano l'impossibilità di conoscere veramente chi ci vive accanto.&lt;/em&gt; (webster.it)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3132154382876575725-5367628822222834188?l=silviodulivo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://silviodulivo.blogspot.com/feeds/5367628822222834188/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3132154382876575725&amp;postID=5367628822222834188' title='8 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/5367628822222834188'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/5367628822222834188'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://silviodulivo.blogspot.com/2008/05/yehoshua-lamante.html' title='Yehoshua - L&apos;amante'/><author><name>silviodulivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09511504014982194884</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/Rvk5BIgbanI/AAAAAAAAAR0/tly9xM3CuSk/s1600/primo+piano+rid.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp0.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/SB3kdtFfbQI/AAAAAAAACBU/gAQhDbIFyHo/s72-c/9788806173616g.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>8</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3132154382876575725.post-2479089222731455662</id><published>2008-04-22T17:54:00.005+02:00</published><updated>2010-01-15T12:32:13.118+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti altri'/><title type='text'>La quercia - un'epifania di Homo Faber</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Per ore ed ogni giorno rimaneva immoto, devotamente, ai piedi della quercia (siccome ad una quercia si conviene, secolare) nell’attesa del segnacolo che, secondo tradizione declinata per la scala di innumeri generazioni della quale era egli il gradino postremo, avrebbe squarciato lo spesso telone precludente la visione ineffabile, da cui il dissolvimento di sé individuo nel tutto e per sempre dell’afflato universale. Ma quando dall’albero cadde, prossima alla sua mano destra, una ghianda, pensò che non fosse quello cibo per lui.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3132154382876575725-2479089222731455662?l=silviodulivo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://silviodulivo.blogspot.com/feeds/2479089222731455662/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3132154382876575725&amp;postID=2479089222731455662' title='23 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/2479089222731455662'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/2479089222731455662'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://silviodulivo.blogspot.com/2008/04/la-quercia-unepifania-di-homo-faber.html' title='La quercia - un&apos;epifania di Homo Faber'/><author><name>silviodulivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09511504014982194884</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/Rvk5BIgbanI/AAAAAAAAAR0/tly9xM3CuSk/s1600/primo+piano+rid.JPG'/></author><thr:total>23</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3132154382876575725.post-16663305409646954</id><published>2008-04-19T17:51:00.006+02:00</published><updated>2008-04-19T17:58:25.414+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='San Salvi'/><title type='text'>San Salvi / 11</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://bp1.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/SAoVL32ukXI/AAAAAAAABcA/xrIX97VQoXY/s1600-h/foto_di_herbert_list_il_ballo_delle_gonne.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5190984814214156658" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://bp1.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/SAoVL32ukXI/AAAAAAAABcA/xrIX97VQoXY/s320/foto_di_herbert_list_il_ballo_delle_gonne.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Riassunto delle puntate precedenti. Un precario della Pubblica Amministrazione, condannato a vita a lavorare in un ufficio dell'ex-manicomio di Firenze, sogna di essere uno scrittore e cerca materiale relativo all'ospedale psichiatrico come spunto per il suo primo romanzo, pubblicando i propri appunti per i suoi quattro lettori.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;Sto raschiando il fondo, sembra. Mi manca solo una tesi di laurea. Qualche “notiziario” degli anni ’60 e poi solo cartelle cliniche. Nei sotterranei. Poi più nulla? Non me ne capacito.

&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Con dispiacere gli ospiti del 4° che si recano alle partite di calcio allo stadio ogni domenica non sono potuti andare a vedere la partita che si è giocata 8 c.m. (novembre 64) fra Fiorentina e Juventus. Il motivo della mancata partecipazione a questo avvenimento da parte di noi ricoverati è che il biglietto d’ingresso della suddetta partita era troppo caro: e cioè di lire 900. Da più di un anno ci è stato promesso da parte dei signori medici e dell’Amministrazione che ci sarebbero stati dati dei biglietti gratis o a riduzione come in altri istituti o ospedali usufruiscono: ma non abbiamo visto niente. Raccomandiamo gentilmente l’Amministrazione di interessarsi in tal senso, che a noi farebbe molto piacere poter partecipare più spesso alle partite.

Io, Fedi, sono bravo. Ho fatto nascere caratteristici Pappagallini, e sono stato capace di far nascere anche tortore. Domenica mattina mi sono recato a caccia da mio cugino. Mi son divertito molto e ho portato i ginepri. Sono stato anche alla fiera di Porta Romana: c’era un vivace filunguello che faceva innamorare tutti ed era da richiamo per tutte le bandite, e schiamazzo di colombacci. Al Signor Dottore dico che gli uccelli nella voliera sono disturbati dai gatti, bisogna che li levi.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Al 10 ° Reparto noi si era fatto il ballo. Come mai non ce le mandano le donne, cosa s’è fatto di male? Noi siamo gente riflessiva. Venite a ballare al 10°, uomini e donne, ospiti. Anche alle gite, perché non ci mandate con le donne? Siamo gente per bene.
Fedi, 10°, R.U.

Dall’officina meccanica.
Abbiamo finito i pali per la segnalazione, verniciati di giallo con i segnali di posteggio e direzione che saranno fissati nel piazzale per il nuovo posteggio delle auto. Così anche il nostro Ospedale è all’altezza del codice della strada. E’ in corso la rifinitura di 24 piccole e graziose sedioline e 4 tavolini quadri con le gambe tonde e coniche. Sono verniciati di grigio con il sopra in legno compensato e formica rosa. Sono per il padiglione dei bambini e così anche loro usufruiranno del progresso della nostra officina. Sono anche in corso di lavorazione 8 finestroni larghi 3 metri e alti 3 e mezzo che andranno per l’ammodernamento del 1° reparto uomini. Si lavora così nella nostra officina per l’abbellimento del nostro Ospedale.
Mancini Giovanni, degente lavoratore

Dal Notiziario del novembre '64&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3132154382876575725-16663305409646954?l=silviodulivo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://silviodulivo.blogspot.com/feeds/16663305409646954/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3132154382876575725&amp;postID=16663305409646954' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/16663305409646954'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/16663305409646954'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://silviodulivo.blogspot.com/2008/04/san-salvi-11.html' title='San Salvi / 11'/><author><name>silviodulivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09511504014982194884</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/Rvk5BIgbanI/AAAAAAAAAR0/tly9xM3CuSk/s1600/primo+piano+rid.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp1.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/SAoVL32ukXI/AAAAAAAABcA/xrIX97VQoXY/s72-c/foto_di_herbert_list_il_ballo_delle_gonne.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3132154382876575725.post-8137759109052216607</id><published>2008-04-15T19:38:00.006+02:00</published><updated>2010-01-15T12:25:01.386+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti miei'/><title type='text'>Racconto - Il bagno</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://bp3.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/SATqrSUYNcI/AAAAAAAABb4/9FJ-TGFU7j0/s1600-h/prigione.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5189530700010239426" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://bp3.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/SATqrSUYNcI/AAAAAAAABb4/9FJ-TGFU7j0/s320/prigione.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; La prima volta che entra in bagno Anna è sola. Sente dall’altra parte del muro un rumore. Lo sente perché in quel momento non c’è nessuno con lei, né altre detenute né guardie. Ascolta piccoli rumori nei bagni confinanti. Clac, la tavoletta del vaso che si alza, o si abbassa; pssh pssh, la pipì della vicina di gabinetto; trun trun, glo glo, glo glo, l’altra tira lo sciacquone, l’acqua scende; zzh, zzh, la cerniera torna su (questo rumore lo ha immaginato, non è possibile sentirlo attraverso una parete); tac, apre la porta; stum stum stum st… cammina. Ora c’è silenzio. Anna esce, incrocerò la vicina di bagno, pensa. No, non c’è nessuno, eppure avrebbe dovuto essere ancora qui.
Pochi giorni dopo, è ancora sola in bagno e sente gli stessi rumori. Non vede nessuno, non sono le vicine di bagno. Ci sono altri bagni? Chiede la sera alla compagna di stanza. No, ma i bagni comuni confinano con quelli della sezione maschile. L’unico muro di confine tra uomini e donne è quello dei bagni.
Anna non dorme. Aspetta il momento nel quale tornerà in bagno, non capita spesso durante la giornata, di solito le detenute usano il vaso della cella. Immagina lo sconosciuto frequentatore del bagno confinante. Alla prima occasione è dentro, anche se non deve pisciare. Sta ferma e ascolta, ma i rumori vengono dai bagni delle donne e coprono quelli degli uomini. Ora c’è silenzio, ma di là dal muro non si sente nessun rumore. Il giorno dopo Anna non può andare, non sempre è consentito. Talvolta si va insieme ad altre detenute, a volte ci sono le guardie. Bastano pochi rumori per coprire i suoni che Anna vuole ascoltare. Anna non ha fretta, ma i giorni buoni sono davvero rari. Di notte apre gli occhi e pensa agli uomini di là dal muro. Di giorno apre gli orecchi e cerca di percepire più suoni possibile. Entra in bagno e non fa niente, se non ascoltare. Trattiene la pipì più a lungo che può, non vuol sprecare i pochi minuti a disposizione per urinare. La farò in cella, pensa Anna. Oggi c’è silenzio nel bagno della sezione femminile. Stum stum stum. Eccolo! pensa Anna trattenendo il fiato per non disturbare l’ascolto. Tac, cla, psh, cloc, trun, glo, zh, tac, trun, glo, stum. Ha ascoltato tutto. Ha visto l’uomo di là, se lo è immaginato. Il giorno dopo è ancora lì, il giorno dopo ancora di nuovo lì, trattiene il fiato, appoggia l’orecchio al muro, prolunga la permanenza in bagno, ma non vuole esagerare, non vuole che qualcuno venga a sapere di queste visite. In due settimane ha sentito tre volte il rumore dell’uomo. In sei settimane otto. In due mesi quindici. E’ sempre lo stesso uomo, così è convinta lei. Non si sentono mai due uomini parlare in bagno, è poco frequentato. Alla tredicesima settimana Anna muove la mano, è indecisa, sta per sbattere il pugno contro la parete. Lo appoggia soltanto. Il giorno seguente trova di nuovo l’uomo, ormai ha imparato quali sono gli orari nei quali è più facile trovarlo. Così crede. Anna batte piano il pugno sulla parete, ascolta, strizza gli occhi, non succede nulla. Tre giorni dopo (di nuovo lui, pensa Anna) batte più forte, ripetutamente, accenna anche a un sussurro. Silenzio. Ormai ha capito, pensa Anna la notte stessa mentre non dorme, sarò più decisa. Dopo quattro giorni si ritrovano dalla parte opposta della stessa parete. Anna batte il pugno e sussurra, ehi! ps! ss! Tossicchia. Il giorno dopo: ps! ehi! oh!
Dario ha sentito. Ascolta, non sa che cosa pensare. Esce, guarda nel bagno accanto. Si pone in ascolto, non respira. Rinuncia, va via. Il giorno dopo ancora: bum, ps! ehi! Guarda in alto, come se cercasse un buco attraverso il quale parlare, ben sapendo che non c’è. Tossicchia. Di là qualcuno tossicchia. E’ rumore di donna, pensa Dario. Ps! ehi! (anche lui). Il giorno dopo non si trovano, il giorno successivo ancora Dario si libera alla stessa ora. Vado in bagno, dice al collega. Apre la porta, la chiude, ascolta. Ps! ehi! eeehi! Iuuuù! Piano però, si vergogna. Fischietta, canticchia. Anche Anna fischietta, di là dal muro. Ciao, prova Dario. La donna civettuola lancia il sasso, poi aspetta che l’uomo si faccia avanti. Oppure è l’uomo che ci ha provato. Non si sa chi è partito prima, lui o lei? Ne discuteranno a lungo, se la cosa andrà avanti. Se non fosse per il muro. Ciao! Ciao! Mi senti? Poi arrivano dei rumori, qualcuno parla, è una voce di donna che deve essere entrata nel bagno di là. Il giorno dopo lei non può andare all’appuntamento, quello successivo lui non è di turno. Si ritrovano di nuovo. Ehi! Ps! Ciao! Si arriva al dunque rapidi, hanno meno timore i due. La settimana dopo: come ti chiami? Io sono Anna. E tu? Non te lo posso dire. Anna pensa, pensa, pensa. Sogna. Perché non lo può dire? Il giorno dopo. Dai, su, dimmelo, ti prego (senza neanche ciao, ne ps, né ehi: hanno poco tempo). Dario.
Sono quattro mesi che Dario e Anna si frequentano. Fosse per lei andrebbe lì tutti i giorni, ma lui è una guardia e non tutti i giorni è al lavoro. Si salutano, parlano sempre a bassa voce, una manciata di secondi. Anna non fa l’amore da tre anni, da quando è dentro. Non chiede a Dario se è sposato o fidanzato: ha paura della risposta. Oggi le chiede di avvicinarsi al muro, di appoggiarsi contro di esso. Ci sei? Anch’io. Ti sto baciando. Zitta, non si parla mentre si bacia. Anna sorride.
Dario ama Anna, Anna ama Dario. Sei bella. E’ un’affermazione, nessun uomo ha mai chiesto a una donna se è bella o no. Forse i ciechi? Si chiede Dario. Lui non ne ha mai conosciuti. Hai occhi bellissimi, le sussurra ad alta voce lei. Sono otto mesi che ci conosciamo. Cinque, corregge lui. Otto: io ti ascoltavo ben prima che ci parlassimo. E’ ora di fare l’amore, suggerisce lui. E come facciamo? Domanda lei, incredula. Ci siamo baciati tante volte, possiamo anche fare l’amore. Domani, oggi non abbiamo tempo, è ora di andare, ribatte Anna.
Il giorno dopo, senza preamboli (non c’è tempo; il tempo è contro di loro; lo spazio forse no, lo spazio che li separa ha favorito il loro incontro, forse non si sarebbero amati se non avessero dovuto rimanere separati), lui spoglia lei, lei spoglia lui, con le parole sussurrate guidano le reciproche svestizioni. Indugiano a lungo come non hanno mai fatto, preferiscono correre il rischio di esser smascherati. Lui ha la mano sinistra appoggiata contro la parete, guarda lei attraverso di essa, si agita furioso il pisello. Anche lei si masturba: appoggia tutto il suo corpo nudo contro la parete, vuol farsi penetrare da dietro. Si descrivono a vicenda le proprie posizioni, mugolano a voce alta, non hanno più paura. Lo sperma di Dario finisce sul pavimento del bagno della sezione maschile, appoggiata alla parete del bagno della sezione femminile Anna urla.
Il giorno dopo. Dario vuol conoscere Anna, posso venire a trovarti tutti i giorni, dice lui. No, non sarebbe più la stessa cosa. Dario vive fuori, per Anna c’è solo Dario di là dalla parete del bagno e la notte per non dormire. Dario insiste: forse ci piaceremo anche vedendoci. E poi? io sono sempre dentro, tu sarai sempre controllore, io sempre controllata, si altera Anna. Facciamo l’amore, facciamo l’amore davvero, prova Dario. E dove, vuoi venire in cella? Non capisci un cazzo (lei). Anna, è la prima volta che litighiamo (lui). Doveva succedere prima o poi, Dario, siamo una coppia, una coppia di là dal muro, ricorda Anna. Ora, è tardi, ci vediamo domani (Dario). Domani, sì, forse.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3132154382876575725-8137759109052216607?l=silviodulivo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://silviodulivo.blogspot.com/feeds/8137759109052216607/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3132154382876575725&amp;postID=8137759109052216607' title='10 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/8137759109052216607'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/8137759109052216607'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://silviodulivo.blogspot.com/2008/04/il-bagno-racconto.html' title='Racconto - Il bagno'/><author><name>silviodulivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09511504014982194884</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/Rvk5BIgbanI/AAAAAAAAAR0/tly9xM3CuSk/s1600/primo+piano+rid.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp3.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/SATqrSUYNcI/AAAAAAAABb4/9FJ-TGFU7j0/s72-c/prigione.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>10</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3132154382876575725.post-2886849047985651463</id><published>2008-04-12T16:56:00.005+02:00</published><updated>2008-04-12T17:40:51.265+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cose mie'/><title type='text'>Alla ricerca dei nostri avi - 1</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/SADN-8ot7DI/AAAAAAAABbw/EkVFlCnIGcg/s1600-h/BATTESIMO+PIETRO+DOMENICO+5+GIUGNO+1715+rid.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5188373252043303986" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/SADN-8ot7DI/AAAAAAAABbw/EkVFlCnIGcg/s320/BATTESIMO+PIETRO+DOMENICO+5+GIUGNO+1715+rid.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; Mio fratello Flavio mi ha trascinato in una ricerca genealogica della nostra famiglia. Sta raccogliendo ricordi tra i parenti ancora vivi e documentazione (foto, lettere, ecc.). E’ andato ad indagare a Pescia perché il nostro bisnonno era di lì. Nei mesi scorsi ha fatto una prima ricognizione all’archivio di stato e al vescovado. Ieri mi sono unito a lui e abbiamo dedicato diverse ore alla caccia dei nostri avi.
All’archivio di stato di Pescia è molto difficile ottenere qualcosa di buono, sia perché il materiale è scarso e di difficile consultazione per i profani, sia perché l’impiegato che ci ha ricevuto sembrava quasi infastidito dalla nostra presenza e sembrava volesse tenersi per sé tutti gli schedari di cui era in possesso. Abbiamo comunque ottenuto qualche informazione sui nostri avi e siamo venuti a sapere che una famiglia francese, tempo fa, ha chiesto notizie di tale Guerrazzo D’Ulivo vissuto nel 1800 circa. Dunque dovremmo avere un avo in comune con questa famiglia, probabilmente còrsa, o della Francia del sud, poiché oggi su internet ho trovato diversi D’Ulivo (o Ulivo o Dulivo) in quelle zone. Probabilmente qualche parente di un nostro avo era emigrato in Corsica durante la dominazione napoleonica. Per fortuna però i nostri avi, probabilmente, non si sono mossi per secoli dalla solita parrocchia, Castellare di Pescia. Questo facilita molto le indagini.
La seconda tappa l’abbiamo fatta al cimitero, alla ricerca di qualche lapide.Sembra che non ce ne siano, ma siamo stati accolti con entusiasmo dalla signora dell’ufficio cimiteriale che ci ha mostrato alcuni registri dal 1880 in poi. Abbiamo trovato alcune conferme di quello che Flavio aveva già scoperto e date di nascita, di morte, di sepoltura (ora compresa) del nostro bisnonno Candido, della nostra bisnonna Elvira, e del nostro trisavolo Emilio. Tutte queste persone, dopo dieci anni dalla sepoltura, sono finite nell’ossario comune (erano contadini)
La terza tappa, dalla quale contavamo di ottenere maggiori informazioni, è stata all’archivio delle parrocchie (vescovado). Siamo fortunati perché lì lavora un ragazzo esperto e disponibile ad aiutarci. Così ci siamo messi alla caccia dei certificati di battesimo e di matrimonio. Abbiamo anche consultato un censimento del 1841. E’ molto difficile leggere nella scrittura di uno o due secoli fa, a volte è difficile interpretare quello che c’è scritto. Spesso i dati non sono esatti (Pietro diventa Piero, D’Ulivo D’Olivo, gli anni vengono conteggiati approssimativamente, un po’ come fanno ancora gli anziani). Prima di un certo periodo i documenti sono in latino. Per fortuna c’era il ragazzo, un fenomeno nell’individuazione del nome D’Ulivo in mezzo a centinaia di parole incomprensibili e generoso nel darci dritte importanti. Alla fine siamo riusciti a risalire al certificato di battesimo del nostro avo Pietro, nato il 5 giugno 1715, figlio di Giovanni, figlio del fu Pietro (foto). Dunque, il babbo e il nonno di Pietro (Pietro anche lui) hanno vissuto nel 1600, sempre nella parrocchia di Castellare di Pescia.
Siamo usciti entusiasti. Al prossimo giro contiamo di andare avanti nella scala dei nostri avi (il bibliotecario ci ha detto che potremmo arrivare al 1400) e di ampliare le nostre notizie (che lavoro facevano, se sapevano leggere o scrivere, ecc.).
&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3132154382876575725-2886849047985651463?l=silviodulivo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://silviodulivo.blogspot.com/feeds/2886849047985651463/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3132154382876575725&amp;postID=2886849047985651463' title='12 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/2886849047985651463'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/2886849047985651463'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://silviodulivo.blogspot.com/2008/04/alla-ricerca-dei-nostri-avi-1.html' title='Alla ricerca dei nostri avi - 1'/><author><name>silviodulivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09511504014982194884</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/Rvk5BIgbanI/AAAAAAAAAR0/tly9xM3CuSk/s1600/primo+piano+rid.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/SADN-8ot7DI/AAAAAAAABbw/EkVFlCnIGcg/s72-c/BATTESIMO+PIETRO+DOMENICO+5+GIUGNO+1715+rid.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>12</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3132154382876575725.post-8503068642642979034</id><published>2008-04-09T22:36:00.006+02:00</published><updated>2008-04-09T22:44:52.795+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='libri'/><title type='text'>Jelinek - La pianista</title><content type='html'>&lt;div&gt;
&lt;div&gt;&lt;a href="http://bp0.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/R_0p1Mot4yI/AAAAAAAABIQ/pMZrbjMX9Bs/s1600-h/9788806176334g.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5187348339702489890" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://bp0.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/R_0p1Mot4yI/AAAAAAAABIQ/pMZrbjMX9Bs/s320/9788806176334g.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;
&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Perché ho comprato La pianista di Elfriede Jelinek? Forse perché ne è stato tratto un film, di cui si vede anche una foto in copertina? Non è da me! Non lo ricordo, ma talvolta si fanno scelte casuali azzeccatissime. E io sono proprio contento di aver letto questo libro (come al solito in questi casi: divorato) perché diverso da tutti quelli che ho letto, soprattutto da un punto di vista stilistico. etafore continue, eppure non le sopporto, io, le metafore. Cambi di registro stilistico. E poi sesso, e poi ancora: introspezione psicologica. E poi: violenza. E poi: comicità. E ancora: disperazione. E poi…

(perché, perché l’ho comprato? Come ho scoperto la Jelinek?...)&lt;/div&gt;




&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;La ricerca spasmodica e frustrante della vita e di un'identità sessuale, fra autolesionismo e voyerismo, spingono una quarantenne insegnante di pianoforte negli squallidi peep-show della periferia viennese, nei cinema a luci rosse o tra le siepi del Prater, prima di rientrare a casa, sotto le lenzuola del letto che condivide con la tirannica madre. Al centro della narrazione il tormentato rapporto di forza tra le due che trasformerà in catastrofe sadomasochistica il tentativo della donna di legarsi a un suo allievo. "La pianista" è il romanzo più conosciuto di Elfriede Jelinek, premio Nobel per la letteratura nel 2004. (bol.it)&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;
 &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"…I sentimenti dell’insegnante spirano in alto, una tiepida corrente ascendente. In realtà Kemmler non ha proprio nessuna voglia, ma deve, perché è questo che si vuole da lui. Stringe i ginocchi come uno scolaretto imbarazzato. La donna smania sulle sue cosce e implora pietà e ferocia. Come potremmo stare bene adesso! Fasci di carne sbattono sul pavimento. Erika Kohut pronuncia una dichiarazione d’amore che poi consiste in una elenco di noiose richieste, di patti ben congegnati, di accordi ripetutamente confermati. Kemmler non concede il proprio amore, non dice oplà tanto in fretta. Non è cosa che si concluda in quattro e quattr’otto, quella. Erika spiega fino a che punto è disposta a spingersi a queste o quelle condizioni e invece Kemmler progetta di fare al massimo un giro per il Rathauspark senza correre troppo. La prega: non oggi, la prossima settimana! Allora avrò più tempo. Vedendo che le sue preghiere non sortiscono alcun effetto, comincia a toccarsi di nascosto, ma in lui tutto rimane come morto. Questa donna lo trascina in uno spazio che lo risucchia, dove il suo arnese, sebbene molto richiesto, non mostra alcuna reazione. Kemmler tira, picchia, scuote istericamente. Lei non si è ancora accorta di nulla e si scaglia su di lui come una slavina d’amore. Comincia già a singhiozzare, ritratta alcune delle cose appena dette e in cambio ne promette altre migliori. Si sente infine liberata! Senza alcun entusiasmo Kemmler si gingilla col suo basso ventre, gira e rigira il pezzo da lavorare e lo batte con arnesi di ferro. Sprizzano scintille…"

Oltre a La pianista (del 1983) la Jalinek ha scritto tra l’altro
Le amanti 1975
La voglia 1985
Voracità 2005&lt;/div&gt;
&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3132154382876575725-8503068642642979034?l=silviodulivo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://silviodulivo.blogspot.com/feeds/8503068642642979034/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3132154382876575725&amp;postID=8503068642642979034' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/8503068642642979034'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/8503068642642979034'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://silviodulivo.blogspot.com/2008/04/jelinek-la-pianista.html' title='Jelinek - La pianista'/><author><name>silviodulivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09511504014982194884</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/Rvk5BIgbanI/AAAAAAAAAR0/tly9xM3CuSk/s1600/primo+piano+rid.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp0.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/R_0p1Mot4yI/AAAAAAAABIQ/pMZrbjMX9Bs/s72-c/9788806176334g.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3132154382876575725.post-2457501407460971997</id><published>2008-03-27T17:17:00.009+01:00</published><updated>2008-03-27T17:51:05.776+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='libri'/><title type='text'>Culicchia - Il paese delle meraviglie</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://bp3.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/R-vPrj0MdRI/AAAAAAAABHo/OZRsmfUGWUs/s1600-h/copj13.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5182464143475373330" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://bp3.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/R-vPrj0MdRI/AAAAAAAABHo/OZRsmfUGWUs/s400/copj13.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; Se c'è un brano di Culicchia che ricordo è il tema sul volgare di Zazzi, uno dei due protagonisti de Il Paese delle Meraviglie: molto, molto divertente, il tema, e il libro. Ho scoperto questo autore per caso, consigliato da un amico, e le scoperte fatte per caso sono le più gradevoli. Ora l'ho abbandonato, ma quando avrò voglia di ridere un po' lo riprenderò in mano.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Culicchia parla di noi uomini comuni, dei nostri pregi e soprattutto difetti, qui parla della nostra Italia e di noi bambini. Secondo me è il suo romanzo migliore.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Da un suo libro, Tutti giù per terra, è stato tratto l'omonimo film con Valerio Mastandrea.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;A chi potrebbe piacere Il Paese delle meraviglie:&lt;/span&gt;
&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;chi si vuol divertire, chi legge a letto, chi ha vissuto negli anni '70
&lt;/span&gt;




&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Attila e Zazzi hanno quattordici anni e sono amici per la pelle. A prima vista non si direbbe. Sono diversi in tutto: il carattere, le famiglie d’origine, il loro sguardo sul mondo.Attila è un Charlie Brown che sogna spesso a occhi aperti, con un padre assente, una madre bigotta, una sorella che se n’è andata a Milano e un nonno anarchico un po’ bizzarro ma con qualche lampo di saggezza.Francesco Zazzi detto Franz invece è sguaiato, aggressivo, dichiaratamente fascista, incontrollabile negli slanci che punteggiano le sue giornate, sempre sopra le righe ma anche profondamente libero. Un personaggio vitale, irresistibile, di quelli che lasciano il segno. A unire i due ragazzi c’è solo un’amicizia profonda e indissolubile, di quelle che possono nascere solo a quell’età.Sullo sfondo, un mondo sospeso tra il ridicolo e il tragico, popolato da personaggi come Mollo, ruota di scorta del duo, o l’ex sessantottina professoressa Cavalla, o le imbranate compagne di scuola. Il paese delle meraviglie racconta attraverso gli occhi di due ragazzi l’Italia del 1977: un paese e un tempo segnati dalla violenza, apparentemente lontanissimi ma più vicini di quanto non sembri. E lo fa all’insegna di un riso travolgente e contagioso, in uno scatenato caleidoscopio di assurdità e sberleffi. Politicamente scorretto ma pieno di umanità, il nuovo romanzo di Giuseppe Culicchia coglie il volto e l’anima di un’intera generazione. (&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;a href="http://www.garzanti.it/"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;garzanti.it&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;)


Di Culicchia è stato pubblicato anche, tra l'altro:

&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;a class="new" title="Tutti giù per terra (romanzo) (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Tutti_gi%C3%B9_per_terra_%28romanzo%29&amp;amp;action=edit&amp;amp;redlink=1"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Tutti giù per terra&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt; (1994, &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;a title="Garzanti" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Garzanti"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Garzanti&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;)
Paso Doble (1995, Garzanti)
Bla bla bla (1997, Garzanti)
&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;a title="Ambarabà ciccì coccò" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ambarabà_ciccì_coccò"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Ambarabà&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt; (2000, Garzanti)
A spasso con &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;a title="Anselm" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Anselm"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Anselm&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt; (2001, Garzanti)
"Liberi tutti, quasi" (2002, Garzanti)
&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;a title="Torino è casa mia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Torino_è_casa_mia"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Torino è casa mia&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt; (2005, &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;a title="Laterza" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Laterza"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Laterza&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;)
Muri &amp;amp; duri (2006, &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;a class="new" title="Priuli&amp;amp;Verlucca (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Priuli%26Verlucca&amp;amp;action=edit&amp;amp;redlink=1"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Priuli&amp;amp;Verlucca&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;)
Ecce Toro (2006, Laterza)
Un'estate al mare (2007, Garzanti)
&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3132154382876575725-2457501407460971997?l=silviodulivo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://silviodulivo.blogspot.com/feeds/2457501407460971997/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3132154382876575725&amp;postID=2457501407460971997' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/2457501407460971997'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/2457501407460971997'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://silviodulivo.blogspot.com/2008/03/culicchia-il-paese-delle-meraviglie.html' title='Culicchia - Il paese delle meraviglie'/><author><name>silviodulivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09511504014982194884</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/Rvk5BIgbanI/AAAAAAAAAR0/tly9xM3CuSk/s1600/primo+piano+rid.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp3.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/R-vPrj0MdRI/AAAAAAAABHo/OZRsmfUGWUs/s72-c/copj13.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3132154382876575725.post-4280294901785695695</id><published>2008-03-26T21:18:00.028+01:00</published><updated>2008-03-27T18:01:39.392+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='libri'/><title type='text'>Saramago - Cecità</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://bp1.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/R-vSFD0MdTI/AAAAAAAABH4/nYkLgnsLe00/s1600-h/SARAMAGO_cecita0.gif"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5182466780585293106" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://bp1.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/R-vSFD0MdTI/AAAAAAAABH4/nYkLgnsLe00/s400/SARAMAGO_cecita0.gif" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Come spesso in Saramago (portoghese, premio Nobel per la letteratura). Punto di partenza inverosimile: un'epidemia di cecità; storia: senza luogo, senza tempo; l'uomo: il suo comportamento, i suoi pensieri, fino a che punto degrada. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Pochi punti e molte virgole. Nessun punto interrogativo. Frasi lunghe. Qualche aforisma da incorniciare.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il miglior Saramago. "Cecità" dicono che sia il capolavoro. Io aggiungo: uno dei tanti. Il Vangelo secondo Gesù Cristo, Tutti i nomi, La zattera di pietra, Le intermittenze della morte.&lt;/div&gt;


&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Due scampoli di Cecità.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div align="justify"&gt;"... se prima di ogni nostro atto ci mettessimo a prevederne le conseguenze, a considerarle seriamente, anzitutto quelle immediate, poi le probabili, poi le possibili, poi le immaginabili, non arriveremmo neanche a muoverci dal punto in cui ci avrebbe fatto fermare il primo pensiero"&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div align="justify"&gt;"... il primo cieco ha già detto alla moglie, con voce sussurrata, che uno dei ricoverati è quel furfante che gli ha portato via la macchina, Pensa un po' che coincidenza, ma, siccome intanto ha saputo che il povero diavolo sta male per quella ferita alla gamba, ha avuto la generosità di aggiungere, Come castigo, basta. E lei, per la gran tristezza di essere cieca e la gran gioia di aver recuperato il marito, la gioia e la tristezza possono fondersi, non sono come l'acqua e l'olio, non si è neanche ricordata di quanto aveva detto due giorni prima, che avrebbe dato un anno di vita perché il mascalzone, parole sue, diventasse cieco."
&lt;/div&gt;

&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Chi potrebbe leggere Cecità:
chi legge molto, chi ama le storie surreali, chi riflette mentre legge, chi va oltre la dicotomia "scorre/non scorre"
&lt;/span&gt;
&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;In una città qualunque, di un Paese qualunque, un automobilista è fermo al semaforo, in attesa del verde, quando si accorge di perdere la vista. All'inizio pensa si tratti di un disturbo passeggero, ma non è così. Gli viene diagnosticata una malattia sconosciuta: un "mal bianco" che avvolge le vittime in un candore luminoso, simile a un mare di latte. Non si tratta di un caso isolato: è l'inizio di un'epidemia che colpisce progressivamente tutta la città e l'intero Paese. I ciechi vengono rinchiusi in un ex manicomio e costretti a vivere nel più totale abbrutimento da chi non è stato ancora contagiato.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;

&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Di Saramago è stato pubblicato, tra l'altro:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Manuale di pittura e calligrafia&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Una terra chiamata Alentejo&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Memoriale del convento&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;L'anno della morte di Ricardo Reis&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;La zattera di pietra&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Storia dell'assedio di Lisbona&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Il Vangelo secondo Gesù Cristo&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Tutti i nomi&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;La caverna&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;L'uomo duplicato&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Saggio sulla lucidità&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Le intermittenze della morte&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Oggetto quasi&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Il racconto dell'isola sconosciuta&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;

&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3132154382876575725-4280294901785695695?l=silviodulivo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://silviodulivo.blogspot.com/feeds/4280294901785695695/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3132154382876575725&amp;postID=4280294901785695695' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/4280294901785695695'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/4280294901785695695'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://silviodulivo.blogspot.com/2008/03/saramago-cecit.html' title='Saramago - Cecità'/><author><name>silviodulivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09511504014982194884</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/Rvk5BIgbanI/AAAAAAAAAR0/tly9xM3CuSk/s1600/primo+piano+rid.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp1.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/R-vSFD0MdTI/AAAAAAAABH4/nYkLgnsLe00/s72-c/SARAMAGO_cecita0.gif' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3132154382876575725.post-7204068248051660493</id><published>2008-03-25T19:28:00.009+01:00</published><updated>2008-04-10T17:27:00.741+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='libri'/><title type='text'>Kristof - Trilogia della città di K</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/R_4smcot69I/AAAAAAAABbA/RpLfOGjlo0Y/s1600-h/kristof.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5187632859811015634" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/R_4smcot69I/AAAAAAAABbA/RpLfOGjlo0Y/s320/kristof.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;
Ho sofferto per tre o quattro giorni, non molti di più perché è stato inevitabile, per me, consumare in poco tempo La trilogia della città di K., di Agota Kristof, scrittrice ungherese emigrata in Francia. Scrive in francese, che non è la sua lingua madre, scrive secca, senza fronzoli, racconta solo i fatti, non le cose opinabili. Esempio:
&lt;em&gt;Nostra nonna è la madre di nostra Madre. Prima di venire ad abitare da lei non sapevamo che nostra Madre avesse ancora una madre.
La chiamiamo Nonna.
La gente la chiama la Strega.
Lei ci chiama figli di cagna.
&lt;/em&gt;
E così penetra il lettore.


&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Quando "Il grande quaderno" apparve in Francia a metà degli anni Ottanta, fu una sorpresa. La sconosciuta autrice ungherese rivela un temperamento raro in Occidente: duro, capace di guardare alle tragedie con quieta disperazione. In un Paese occupato dalle armate straniere, due gemelli, Lucas e Klaus, scelgono due destini diversi: Lucas resta in patria, Klaus fugge nel mondo cosiddetto libero. E quando si ritroveranno, dovranno affrontare un Paese di macerie morali. Storia di formazione, la "Trilogia della città di K" ritrae un'epoca che sembra produrre soltanto la deformazione del mondo e degli uomini, e ci costringe a interrogarci su responsabilità storiche ancora oscure. (IBS)&lt;/span&gt;

Di Agota Kristof in italiano è stato pubblicato:

&lt;span style="color:#000000;"&gt;La prova, Guanda, 1989.
Trilogia della città di K. [Il grande quaderno, La prova, La terza menzogna], Einaudi, 1998.
La chiave dell'ascensore. L'ora grigia, Einaudi, 1999.
Ieri, Einaudi, 2002.
La vendetta, Einaudi, 2005.
L'analfabeta. Racconto autobiografico, Casagrande, 2005.
Dove sei Mathias?, Casagrande, 2006. &lt;/span&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3132154382876575725-7204068248051660493?l=silviodulivo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://silviodulivo.blogspot.com/feeds/7204068248051660493/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3132154382876575725&amp;postID=7204068248051660493' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/7204068248051660493'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/7204068248051660493'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://silviodulivo.blogspot.com/2008/03/kristof-trilogia-della-citt-di-k.html' title='Kristof - Trilogia della città di K'/><author><name>silviodulivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09511504014982194884</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/Rvk5BIgbanI/AAAAAAAAAR0/tly9xM3CuSk/s1600/primo+piano+rid.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/R_4smcot69I/AAAAAAAABbA/RpLfOGjlo0Y/s72-c/kristof.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3132154382876575725.post-8788046679636789477</id><published>2008-03-19T18:53:00.005+01:00</published><updated>2008-03-19T19:09:00.455+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='San Salvi'/><title type='text'>San Salvi / 10</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;Riassunto delle puntate precedenti. Un precario della Pubblica Amministrazione, condannato a vita a lavorare in un ufficio dell'ex-manicomio di Firenze, sogna di essere uno scrittore e cerca materiale relativo all'ospedale psichiatrico come spunto per il suo primo romanzo, pubblicando i propri appunti per i suoi quattro lettori.&lt;/em&gt;
&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;
&lt;em&gt;&lt;/em&gt;
Giorgio
nato nel 1925.
Ricoverato nel 1959
Diagnosi: oligofrenia.
Dimesso nel 1989 dopo 30 anni di manicomio.

Franco
nato nel 1939.
Ricoverato nel 1956
Diagnosi: schizofrenia.
Dimesso nel 1989 dopo 33 anni di manicomio.

Ercole
nato nel 1901.
Ricoverato nel 1931
Diagnosi: psicosi paranoide.
Dimesso nel 1989 dopo 58 anni di manicomio.

Pierina
nata nel 1914
Ricoverata nel 1940.
Diagnosi: demenza precoce paranoide.
Dimessa nel 1989 dopo 49 anni di manicomio.

E così via.
&lt;div align="justify"&gt;Sono ricoverati di San Giovanni in Pesiceto, non di San Salvi, ma avrebbero potuto esserlo. Le loro storie si vedono nel libro di fotografie "La ragione dei matti", Cappelli editore.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Un altro bel libro fotografico è "Tornare a vivere: immagini della chiusura dell'ex ospedale psichiatrico San Niccolò di Siena", Petruzzi editore.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3132154382876575725-8788046679636789477?l=silviodulivo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://silviodulivo.blogspot.com/feeds/8788046679636789477/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3132154382876575725&amp;postID=8788046679636789477' title='19 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/8788046679636789477'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/8788046679636789477'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://silviodulivo.blogspot.com/2008/03/san-salvi-10.html' title='San Salvi / 10'/><author><name>silviodulivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09511504014982194884</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/Rvk5BIgbanI/AAAAAAAAAR0/tly9xM3CuSk/s1600/primo+piano+rid.JPG'/></author><thr:total>19</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3132154382876575725.post-3654566954119158753</id><published>2008-02-29T23:02:00.032+01:00</published><updated>2010-01-15T12:32:31.224+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti altri'/><title type='text'>Il monolocale (racconto di gruppo)</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;Una donna scrive l'incipit, gli altri lettori del blog sono invitati a proseguire la storia. Ne viene fuori ...&lt;/em&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;
&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="color:#330099;"&gt;Riassunto &lt;/span&gt;
Firenze, 2008. Un serial killer uccide dal primo maggio al 30 ottobre 2008 venti ragazze americane, studentesse universitarie. Le donne sono tutte strangolate, non ci sono segni di violenza sessuale sui loro corpi, nessun segno che faccia pensare a un lotta tra killer e vittima, nessuna traccia dell’assassino. Molti di questi omicidi avvengono a due passi dalla Questura, nei pressi di via san Gallo, perciò il Mostro 2, così com’è definito dai giornali nazionali e internazionali (per distinguerlo dal Mostro di Firenze che uccise otto coppiette negli anni Settanta e Ottanta) viene chiamato dai fiorentini “Lallo, il mostro di San Gallo”. La vita della città è sconvolta: i turisti non vengono più e molte attività economiche entrano in crisi, la popolazione è terorizzata, ma vi sono anche alcuni inaspettati cambiamenti positivi. Sul letto della ventesima vittima il killer lascia un dattiloscritto, un romanzo, o presunto tale, dal titolo Il Monolocale. La polizia scientifica indaga sul materiale cartaceo e la Procura incarica il professor Giovanni Dal Moro di studiare, dall’analisi del testo, gli aspetti psicologici dell’omicida. Il professore è titolare della cattedra di Criminologia nella facoltà di Psicologia dell’università locale con lui collabora un tirocinante, Lapo Cecchi, aspirante psicologo dai trascorsi accademici mediocri, che nel frattempo lavora al banco del pesce dell’Ipercoop di Lastra a Signa. Mentre il professore, come è stato fin dall’inizio della storia, passa il tempo a farsi intervistare in tv, Lapo sgobba al suo posto e suggerisce interpretazioni psicologiche del killer al suo prof, il quale poi le ricicla sui media. Anche l’analisi del testo "Il monolocale” tocca a Lapo. Il testo però appare spesso incomprensibile, talvolta il killer/autore si contraddice, sembra quasi non capire quello che ha scritto lui stesso poche righe sopra, cambia continuamente registro stilistico. Parte della realtà è trascritta nel romanzo (la serie di omicidi delle americane, alcuni personaggi, ecc.) ma alcune cose sembrano essere inventate. Il romanzo e la realtà sembrano proseguire parallelamente incrociandosi talvolta e divergendo in altre occasioni. Nel romanzo potrebbe trovarsi la chiave per scoprire l’omicida. Forse il killer ha lasciato delle tracce per i propri inseguitori, forse li vuole condurre a sé, forse li vuole sviare. Mentre legge per l’ennesima volta il romanzo Lapo scopre dalla televisione che è stato commesso il ventunesimo omicidio. Insieme al cadavere della vittima viene trovato di nuovo il romanzo “Il monolocale”. Il dattiloscritto ha lo stesso incipit e molti dei personaggi sono gli stessi. Ma il racconto prende strade diverse…&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;IL MONOLOCALE&lt;/span&gt;
&lt;/span&gt;
Abitavo con un’amica in un monolocale un po’ fuori dal centro, al secondo piano di un palazzo grigio senza ascensore con le scale spalmate di odore di cavolo al ragù e aspettavo che uscissero le graduatorie dell’università per l’assegnazione dei posti letto alla casa dello studente. Se aprivo la finestra e allungavo una mano, mi sembrava quasi di toccare il semaforo sospeso sul traffico e nei giorni di pioggia, mi divertivo a guardare le striature rosse verdi e gialle che si rincorrevano sull’asfalto lucido e bagnato.
Avevo conosciuto la mia amica rispondendo ad un annuncio appeso sulla bacheca della mensa “Cerco ragazza per dividere affitto e spese di monolocale carino, telefonare ore pasti”. Aveva risposto una ragazza con la voce un po’ stridula e avevamo fissato un appuntamento sulle scale del Duomo per il giorno dopo alle tre.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il giorno dopo alle tre io ero sulle scale del Duomo a scrutare tutti i volti delle persone sedute o in piedi o sdraiate, in fila sotto il sole per entrare in chiesa, a mangiare gelati di mezzo chilo e otto gusti, a bivaccare in attesa della prossima chiesa, del prossimo museo, della prossima tappa, della prossimo grand-tour d’Europa in due settimane mille euro tutto compreso. Io c’ero ma lei non c’era. Alle tre e dieci guardavo ancora tutti i volti sulle scale di piazza del Duomo, tutti con gli occhi persi nel vuoto e sorridenti solo appena scattava la foto, tutti dai volti sconosciuti e forestieri. Nessuno che scrutasse attorno a sé per cercare sconosciuti. Alle tre e un quarto avevo provato a girellare qua e là tenendo d’occhio le scale e il telefonino, e cominciando a dubitare dell’opportunità della scelta delle scale del Duomo come luogo di ritrovo. Alle tre e venti avevo cominciato ad alterarmi. Alle tre e venticinque avevo cominciato ad arrabbiarmi. Alle tre e ventisette a imprecare a bassa voce, ma non tanto bassa, perché qualcuno si era girato ad osservarmi stupito. Alle tre e trenta avevo fatto il giro del battistero per cercare di sbollire la rabbia.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Mi chiedevo perchè non le avessi proposto un segno di riconoscimento qualsiasi, un giornale o il colore di una giacca, le mie scarpe da ginnastica gialle e rosse, un fiore in mano, insomma qualcosa che non mi facesse sentire una cretina schiacciata dalla folla.Intanto una ragazza in bicicletta cercava di aprirsi un passaggio scampanellando e smanaccando, passò vicino a me e io sentii che quella era la persona che avrei dovuto incontrare. Sgomitai e mi infilai in mezzo a un gruppetto di donne giapponesi con l'ombrellino, passai oltre e arrivai dietro a lei, ferma ad aspettare che qualcuno si spostasse. Appoggiai una mano sul suo braccio e lei si voltò.&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;________________________________________________ &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Prospera è la cavalla che ho comprato molti anni fa per il mio calessino per turisti, si chiama Prospera per le sue forme prosperose; bassa e cicciottella, da giovane sognava di fare la cavalla da corsa, di cimentarsi coi purosangue dai più illustri natali.. lei era nata per le corse! (Pensava). In realtà non credo nemmeno che fosse nata dall’accoppiamento di due cavalli, forse un cavallo e una bufala, fatto sta che aveva dovuto presto rinunciare ai suoi sogni: addio Arc de Triomphe, addio sogni di gloria, l’unica platea era quella dei turisti di Piazza del Duomo. Per la verità gli affari non vanno più bene come una volta e i turisti si avvicinano solo per farsi fotografare accanto alla Prospera, io li ripago di egual scortesia facendo solo finta di scattare, o inquadrando altro, o solo la cavalla… li accontento solo quando mi capita qualche faccia particolare, di quelle che faresti fatica a distinguere dalla cavalla. E’ in questo modo che io e Prospera passiamo le nostre giornate, stazionando la nostra inutilità in quel fazzoletto assolato fra il Duomo e il Battistero. Mai uomini e cavalli potrebbero trovarsi in una situazione altrettanto mortificante perchè tutto ciò che è inutile è mortificante. “Certo che ce n’è di gente brutta a questo mondo!”, pensava quel pomeriggio Prospera osservando i turisti. Naturalmente il suo riferimento estetico era rappresentato dalle linee di Ribaud, il suo idolo. Ma anche osservando quella massa informe e flaccida di culi, cosce e grasso debordante dal punto di vista degli Umani, il giudizio non cambiava. “Guarda quel bischero”, sembrava volesse dirmi richiamando la mia attenzione, col solito roteare della testa, su un uomo che se ne stava ritto, immobile, sulla scalinata del Duomo. “Ha perso il branco e se ne sta lì, immobile ad aspettare che ripassi a prenderlo, che bischero!” A me non sembrava un turista, e nemmeno che avesse una faccia da bischero più clamorosa di tante altre, però il suo comportamento attirò, in breve tempo, l’attenzione di tutti i vetturini e i cavalli. Per quello che c’era da fare…!Diventava sempre più nervoso e cominciò a muoversi, dpprima a piccoli passi a destra e a sinistra, poi su e giù per la scalinata… poi fece quattro volte il giro del Battistero, sempre lanciando lo sguardo oltre quell’orda di culi, cosce e grasso debordante, e fu allora che riuscii ad osservarlo da vicino: il rosso e il verde su quella faccia, effettivamente da bischero, lasciavano pronosticare un’imminente attacco di bile e intanto saliva il tono delle sue imprecazioni. Lo vedemmo uscire dalla nostra visuale proprio mentre guardò per l’ennesima volta il telefono: “Si, aspetta che lo chiami Varenne!”, commentò Prospera.“Sorry, do it run?”…. ”Yes, si vous plais”.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;________________________________________________


&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Tutto questo andava raccontando il vetturino mentre ci scorrazzava in giro per il centro di Firenze. Matilde era riuscita a scroccare un'escursione a cavallo da uno sconosciuto cocchiere e così noi avevamo abbandonato, legata a un palo, la bicicletta della mia nuova amica e ci eravamo catapultati sulla carrozza. Solo che ci illudevamo di fare amicizia guardando dall'alto i turisti grondanti di sudore, senza aver previsto di esserci imbattute in un vetturino chiacchierone che pensava di ricavare qualcosa di buono per il passaggio concesso a due belle e giovani ragazze. Alla fine però Matilde era riuscito a zittire l'anziano uomo seppellendomi sotto una valanga di parole su chi era e che cosa faceva, tanto che il poveruomo, vista la mala parata e svanita l'illusione di soddisfare i propri pensieri libidinosi, si era deciso a far tornare Prospera, e noi tre, al punto di partenza.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;________________________________________________


&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Matilde volle lasciare una mancia al vetturino “per la sua simpatia”, disse. Io l’avrei lasciata a Prospera per il suo silenzio. In realtà il vetturino non era né vecchio né libidinoso, aveva solo voglia di chiacchierare con qualcuno che non avesse zoccoli ferrati. Il fatto era che Matilde non mi aveva fatto una buona impressione, questione di pelle, chiacchierava troppo e non lasciava spazio, e questo mi aveva mal disposta. Parlava per elencazione, i suoi studi..i suoi progetti per l’avvenire..i suoi viaggi..e le cose che non sopportava. Fra le tante cose che non sopportava ricordo particolarmente l’odore, o la puzza come diceva lei, di cavolo, cioè proprio quello che avrebbe avvertito appena entrata nell’androne del palazzo. Avevamo intanto liberata la sua bicicletta dalla stretta morsa del palo a cui l’aveva lasciata in custodia e ci avviavamo verso casa quando incontrammo Viola, una mia collega di studio: “Lei è Viola, l’unica cosa che non sopporto io” , avrei voluto presentarla così. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Senonché rimasi basita dalla presenza accanto a lei di un uomo che, si vedeva benissimo, la stava importunando. Faceva dei discorsi noiosi su cose che non interessavano a Viola e neanche a noi. Alla fine l'uomo, disturbato dalla nostra presenza, si allontanò. Ci trovammo subito tutte e tre concordi nell'affermare che l'uomo era davvero volgare. Decidemmo che il tizio importuno si chiamava Homo Vulgaris. Salutammo Viola e proseguimmo verso casa.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;________________________________________________


&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Era infine giunto il momento di fare i conti con me stessa, con il passato che stancamente mi trascinavo dietro, con ciò che il futuro mi stava apparecchiando. Matilde, Matilde, mi dicevo, come tenero sarà il tuo collo! Per quanto tempo, mi dicevo anche, avrei resistito alla tentazione? Come avrei potuto evitare di cedere al selvaggio impulso che in una notte di luna, come in altre trascorse occasioni era accaduto, mi avrebbe trascinata a varcare la porta che si apre sul bordo dell’abisso? Già quel torrente di parole, quella cateratta di frasi inutili e senza senso come nemmeno nel blog di Silvio si trovano, esasperava la mia brama, affrettava il momento in cui le mie dita si sarebbero strette sulla sua gola per farla per sempre tacere. E sapevo anche che se una speranza di salvezza c’era, per quanto incerta ed improbabile, solo da Viola poteva venire.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Quanto più mi lasciavo guidare da Matilde verso quella che sarebbe presto divenuto la mia nuova casa tanto più realizzavo con un sentimento di terrore, e insieme desiderio, che la mia nuova amica mi avrebbe condotta proprio lì, al numero 8 di via Spampani, proprio al secondo piano di un condominio grigio senza ascensore con le scale spalmate di odore di cavolo al ragù, proprio in quell'appartamento, l'appartamento nel quale avevo compiuto il mio primo delitto.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;________________________________________________


&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Non molto lontano, in linea d’aria, si affaccia la finestra del commissario Vincenzo Maninalto,un bel quarantenne che se la rideva della vita perché fortunato in tutto, soprattutto con le donne e nella carriera di poliziotto. Le donne le stendeva tutte, così come i furfanti. Scapolone incallito, ama solo sua madre Violante con la quale vive e nella quale cerca riparo dal matrimonio. La mamma e la Fiorentina sono gli unici punti di riferimento della sua vita, il resto sono solo crociere in mare aperto ma dal sicuro ritorno in porto. Insomma, della vita se la ride. Da un paio d’anni, però, ha un tarlo dentro che gli ha mandato in malora una buona parte del suo spirito: un delitto rimasto irrisolto, una vecchia paralitica strangolata nel suo letto, in via Spampani, 8.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Si trattò di uno dei delitti più efferati di cui si fosse mai occupato: la donna fu trovata in perfetto stato di conservazione, i pregiati abiti di sartoria nuovi di zecca, il volto ingentilito da una cipria rosa e da un rossetto vivace che le imprimeva un eterno sorriso sardonico. Pietromasi, il medico legale di turno in quell'estate afosa, stabilì che poteva essere morta da almeno sei mesi. Per gli accertamenti sulla causa del decesso dovette trascorrere tutto agosto.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il commissario Maninalto stava pensando alla sua ultima fidanzata, se così si poteva definire, una giovane studentessa padovana, Viola Mignottin, che da qualche anno frequentava, inutilmente, l'Università di Firenze...quando ancora una volta i suoi pensieri ripresero ad attorcigliarsi intorno al caso di via Spampani. Il cadavere della donna era fresco come una rosa alla prima rugiada, eppure gli accertamenti medico-legali stabilirono che la donna era morta già da sei mesi.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;________________________________________________


&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;Lapo Cecchi, giovane psicologo appena laureato all'Università di Firenze, chiuse il libro e iniziò a singhiozzare. "No, cazzo, non ce la farò mai" borbottò lasciando cadere il dattiloscritto in terra. Si buttò sul letto e scoppiò in un pianto disperato. Era già la quarta notte che passava in bianco, leggendo e rileggendo la copia del romanzo, se così si poteva definire, “Il monolocale”. Non ne aveva cavato un ragno da un buco, per usare una espressione abusata che probabilmente non sarebbe risultata stonata nel testo che andava analizzando da giorni, imprecando ad ogni piè sospinto contro l’autore. Per mezzora di seguito lasciò correre le lacrime e i singhiozzi con la faccia contro il cuscino per la rabbia accumulata in tutte le settimane nelle quali aveva sperato di mettere a segno il colpo della sua vita, di raggiungere il successo insperato, per poi disilludersi una volta che aveva toccato con mano la realtà. Esaurite le lacrime e la rabbia, Lapo trascinò il suo metro e ottanta di muscoli in cucina, guardò triste il frigorifero pieno di schifezze gastronomiche, tirò fuori la busta del latte, ne versò qualche decilitro in un pentolino semisporco e accese il gas. Mentre il latte scaldava e la colazione notturna alla fine fu pronta, Lapo pensava alla concatenazione di eventi che lo aveva portato al punto nel quale si trovava. A venticinque anni gli era venuta l’idea di iscriversi a Psicologia. Anni di body building e di allenamenti in palestra non erano bastati a farlo diventare l’uomo sicuro di sé che aveva sognato di diventare fin dai primi momenti nei quali gli ormoni avevano cominciato a infestare il suo corpo. Anni difficili nei quali la conquista del sesso femminile era diventata per lui un’ossessione. Sempre timido di fronte alle compagne di classe e alle amiche era stato sistematicamente respinto nei rari tentativi di approccio all’altro sesso. Lo sviluppo muscolare era parso a Lapo, all’inizio, il modo ideale per affrancarsi dalla timidezza. Più avanti era arrivata anche la prima ragazza, Giorgia, un bel pezzo di figliola dal carattere allegro e socievole. Ma Lapo aveva capito che, al di là dei muscoli, quello che ci voleva era un sano sviluppo emotivo. Così gli era venuto in mente che la strada migliore sarebbe stata quella di diventare psicologo, perché poi anche gli altri, i suoi futuri pazienti, avrebbero potuto beneficiare del riscatto e della guarigione di un ex timido. Giorgia era rimasta entusiasta dell’iniziativa di Lapo e l’aveva sostenuta con grande fervore, anche contro i genitori di lui, i quali consigliavano al proprio figliuolo di continuare la carriera di venditore al banco del pesce fresco dell’Ipercoop di Lastra a Signa. Ma a Giorgia forse stava un po’ stretto il ruolo di fidanzata di un impiegato di supermercato, così, dopo un anno di domeniche pomeriggio trascorse, Lapo, non lei, sui libri, lo aveva mollato e s’era messa con il figlio del direttore dello stesso supermercato, un omino attempato dai capelli grigi, il diploma di dirigente di comunità comprato in un istituto privato e il BMW Z4 in garage. Lapo, dopo un periodo di sbandamento durato un paio d’anni, impantanatosi in materie come Fondamenti anatomofisiologici dell’attività psichica e Statistica psicometrica, che prima di iscriversi non aveva neanche notato nel piano di studi, s’era messo di buzzo buono a studiare, forse, inconsciamente, per dimostrare alla ex le doti delle quali ancora si erano viste poche tracce. Alla fine, con un po’ di tempo e caparbietà, era riuscito a strappare un 89 alla commissione di laurea presentando una tesi sconclusionata in Criminologia. Il relatore era stato Giovanni Dal Moro, un professore relativamente giovane che sembrava interessato, più che ad approfondire la propria materia di insegnamento, a raccattare qualcosa dall’orda di ragazzine che bazzicavano la facoltà di Psicologia. In ogni caso il nostro Lapo l’aveva sfangata e, appena laureato, aveva iniziato il periodo di tirocinio necessario per realizzare il proprio sogno: diventare psicologo. Il Dal Moro aveva accettato la sua richiesta di entrare a far parte per sei mesi del proprio staff, ovvero a portargli la borsa, e fu quasi un miracolo, visto che si diceva nei corridoi della facoltà che i suo unici due criteri di scelta erano la voluminosità delle tette e la rotondità del sedere. Fin qui, pensò Lapo mentre consumava il suo latte con biscotti, la storia era stata una ordinaria storia di uno studente sficato e di un professore incapace che sopravvivevano alla quotidianità dell’esistenza come meglio potevano. Ciò che aveva cambiato il destino dei due era stata una stupefacente serie di delitti che aveva sconvolto Firenze nella primavera-estate del duemilaotto. Venti studentesse americane, a Firenze per frequentare alcune delle numerose Università presenti in città, erano state strangolate perlopiù nel proprio appartamento da un serial killer a cui era stato subito affibbiato, senza grande sforzo di fantasia, il soprannome di Mostro di Firenze 2, per distinguerlo dall’altro Mostro di Firenze, che aveva fatto fuori otto coppiette negli anni Settanta e Ottanta nei dintorni della città. Il Mostro 2 si era dimostrato subito più efficace e rapido del predecessore. Dal primo maggio al trenta ottobre di quell’anno aveva strangolato le sue venti vittime, tutte ricche e carine, che almeno ebbero la fortuna di incappare in una morte rapida: il serial killer non ebbe mai bisogno di lottare per sopraffarle e le indagini dimostrarono che i corpi non avevano addosso alcun segno di violenza sessuale. Nei sei mesi nei quali si erano compiuti i delitti il professor Dal Moro si era dato una sistematina al look, già abbastanza appariscente, facendosi crescere un piccolo pizzo sul mento, cambiando la montatura degli occhiali e impomatandosi sovente di gel i capelli piuttosto lunghi. Dopo di che si era buttato in un tour de force quotidiano di comparsate televisive e radiofoniche, di interviste giornalistiche, di articoli per riviste patinate, nel quale spiegava l’inspiegabile della personalità, dei comportamenti e dei pensieri del nuovo mostro di Firenze. Per sostenere una tale mole di lavoro aveva dovuto farsi aiutare dal suo collaboratore, Lapo Cecchi, che, terminate le sue otto ore lavorative a servire pesce, si precipitava a casa a preparare materiale per il suo prof, ormai divenuto celebrità. Il nostro Lapo, inizialmente, aveva avuto molte remore a passare suggerimenti al docente, poiché non si sentiva in grado di maneggiare in modo adeguato la materia. Poi si era fiondato in biblioteca a reperire testi che potessero aiutarlo, infine, stremato dalla fatica del doppio lavoro, aveva cominciato a cercare su internet quello che gli serviva, all’inizio con una certa pignoleria nel valutare l’attendibilità delle fonti, poi semplicemente copiaincollando dai primi risultati che gli apparivano digitando la parola scelta su google. Ora, però, la faccenda si era fatta seria perché il killer aveva lasciato nell’appartamento dell’ultima vittima un testo dattiloscritto, rilegato in copisteria, dal titolo “Il monolocale”. La Procura della Repubblica aveva dato incarico alla Polizia Scientifica di analizzare l’originale per ricavarne, dal materiale fisico, indizi utili alla soluzione del caso, e al professor Dal Moro aveva fatto avere copia del “romanzo” perché riferisse, attraverso l’analisi del contenuto, sulla personalità e le abitudini dell’omicida. Ci si era chiesti subito se l’assassino avesse deliberatamente lasciato sul letto della vittima il dattiloscritto e perché: perché nel suo inconscio voleva esser scoperto, per sfida alla polizia, eccetera. Queste risposte, e forse anche la soluzione del caso, erano nelle mani del professor Dal Moro. Il quale, recitando ormai la parte dell’esperto, non poté tirarsi indietro e accettò l’incarico, continuando senza sosta il suo tour mediatico e lasciando l’incombenza al povero Lapo. Ripercorrendo con il pensiero, tra un sorso di latte e un biscotto del Mulino Bianco, tutti gli eventi che lo avevano portato all’attuale situazione catastrofica, Lapo si era intanto ripreso dallo stato di annebbiamento psicologico nel quale si trovava. Tornò in camera, riprese di nuovo in mano la copia del libro e disse tra sé: “Dove ero arrivato? Ah, sì: &lt;/em&gt;Il cadavere della donna era fresco come una rosa alla prima rugiada, eppure gli accertamenti medico-legali stabilirono che la donna era morta già da sei mesi&lt;em&gt;.”.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;________________________________________________


&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Viola dunque aveva appena conosciuto la mia prossima coinquilina. Avevo subito colto nei suoi occhi un lampo... Era il lampo di uno sguardo che nasconde, dietro parole e modi perbene, verità oscure e segreti non confessabili.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;________________________________________________


&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Nel suo ufficio al secondo piano della Questura il commissario Maninalto si reggeva il grosso capoccione fra le mani, con i gomiti piantati da più di un’ora sul piano della sua scrivania... l’afa lo aveva costretto a liberarsi prima della giacca, poi della cravatta e infine della camicia: era rimasto a torso nudo, un’informe soufflé che si squagliava in tanti rivoli. Non era il Mostro 2 che lo preoccupava, innanzitutto perché di studentesse americane vive, a Firenze, non ce n’erano più e poi perché non voleva occuparsene, non voleva pensarci, sperava in un epilogo come quello di tre anni prima. Quando ripensava all’ultima caso di serial killer gli saliva la febbre a quaranta. Era successo tre anni prima, nel mese di luglio, uno dopo l’altro sette trans con la gola tagliata. Gli investigatori brancolavano nel buio, come si dice in questi casi, e fu così che aveva deciso di tendere una trappola al malandrino. Detto fatto, in quattro e quattr’otto un’accurata depilazione alle gambe, minigonna vertiginosa (aveva delle gambe niente male), reggiseno superimbottito, parrucca bionda a caschetto, trucco esagerato e lucido brown sulle labbra: sembrava la Carrà dei tempi migliori. Così aggiustato prese a battere ( nel senso vero ) in lungo e in largo, per più di un mese, i santuari della prostituzione a Firenze. La missione era topica e non ammetteva scappatoie, del resto glielo aveva insegnato Bordelli, il commissario suo vecchio maestro, che quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare. Se era veramente un duro quello era il momento di dimostrarlo.. e lo era, lo era…altrochè se lo era! Per più di un mese non si tirò mai indietro, di clienti ne ebbe talmente che potette, alla fine, comprarsi la macchina nuova, ma del serial killer nemmeno l’ombra. Fortunatamente per lui , e che fosse uno fortunato l’avevamo già detto, il serial killer fu trovato impiccato, suicida, nella cella frigorifero di una macelleria all’Isolotto: nella tasca dei pantaloni recava un biglietto sul quale erano annotate circostanze talmente particolareggiate dei suoi crimini da non lasciare ombra di dubbio sul fatto che fosse proprio lui il serial killer dei trans. Questo permise a Maninalto di ritornare alla sua vita normale, sia pur con qualche comprensibile turbamento. Per dovere di cronaca va detto che nei mesi successivi le pagine degli annunci de “la Nazione” furono inondate di messaggi di anonimi alla disperata ricerca di una misteriosa Kataryna, poi col tempo anche le pagine degli annunci tornarono alla normalità. No, non era il pensiero del Mostro 2 che lo tormentava ma sempre l’omicidio di via Spampani. Fu un rumore sordo dal corridoio che lo fece sobbalzare e di nuovo a renderlo presente, ma non presentabile, a se stesso, e così gli occhi non poterono fare a meno di posarsi ancora sul rapporto, ormai zuppo del sudore che continuava a grondare a rivoli dalla sua fronte, che da qualche settimana giaceva sulla sua scrivania: era del medico legale, il suo amico dott. Strappacore, col quale condivideva siffatta macelleria. Il rapporto riguardava gli esami autoptici eseguiti sui cadaveri delle ragazze americane, quasi tutte… eccezion fatta per due di esse… avevano nello stomaco tracce di una particolare sostanza chimica usata generalmente nei processi di potabilizzazione dell’acqua. La sostanza non era stata la causa della morte ma poteva essere un indizio importante per le indagini. Finalmente Maninalto si decise, dopo averci pensato due settimane, a convocare in Questura l’ingegner Bagnato, direttore tecnico dell’acquedotto. Lo conosceva bene il Bagnato per una vecchia storia riguardante una contestazione sul pagamento di una bolletta dell’acqua. Ma ecco che, al momento di allungare il braccio verso il telefono, questo squillò : “Maninalto”…rispose, ”Ah..Ah..Ah… mani in alto a chi?”…una voce maschile camuffata, sorda e beffarda, dall’altra parte del filo, “prima prendimi!...ah..ah..ah… comunque in via dei Platani c’è lavoro per te, nel garage del numero sei… e porta il tuo amico Strappacore. Ah..ah..ah…” Riattaccò. Con uno scatto d’insospettabile dote atletica Maninalto si precipitò fuori dalla stanza afferrando al volo la giacca, camicia e cravatta rimasero dov’erano, di corsa giù per le scale e quando ancora non l’ebbe scese tutte gridò all’agente di guardia: “Una volante… presto!.. e tira giù dal letto Il dott. Strappacore, digli di venire subito in via dei Platani al numero sei”. Attraversarono a sirene spiegate la città deserta, a quell’ora della notte, e in pochi minuti giunsero sul luogo indicato. Via dei Platani era costeggiata da un lato da un’interminabile fila di tigli e dall’altro da villette a schiera. Quella del numero sei sembrava disabitata ma dalla fessura della bascula socchiusa del garage trapelava la luce accesa al suo interno. Si diresse si corsa, insieme ai due agenti, verso il garage e afferrò la bascula per sollevarla… In quell’esatto momento un uomo, un vetturino, entrava nella questura: era stravolto, il volto pallido e contratto, farfugliava... poi finalmente, dopo un attimo di pausa per raccogliere i pensieri, disse all’agente di guardia che doveva denunciare la scomparsa del suo cavallo. Una cavalla, per l’esattezza. Era tutto quello che aveva per guadagnarsi il pane… era rovinato! Quando la bascula raggiunse il fine corsa l’immagine che si compose al loro sguardo fu quella di un cavallo morto, disteso sul fianco sinistro e la testa verso il fondo del garage. Nel garage c’erano due scaffali ricolmi di oggetti di vita familiare accantonati nel tempo. Mentre Maninalto e i due agenti rovistavano gli scaffali arrivò, col fiatone, il dottor Strappacore che subito si diresse verso il corpo esamine del cavallo. Pochi secondi ed emise il suo verdetto: “morte per strangolamento, niente impronte digitali… l’assassino, anche questa volta ha usato i guanti”.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;________________________________________________


&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;Lapo Cecchi si concentrò per un’ora intera su questo brano del Monolocale. Sembrava scritto in un’unica tirata, forse l’assassino era stato preso dal sacro furore della scrittura in una notte di luna piena dopo uno degli ennesimi delitti. Era uno dei numerosi passaggi nel quale l’autore del romanzo, con ogni probabilità anche il serial killer, tirava in ballo se stesso, parlando delle studentesse americane uccise e del Mostro 2, come lo avevano definito prima i giornali locali, negli ultimi tempi moltiplicatisi a vista d’occhio, e poi quelli nazionali. E se il serial killer fosse stato un giornalista di uno delle innumerevoli testate giornalistiche fiorentine? Magari un redattore in odore di licenziamento che aveva prima ucciso una ragazza per poterne parlare nel proprio giornaletto, e che poi, avendo visto che la cosa funzionava, aveva continuato per sei mesi interi. O addirittura avrebbe potuto trattarsi di un complotto delle redazioni della Nazione, Tirreno, Corriere di Firenze, Corriere Fiorentino, Repubblica, Leggo, City, Il Firenze, Metro le quali, riunitesi in gran segreto una notte senza luna, mentre la città dormiva, aveva organizzato una sensazionale striscia di delitti la quale aveva fatto schizzare all’insù le vendite di tutti i giornali. I giornalisti poi, godendo di appoggi presso le forze dell’ordine e beneficiando di una rete di relazioni di alto livello, avrebbero potuto controllare ogni singolo dettaglio dei delitti per non far arrivare gli inquirenti alla verità. Questo era uno dei pensieri che passavano a Lapo per la testa mentre si intestardiva a cercare di capire la trama e i personaggi del romanzo “Il monolocale”, uno squinternato e pretenzioso romanzetto da quattro soldi che gli pareva scritto da un individuo dalla personalità multipla. Ogni poche righe il romanzo cambiava tono e registro, si introducevano di continuo nuovi personaggi, si passava dal noir alla commedia al grottesco, non c’era un filo logico, una sequenza, un nesso tra il prima e il dopo, e addirittura sembrava che l’autore non capisse quello che aveva detto poche righe sopra e che litigasse con il se stesso precedente. Un enigma. Comunque Lapo, erano ormai le quattro di mattina, decise di sezionare nei minimi dettagli il “pezzo unico”, uno dei pochi che sembrava filare dall’inizio alla fine. Cominciò a tracciare su alcuni fogli diagrammi, schemi, quadrati, tondi, frecce, linee. Scriveva, annotava, buttava giù tutto quello che veniva in un brainstorming individuale dal quale sperava di ricavare qualche minimo elemento utile per scoprire almeno qualche aspetto della personalità dell’autore. S’era deciso a intraprendere questa strada dopo che gli era venuto in mente l’esame di Criminologia sostenuto con il professor Dal Moro. Aveva sentito dire che il prof apprezzava i compiti schematizzati, così s’era messo a scrivere frasi smozzicate, cerchiandole di rosso o di blu, collegando questi cerchi a un altro quadrato nel quale aveva inserito una parola-chiave e così via. In questo modo aveva strappato al Dal Moro il primo e unico trenta della sua carriera accademica. Alla fine di questo lavoraccio, quello sul romanzo, il Cecchi, si avvicinavano ormai le prime luci dell’alba, si era lasciato cadere sul letto, ancora vestito: alle sei e mezzo sarebbe suonata la sveglia, lo aspettava il banco del pesce dell’Ipercoop. Prima però aveva tentato di proseguire la lettura, tuttavia il libro gli era caduto sulla faccia mentre leggeva la frase “morte per strangolamento, niente impronte digitali… l’assassino, anche questa volta ha usato i guanti”...&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;________________________________________________


&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La convivenza con Matilde si rivelò subito difficile, tutto a posto… per carità!... però non riuscivo ad entrare in sintonia con lei e continuavo a sentirmi un’ospite. In una di quelle mattine afose che ci ritrovammo insieme per la colazione, apprendemmo dal giornale del ritrovamento, durante la notte, del cadavere di un cavallo assassinato, dai particolari in cronaca capimmo subito che si trattava di Prospera. “Dio mio, ma com’è possibile?”..esclamai. “Chi poteva avercela con quella poveretta a tal punto? “ replicò Matilde.Il povero animale aveva sicuramente espresso giudizi poco lusinghieri sui turisti di Piazza del Duomo e aveva persino dato di bischero ad un ignoto coglione a cui era andata buca, ma da qui a strangolarla ne corre! “Forse il delitto è maturato nell’ambiente delle corse, magari delle scommesse clandestine” azzardò Matilde. “Ma se era un cavallo da passeggio!”.. obiettai. “Certo le corse le aveva sognate, ma se bastasse questo per uccidere un uomo… volevo dire un cavallo!” La faccenda mi stava agitando non poco quando improvvisamente Matilde… “Perché una di queste sere non inviti quella tua amica..come si chiama?...sì, Viola”. Il caffè non fece a tempo ad andarmi di traverso che sentii il rumore dell’esplosione di una grossa bolla d’acqua, era Spigolo… uno dei due pesci rossi che avevo portato con me in quell’appartamento… anche lui non poteva sopportare Viola. L’altro si chiamava Alice ma le bolle non le sapeva fare. Non le avevo mai detto che, innanzitutto, non era mia amica ma una semplice collega di Università che si dava tanta boria perché aveva numeri da super bomba sexi, da prendersi sulla scala dei multipli, le mie invece erano da sottomultipli e per calcolarle serviva la tabella dei logaritmi, e poi sempre a parlare delle sue avventure con gli uomini…. a sentirla sembrava che tutti si strofinassero in terra al suo solo passare. Non riusciva a completare una frase senza espressioni dialettali, “ mi son de Padova…” terminava sghignazzando come una cammella in amore. No, quella Mignottin proprio non la sopportavo.Ultimamente se la faceva con uno molto più grande di lei… un poliziotto, a quanto si diceva in giro. L’avevo visto qualche volta mentre l’aspettava all’uscita della Facoltà: un bell’uomo, avrei detto finché non l’avessi visto scendere dalla macchina. Però era già la seconda volta che Matilde me lo chiedeva.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Le gambe, le gambe! Le gambe del fidanzato di Viola erano davvero ridicole. Avrebbe potuto anche essere alto, il commissario Maninalto, ma con quelle gambe che si ritrovava non superava il metro e settanta. Ma soprattutto: gambe corte e arcuate, da fantino si sarebbe potuto dire, ma ben più arcuate della media dei fantini. Gambe grassocce e sbilenche che comunque non gli impedivano di avere un certo successo con le donne. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;...e ne aveva avuto anche con gli uomini!&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;________________________________________________


&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;La voce narrante senza nome e i suoi due pesci, Spigolo e Alice. La compagna di appartamento, Matilde. Prospera, la cavalla. Il proprietario di Prospera, il vetturino. Il bischero di Piazza Duomo. Il medico legale Pietromasi. Viola Mignottin, studentessa padovana. Homo Vulgaris. Il commissario Vincenzo Maninalto. Sua madre Violante. Il maestro del commissario, il pari grado Bordelli. La donna anziana uccisa. Silvio, il blogger. Kataryna, la ragazza scomparsa. L’ingegner Bagnato. Il dottor Strappacore.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;Lapo mise in fila su un cartellone bianco di due metri per due, attaccato alla parete di camera con un nastro biadesivo, i nomi di tutti i personaggi che aveva incontrato finora leggendo “Il monolocale”. Chi erano tutti questi personaggi? Che cosa rappresentavano? Che legame avevano con i delitti di cui l’autore, o gli autori, si erano resi responsabili? L’aspirante psicologo aveva rinunciato a comprendere la trama del romanzo, malediceva la propria mediocre cultura letteraria e rimaneva nel dubbio che fosse lui, abituato a leggere Fabio Volo e Giorgio Faletti, a non capire certi meccanismi del racconto o piuttosto che fosse il presunto capolavoro ad essere in realtà, come fin dall’inizio aveva ritenuto, una “boiata pazzesca”, per usare il suo linguaggio fantozziano. Approfondiva lo studio dei personaggi perché presumeva che studiandone le caratteristiche psicologiche avrebbe, forse, magari! intuito qualcosa della struttura di personalità del mostro. Iniziò ad appuntare qualche parola sotto ogni nome: Viola Mignottin (ma esisteva davvero una donna con questo nome o era il frutto della fantasia dell’autore?), studentessa padovana fuoricorso, perbenista, ex fidanzata del commissario Maninalto, cela verità oscure e segreti non confessabili. Freccia. Commissario Maninalto, bel quarantenne, fortunato con le donne(e anche con gli uomini, sembra) e nel lavoro, scapolo, vive con la madre, tifoso della Fiorentina (la Viola…), unico cruccio un vecchio delitto. Freccia. La donna anziana uccisa, cadavere in perfetto stato di conservazione, via Spampani 8. Freccia. Matilde, studentessa… E così via. Dopo due ore e mezza di lettura della prima parte del romanzo, rilettura, frecce, cancellature, schizzi, linee, collegamenti, il Cecchi aveva riempito i due metri per due di cartellone e si fermò a guardarlo, a scrutarlo, a osservarlo a distanza, piegando ora la testa, poi avvicinandosi, poi ritoccandolo appena, e mentre faceva questo si vedeva protagonista di un film hollywoodiano nel quale l’eroe, distrutto dalla fatica, ha un lampo negli occhi, eureka! sembra dire con l’espressione facciale, ho trovato, sono un genio, ho rimesso insieme tutti i pezzi, ho avuto un insight, ho capito tutto. Per un quarto d’ora gli sembrò di essere come l’eroe di tanti film che aveva visto da ragazzino e che continuava a sorbirsi anche una volta cresciuto, ma l’insight, l’idea illuminante non arrivò mai. Si mise a sedere stravolto dalla fatica psichica che lo aveva impegnato così a lungo, prese il telecomando in mano e decise di mettere a riposo il cervello accendendo la televisione. “…ttima è stata trovata nel proprio appartamento del centro di Firenze, a pochi passi da piazza Santa Croce, priva di segni di violenza sessuale. Ancora una volta sembra che l’omicida non abbia lasciato tracce di sé e che il ventunesimo omicidio della serie sia stato compiuto con le stesse modalità dei delitti precedenti. Il Procuratore capo della Repubblica di Firenze ha dichiarato…”. Lapo lasciò andare le braccia lungo il corpo, le mani si aprirono da sole e il telecomando cadde in terra. Gli occhi sbarrati persi nelle immagini di repertorio del telegiornale speciale, le orecchie ormai chiuse, nemmeno curiose di ascoltare i dettagli del nuovo omicidio. Il tirocinante psicologo cominciò ad avvertire un certo malessere, malessere fisico, psichico anche, dopo tutto quel lavorìo mentale a cui non era avvezzo, ma soprattutto morale, sì, morale, cominciò a sentire che così non poteva andare avanti, non poteva continuare a giocare allo psicologo criminale, forse il professor Dal Moro, non lui, lui era di un’altra stoffa, non era abituato a mentire agli altri e neanche a se stesso, si mostrava così come era, con i suoi innumerevoli difetti e i pochi pregi, ma reali, lui non sopportava quel professore perennemente atteggiato a professionista dell’inconscio, tutto apparenza e niente sostanza, nel quale alla fine, se fosse continuato questo andazzo, avrebbe potuto prima o poi trasformarsi. Si alzò di scatto e si diresse senza indugio al cellulare poggiato sul tavolo. “Basta, ora convoco una conferenza stampa e dico tutta la verità” pensò “Il professor Giovanni Dal Moro è un emerito citrullo che non sa niente di teorie psicologiche e costrutti mentali, il novantacinque per cento delle bischerate che va dicendo in televisione gliele ho suggerite io, io, Lapo Cecchi, un mediocre tirocinante di psicologia incapace di enunciare un qualsiasi modello psicologico mai elaborato da Freud in poi e soprattutto incapace di comprendere alcunché di una qualsiasi mente criminale fosse anche un vandalo sorpreso a imbrattare i muri dell’università con uno spray rosso.” Sì, sì, Lapo voleva denunciare tutto per liberarsi di un peso, il peso di aver accettato le proposte demenziali del proprio relatore di tesi di laurea, ora tutor che gli avrebbe permesso, con le sue firme, di sostenere l’esame di stato per l’abilitazione all’esercizio della professione di psicologo. Voleva liberarsi dal peso di essere in qualche modo, anche minimamente, corresponsabile nella morte di una ragazza innocente. Ma mentre pensava questo e cercava il numero della Nazione sulle pagine bianche, al nostro Lapo erano balenati in testa altri pensieri, meno nobili e più prosaici, tuttavia molto concreti. Non era in grado di parlare per oltre un minuto ad un gruppo che superasse le cinque persone, poi la gola gli si attorcigliava, le corde vocali sembravano chetarsi e il viso diventava rosso nel tentativo di recuperare il fiato perso per l’emozione. E le telecamere? Ogni volta che se ne avvicinava una, magari durante il battesimo di un biscugino o la festa di compleanno di un amico, non riusciva mai a stare rilassato, il cervello gli si obnubilava e non era mai in grado di emettere una frase che avesse un qualche senso. Figuriamoci se era in grado di spifferare tutti i suoi segreti in diretta tv, davanti a operatori televisivi che avrebbero trasmesso la sua faccia terrorizzata in mezzo mondo. Se anche fosse riuscito a farsi capire, tra parole ciancicate, frasi smozzicate e balbettii imbarazzanti nessuno lo avrebbe preso sul serio, non sarebbe stato in grado di rispondere ad alcuna domanda chiarificatrice e si sarebbe coperto di ridicolo di fronte a tutti i suoi amici, parenti e conoscenti. No, no, meglio attendere e sperare nel colpo di fortuna. In fondo è quello che stavano facendo tutti coloro coinvolti in qualche modo nelle indagini: si mettevano delle idee in testa e volevano per forza trovare elementi che confermassero le loro ipotesi. Intanto però il mostro continuava a uccidere, seppure con una frequenza minore, e nessuno era ancora vicino alla soluzione del caso.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;________________________________________________


&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Quando la nuova dottoranda in medicina legale passò la chiamata di Maninalto al professor Pietromasi, il medico legale credette di dover confermare l'appuntamento dallo Scheggi per il solito panino alla finocchiona prima della partita di Coppa. I due avevano sviluppato una sottile competizione sin dai tempi del liceo Michelangelo, quando in assemblea di istituto si fronteggiavano politicamente con toni altisonanti al solo scopo di rimediare una pomiciata (e magari qualcosina di più) con qualche figliola ben disposta. A distanza di anni, e spesso costretti a lavorare gomito a gomito, i due si tolleravano poco ma per abitudine consolidata rinnovavano insieme di anno in anno l'abbonamento in tribuna coperta per condividere l'unica passione che li univa: la Fiorentina.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;- Papa Waigo stasera ce lo perdiamo. - disse il commissario - c'è un'altra vittima. Devi raggiungermi sul luogo del delitto per accertare in via preliminare le cause del decesso.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;- Cazzo, ancora il serial killer delle americane?&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;- Sì. Ti aspetto. E portami un antiemetico. Attaccò rabbioso il telefono e neppure gli occhioni celesti della dottoranda riuscirono a placare il vorticoso giramento di coglioni che lo stava pervadendo.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;________________________________________________


&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;La vita di Lapo era cambiata. Aveva un unico pensiero fisso: il mostro. Dormiva poco, mangiava molto, spiluccando tutto ciò che capitava dal frigo. Le ore di lavoro erano solo un intermezzo fastidioso e necessario tra un’analisi e l’altra del romanzo e delle notizie di cronaca, tutte le altre attività, a parte lavarsi e fare la spesa, erano scomparse dalla sua vita.Anche la vita di Firenze era cambiata come non mai. Con i primi omicidi, e sempre più via via che la sequenza di delitti cresceva di numero, si registrò un calo netto dell’afflusso turistico. La Federalbergatori denunciava un quaranta per cento in meno di presenze in sei mesi, la Confcommercio chiedeva interventi straordinari del governo a sostegno dei negozianti, i ristoratori sostenevano che avrebbero presto chiuso tutti quanti, le numerose famiglie che cedevano parte della propria casa in affitto agli stranieri smisero perlopiù di farlo. Tutti limitavano le proprie uscite serali, anche se i delitti, a dire il vero, erano stati commessi tanto di giorno quanto di notte. Le donne non viaggiavano più sole, specialmente le straniere, ma anche le vecchie signore italiane. Le americane poi non si vedevano quasi più e alcune università per stranieri, visto il calo drammatico degli iscritti, una volta terminato il semestre di studi mandarono a casa molti impiegati. In compenso avevano fatto affari, oltre agli edicolanti, i venditori di lucchetti, serrature, porte blindate, spray antiscippo e addirittura mazze da baseball. Ci fu chi inventò e mise sul mercato uno speciale collare di ferro che avrebbe scoraggiato con matematica certezza lo strangolatore. I turisti non arrivavano più, ma un nugolo di giornalisti, fotografi, operatori televisivi e radiofonici si era stabilito in città. Accanto a loro non mancarono poliziotti, carabinieri, ispettori, guardie del corpo, addirittura detective privati professionisti o improvvisati. Tutti andavano a vedere, a curiosare e spesso a indagare. Pochi ormai venivano a Firenze per gli Uffizi, il Duomo e piazzale Michelangelo. Gli accompagnatori turistici preparati a parlare ore su Giotto, Brunelleschi e Arnolfo di Cambio dovettero reinventarsi esperti di tour criminologici, scorazzando per tutto il centro e la periferia i forestieri disinteressati a Dante e bramosi di conoscere i luoghi dei delitti. Fu istituito un numero verde per le segnalazioni sul caso. In Questura fu invece aperto uno sportello speciale per la folla di persone che si autodenunciava, dichiarando di aver commesso tutti gli omicidi.Si registrò poi una sensazionale e inattesa inversione di tendenza nei rapporti sociali. Molti cominciarono a guardare in cagnesco tutti i possibili sospettati, cioè sostanzialmente metà dei conoscenti e parenti poiché del mostro non si sapeva un accidenti di nulla. Ma questo era l’aspetto deteriore del fenomeno. La cosa più interessante fu che i fiorentini ricominciarono a parlarsi davvero. Ognuno voleva dire la sua e tutti ascoltavano tutti. Nei bar o nelle piazze, dal barbiere o davanti all’edicola era un turbinio di discussioni più o meno animate, di chiacchiere come quelle che si potevano ascoltare quando Firenze non era una città internazionale ma un paesone raccolto attorno a Palazzo Vecchio. E’ vero che la notte non usciva quasi nessuno, e i cinema, i teatri, i ristoranti, i pub erano vuoti, ma la gente si trovava a casa degli amici o dei parenti e parlava, parlava, parlava.I fiorentini poi non mancarono di mettere in campo nell’occasione il loro tradizionale umorismo, anche in un momento tragico per la città. Il serial killer, il Mostro 2, come lo definivano i giornali, lo spietato omicida, come lo definivano gli scrittori privi di originalità (era fiorito nel frattempo anche un intero filone di editoria criminologica: riviste, pamphlet e romanzi), per tutte le persone comuni di Firenze e dintorni era “Lallo, il mostro di San Gallo” (molti omicidi erano stati commessi nei pressi di via San Gallo, dove si trovava la sede della Questura, quasi fosse una sfida dell’assassino alla polizia). Gli uomini di una certa età facevano a gara per inventare barzellette su Lallo e in occasione delle partite della Fiorentina i tifosi si scatenavano a mostrare striscioni sull’argomento. “Oggi più di ieri / Lallo, Mutu e Bobo Vieri”, “Lallo, vieni, ti presento la mi’ moglie” (o la variante: “Lallo, la mi’ socera vive sola e parla inglese”), “Meglio un mostro in casa che un bianconero all’uscio”.Ma Lapo aveva poca voglia di scherzare. Si sentiva in una morsa di impegni e doveri morali ai quali non riusciva a sottrarsi. I momenti di entusiasmo, nei quali gli sembrava che la soluzione sarebbe presto arrivata, si erano fatti sempre più rari e il libro lo leggeva e rileggeva sì, ma non ci si capiva nulla.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;________________________________________________


&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Matilde uscì lasciandomi finalmente sola. Da molto tempo la mia vita era cambiata, ma di ciò che fosse prima ancora non ho ricordo. Anche allora fui presa dall’improvviso ricordo di quella notte, quella notte in cui sono nata. Non riesco a pensare alla mia vita prima di allora, la mente è vuota, mi succede sempre più spesso. Quel giorno cominciai a sentirmi male, mi girava la testa, avevo freddo, poi improvvise vampate e gli occhi... gli occhi rossi come il fuoco. Improvvisamente quella visione, sempre la stessa: lui era bellissimo quando incontrai i suoi occhi, era immobile con uno strano sorriso che gli usciva dalle labbra stranamente rosse. Il volto bianco come la cera e quegli occhi inerti, indefinibili, come morti, che non sono più riuscita a togliermi dalla testa. Era comparso come dal nulla, come un brivido gelido. Non ricordavo più nulla, come se tutto intorno a me fosse sparito. Quando alzò lo sguardo mi sentii sprofondare come in un vortice nero. Ero paralizzata. Poi vidi la luce e mi ritrovai in camera mia, nel mio letto, senza sapere come.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Una buona scorta di antiemetico la teneva anche il dott. Strappacore, il medico legale aggiunto, per forza di cose, al vecchio Pietromasi il quale neanche lavorando giorno e notte riusciva più a tenersi in pari col lavoro. Il cadavere della ventunesima vittima giaceva lì immobile (e non poteva essere diversamente) sul tavolo dell’obitorio , già offriva la gola e il ventre al bisturi di Strappacore. Il medico indugiava nell’affondare la lama, sapeva che avrebbe prima dovuto vomitare.. come sempre... prima di iniziare. Quel lavoro l’aveva sognato fin da quando, da bambino, aiutava la mamma a pulire le alici. Ma non ci aveva ancora preso la mano, e neanche lo stomaco, dopo trent’anni! I cadaveri puzzano, e quando l’hai sentita una volta quella puzza ti rimane in gola e nella testa per tanto tempo, se poi continui a passare le giornate, e tante nottate, in compagnia di questi ex signori allora puoi solo cercare di aiutarti con degli antiemetici.I cadaveri si gonfiano, anche, per via di certe reazioni enzimatiche che producono gas metano, e in qualche caso particolare possono anche esplodere. Ma lì l’unico pericolo d’esplosione era legato al suo stomaco e infatti dovette presto correre a vomitare, una volta non aveva fatto a tempo ed aveva vomitato sulla faccia del bel giovanotto che se ne stava stecchito sdraiato in attesa di conoscere la causa della propria morte.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;________________________________________________


&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;Lapo concluse per l’ennesima volta la lettura del romanzo. Non disse niente e non pensò niente. Ormai era rassegnato a non capire. Il romanzo si concludeva così: Ma lì l’unico pericolo d’esplosione era legato al suo stomaco e infatti dovette presto correre a vomitare, una volta non aveva fatto a tempo ed aveva vomitato sulla faccia del bel giovanotto che se ne stava stecchito sdraiato in attesa di conoscere la causa della propria morte. Non aveva senso: lasciarlo così, troncato a mezzo, senza riprendere il filo della storia e senza portare il lettore a una conclusione. Se la storia frammentata e intrinsecamente contraddittoria aveva convinto Lapo che l’autore era affetto da disturbo di personalità multipla, il fatto che il romanzo terminasse come se fosse troncato a metà non disse niente all’aspirante psicologo.
Lapo chiuse il libro e pochi secondi dopo il telefono squillò. Era il professore, che portava una notizia sensazionale. Accanto al corpo della ventunesima vittima era stata rinvenuta una nuova versione del Monolocale. Lapo non seppe se gioire o disperarsi.

La sera successiva il Cecchi fu di nuovo al lavoro, il suo secondo lavoro, non quello di venditore di pesce all’Ipercoop di Lastra a Signa, ma quello gratuito di aspirante psicologo che ha intrapreso una lunga e difficile lotta a distanza con Lallo, il mostro di San Gallo. Lapo tirò giù le serrande di camera, si mise a sedere di fronte alla scrivania, accese la lampada poggiata sopra e aprì il libro con una forte ansia e un moderato ottimismo. Il titolo era lo stesso, e l’autore, il serial killer, aveva riportato in terza pagina un elenco dei personaggi già presenti nella prima versione, quasi a semplificare il compito del lettore, o forse quasi a prendersi gioco di lui:
La voce narrante senza nome e i suoi due pesci, Spigolo e Alice.
La compagna di appartamento, Matilde.
Prospera, la cavalla.
Il proprietario di Prospera, il vetturino.
Il bischero di Piazza Duomo.
Il medico legale Pietromasi.
Viola Mignottin, studentessa padovana.
Homo Vulgaris.
Il commissario Vincenzo Maninalto.
Sua madre Violante
Il maestro del commissario, il pari grado Bordelli.
La donna anziana uccisa.
Silvio, il blogger.
Kataryna, la ragazza scomparsa
L’ingegner Bagnato.
Il dottor Strappacuore, medico legale.
Il professor Pietromasi, medico legale
La dottoranda.

L’incipit era lo stesso della versione precedente, ma questa volta il racconto prendeva strade diverse…

&lt;/em&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Il Monolocale (seconda edizione)
&lt;/span&gt;Abitavo con un’amica in un monolocale un po’ fuori dal centro, al secondo piano di un palazzo grigio senza ascensore con le scale spalmate di odore di cavolo al ragù e aspettavo che uscissero le graduatorie dell’università per l’assegnazione dei posti letto alla casa dello studente. Se aprivo la finestra e allungavo una mano, mi sembrava quasi di toccare il semaforo sospeso sul traffico e nei giorni di pioggia, mi divertivo a guardare le striature rosse verdi e gialle che si rincorrevano sull’asfalto lucido e bagnato.
Avevo conosciuto la mia amica rispondendo ad un annuncio appeso sulla bacheca della mensa “Cerco ragazza per dividere affitto e spese di monolocale carino, telefonare ore pasti”. Aveva risposto una ragazza con la voce un po’ stridula e avevamo fissato un appuntamento sulle scale del Duomo per il giorno dopo alle tre. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;______________________________________________&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il dott. Strappacore ruppe gli indugi e affondò, finalmente, il suo bisturi nei tessuti ormai rigidi del cadavere della ragazza. Con gran pena, perchè per quanto si sforzi, la Morte, di assomigliare sempre a se stessa, Essa non riesce mai a restituire la stessa immagine di sè. Come ogni buon medico legale che si rispetti, Strappacore non era solo abile nella tecnica del dissezionamento, onorando a dovere protocolli e codice deontologico, egli era anche un ottimo patologo e avrebbe potuto riconoscere immediatamente, dalle dimensioni o dal colore, qualsiasi sofferenza che avesse afflitto quegli organi. Niente. Tutto a posto. Sana come un pesce, avrebbe potuto suggerirgli la sua proverbiale vena sarcastica: in altre occasioni, forse, ma non in quella. Del resto le cause della morte erano ben evidenti in quel segno ormai bluastro intorno al collo ceruleo. Erano state mani grandi e forti come ganasce, i segni erano nitidi, netti, e avevano stretto la presa senza lasciarle possibilità di reazione, paralizzandola immediatamente. Si limitò, così, a raccogliere doviziosamente sezioni di tessuti e di organi per il laboratorio.Nella catena delle lavate di testa, che si innesca in faccende di ordine pubblico, il primo anello è rappresentato dal Ministro, che oltre ad essere pressato dalla stampa e dall'opinione pubblica era, in quel frangente, anche parecchio contrariato dalla caduta del governo di cui faceva parte, per miserevoli questioni da Basso Impero, si disse. A farne le spese fu il Prefetto il quale non aspettò due ore per pagare della stessa moneta il Questore, dott. Manganelli, e figuratevi se questi lasciò passare anche solo un quarto d'ora prima di convocare nel suo ufficio, al terzo piano, il Commissario Maninalto. La catena delle lavate di testa è montante come l'onda di piena, che si carica man mano di materia ed energia prima di scaricarsi nel punto finale. Provate ad immaginare quale tsunami stava per abbattersi sul capo del povero Commissario Maninalto, colpevole di non avere ancora messo fuori servizio Lallo, il Mostro 2.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;_______________________________________________________&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;Non ne poteva più, il nostro Lapo. S’era perso nei meandri del romanzo e dimenticava sempre che il suo compito, che poi avrebbe dovuto essere del professor Dal Moro, era quello di ricavare un profilo di personalità dell’autore del romanzo e non, come stava facendo, comprendere la trama del libro o giudicarne la qualità dello stile. In realtà l’ex studentello non era il solo a comportarsi così. Tutti quelli che erano a qualunque titolo coinvolti nell’indagine, fosse anche trascrivere un atto relativo a uno degli omicidi, si sentivano in dovere di investigare alla ricerca della prova decisiva. Ognuno a Firenze, dal Procuratore capo della Repubblica, detentore dell’indagine, al giornalista di cronaca nera, al poliziotto di quartiere, fino al controllore dell’ATAF e al vigilino della Firenze Parcheggi, aveva dichiarato una guerra personale al Mostro, svolgeva le proprie indagini con i mezzi di cui disponeva e tenendole segrete a tutti gli altri, non chiudeva occhio per scervellarsi a riflettere su tutti gli elementi di cui era in possesso e spesso e volentieri metteva nei guai se stesso o magari contribuiva a complicare le indagini, che erano, come si dice in questi casi, a un punto morto. Un pensionato di 85 anni fu arrestato mentre tentava di aprire la porta dell’appartamento che era stato teatro del dodicesimo omicidio. Uno studente di Chimica fece andare a fuoco un laboratorio dell’università mentre cercava di produrre una sostanza con la quale, secondo lui, il mostro paralizzava le vittime. I Carabinieri indagarono a lungo, sospettando che fosse il serial killer, su un tizio che s’era messo alle calcagna di diverse ragazze straniere, pedinandole giorno e notte: avevano scoperto poi che l’uomo era persuaso che gli fosse stata affidata la missione di proteggere le povere ragazze indifese di Firenze. Per fortuna Lapo, che stupido non era e aveva almeno coscienza dei suoi limiti, non aveva preteso tanto da se stesso e alla fine aveva anche rinunciato a capire. Non ne poteva più di nottate senza chiuder occhio, di cene trangugiate con un giornale sotto gli occhi e la televisione accesa sul telegiornale. Non ne poteva più di non riuscire a pensare altro che al mostro. Non ne poteva più di non vedere più un film al cinema, farsi una corsa al parco o uscire con una ragazza. Era quasi un anno che non faceva l’amore. Un venerdì sera, di ritorno dal lavoro, prese tutto il materiale che aveva accumulato per la maggior parte nella propria camera, ma anche sparpagliato in tutta la casa, lo infilò in due scatoloni, aprì la botola della soffitta, tirò giù le scale pieghevoli e chiuse lassù, lontano dai suoi occhi, tutte le carte che erano diventate la sua ossessione. Poi prese l’aspirapolvere, gli stracci, l’acqua, i prodotti per pulire la casa, aprì tutte le finestra e iniziò le pulizie di Pasqua, anche se era solo novembre. Finito il lavoraccio, a cui non era abituato, si ficcò per una mezzora buona sotto la doccia, strofinando e ristrofinando ogni cellula della sua pelle, si asciugò, si fece la barba, incolta da non si sa quanti giorni, si accorciò le basette, si tagliò le unghie dei piedi e delle mani e si passò dappertutto il borotalco, una cui confezione aveva comprato in un momento di nostalgia dell’infanzia, ma che poi non aveva mai aperto. Infine prese il telefonino, si stese sul letto e compose il numero della donna che aveva desiderato a lungo, alla quale però non aveva mai avuto il coraggio di dichiararsi: Ileana Aldobrandi.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3132154382876575725-3654566954119158753?l=silviodulivo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://silviodulivo.blogspot.com/feeds/3654566954119158753/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3132154382876575725&amp;postID=3654566954119158753' title='78 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/3654566954119158753'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/3654566954119158753'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://silviodulivo.blogspot.com/2008/02/incipit-racconto-pi-mani.html' title='Il monolocale (racconto di gruppo)'/><author><name>silviodulivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09511504014982194884</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/Rvk5BIgbanI/AAAAAAAAAR0/tly9xM3CuSk/s1600/primo+piano+rid.JPG'/></author><thr:total>78</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3132154382876575725.post-6395520430442853876</id><published>2008-02-28T16:21:00.017+01:00</published><updated>2008-02-28T20:57:17.172+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='teatro'/><title type='text'>Sesamo e Cartamo</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp0.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/R8bS9y1xdiI/AAAAAAAABBo/sx4GHF4fa-M/s1600-h/La+Nazione+13-2-08+Nascita+compagnia.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5172053181142758946" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://bp0.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/R8bS9y1xdiI/AAAAAAAABBo/sx4GHF4fa-M/s400/La+Nazione+13-2-08+Nascita+compagnia.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;
&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Da pochi giorni è nata la Compagnia Teatrale Sesamo e Cartamo (da leggere Càrtamo, con l'accento sulla prima a). I miei compagni, perché ci sono anch'io, se qualcuno non lo avesse capito, sono: Arianna, Edoardo, Eliana, Ester, Fabio, Fabiola, Franco, Laura, Martina e Riccardo. La stampa internazionale ne ha parlato in lungo e largo (vedi per esempio i due articoli della Nazione e del Tirreno).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Primo obiettivo: superare la selezione di un concorso per compagnie amatoriali. Se tutto va bene intorno a maggio/giugno al Manzoni a Pistoia e al Nazionale a Quarrata presenteremo Exercises (da Esercizi di stile di Queneau). Altrimenti, se la giuria si dimostrerà incompetente, a fine primavera-inizio estate porteremo in scena uno spettacolo costruito da noi (o meglio: dal nostro regista Francesco Rotelli).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Il sito della Compagnia? Calma! Arriverà anche quello.
&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/R8bSTS1xdgI/AAAAAAAABBY/OW2tHaMLnEA/s1600-h/2008-02-0821+Il+Tirreno+-+Nascita+compagnia.JPG"&gt;&lt;/a&gt;&lt;div&gt;


&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/R8bSBS1xdfI/AAAAAAAABBQ/CbBLmI9XDP4/s1600-h/2008-02-0821+Il+Tirreno+-+Nascita+compagnia.JPG"&gt;&lt;strong&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5172052141760673266" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/R8bSBS1xdfI/AAAAAAAABBQ/CbBLmI9XDP4/s400/2008-02-0821+Il+Tirreno+-+Nascita+compagnia.JPG" border="0" /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;


&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Ah, perché Sesamo e Cartamo?
In India i semi di sesamo sono associati all'immortalità.
Il cartamo è un fiore simile allo zafferano, ma non così profumato, usato in cosmetica come colorante, quindi la maschera. Secondo la tradizione popolare possiede la proprietà di prolungare vigore fisico, agilità mentale e attività sessuale.
&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3132154382876575725-6395520430442853876?l=silviodulivo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://silviodulivo.blogspot.com/feeds/6395520430442853876/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3132154382876575725&amp;postID=6395520430442853876' title='13 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/6395520430442853876'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/6395520430442853876'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://silviodulivo.blogspot.com/2008/02/sesamo-e-cartamo.html' title='Sesamo e Cartamo'/><author><name>silviodulivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09511504014982194884</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/Rvk5BIgbanI/AAAAAAAAAR0/tly9xM3CuSk/s1600/primo+piano+rid.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp0.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/R8bS9y1xdiI/AAAAAAAABBo/sx4GHF4fa-M/s72-c/La+Nazione+13-2-08+Nascita+compagnia.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>13</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3132154382876575725.post-3141053560761786775</id><published>2008-02-26T20:44:00.007+01:00</published><updated>2008-02-26T20:51:50.730+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='San Salvi'/><title type='text'>San Salvi / 9</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp3.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/R8RsMC1xddI/AAAAAAAABBA/sterIz__Cq0/s1600-h/porta.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5171377226304812498" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://bp3.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/R8RsMC1xddI/AAAAAAAABBA/sterIz__Cq0/s320/porta.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;


&lt;em&gt;Riassunto delle puntate precedenti. Un precario della Pubblica Amministrazione, condannato a vita a lavorare in un ufficio dell'ex-manicomio di Firenze, sogna di essere uno scrittore e cerca materiale relativo all'ospedale psichiatrico come spunto per il suo primo romanzo, pubblicando i propri appunti per i suoi quattro lettori.&lt;/em&gt;
&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;
&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;
&lt;em&gt;&lt;/em&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;Luciano Buricchi ha scritto per LoGisma Editore “Dovevate vederli”. Nel ‘73 entra a San Salvi come ausiliario. Nel 2003 racconta in questo libro i suoi primi trenta giorni di manicomio.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Nel frattempo c’erano 24 reparti fra uomini e donne 1600 ricoverati, puzzo di creolina e fec,i sguardi di traverso, voci e ancora, tresche amorose gli ultimi elettroshock, camicie di forza e terapia del sonno.

Avevo scoperto una cosa incredibile. Al primo piano c’erano una ventina di persone sottochiave. La chiamavano infermeria. Qui venivano ricoverati gli acuti provenienti dal territorio. Ecco perché il reparto era così tranquillo. Il fior fiore era stato rinchiuso.

Alcuni reparti erano del tutto aperti e i ricoverati vi potevano liberamente circolare, altri, del tutto chiusi. Poi c’era, ed erano la maggioranza, i reparti che al loro interno nascondevano zone chiuse, nei quali erano riposti i matti meno controllabili. Gli acuti. Questa diversità mi faceva intuire la presenza di approcci diversificati e contrastanti tra loro, non solo alla questione psichiatrica in senso stretto, ma persino al modo di concepire il mondo. La via coercitiva e custodialistica intendeva preservare la parte sana estromettendo il marciume. Di qua i buoni di là i cattivi. L’altra invece si proponeva di occuparsi di questo marciume, pur sempre composto da persone.

Conobbi l’allegra compagnia degli alcolisti del Nono Uomini […] Gli alcolisti erano gente navigata. Non vedevano l’ora di dirti quanto. Erano stati tutti qualcos’altro prima. Cuochi, comparse, commessi, operai, avvocati; era per questo essere stati qualcos’altro che amavano differenziarsi dagli altri ricoverati. Adesso avevano dentro quella maledetta tenia del vino ma… una volta. Non erano mica come i matti loro. Erano stati qualcuno, loro. Adesso provvisoriamente… ma le cose sarebbero presto cambiate.

“Santini, vieni qua un attimo” lo chiamai. Sempre il cognome. Non dev’essere molto piacevole sentirsi chiamare così per tutta la vita. Mai un Giovanni, un Anselmo, un Ubaldo. E poi quel tu. E tu, vieni qua tu, stai attento tu, tu, tu… tu. Anche persone mai viste prima, vedendolo con quella specie di divisa da matto, gli davano del tu, e lui rispondeva con il lei.

… l’ispettore pensò bene di mettere subito alla prova questa mia decisione mandandomi al Quinto. Era sufficiente passarci vicino perché lo chiamavano “quinto merda” […] impugnai la chiave , deglutii, un’ultima boccata d’aria fresca e via dentro. Il segreto era respirare con la bocca e dimenticare il naso. Se avessi subito vomitato mi avrebbero preso in giro per una vita. Mi schizzarono fuori gli occhi, ma non feci in tempo a riprenderli, ero troppo impegnato a dimenticare il naso. Inutile, qualcosa di dolciastro e putrido, di mai sentito mi assaliva alla gola e poi penetrava dagli orecchi, dalla testa, da ogni poro della pelle. Non c’era scampo[…] Nel corridoio, che mi parve angusto e buio, una moltitudine informe si rotolava, camminava, si sdraiava, si arrampicava, faceva versi gutturali, pisciava […] Alla mia destra la porticina del ripostiglio, l’aprii e ci vomitai. E che cazzo. Non mi vide nessuno, ma sarebbe stata la stessa cosa, era al di là di ogni mia capacità trattenermi. Buttai un po’ di segatura sul pavimento dove avevo vomitato e col viso cereo cercai di affrontare la situazione [….] Molti del Quinto erano “matti d’allevamento”, cioè venivano direttamente dal Medico Pedagogico. Una specie di manicomio cadetto per allievi matti. Quando i bambini crescevano venivano portati in serie A, il manicomio vero. I due istituti erano così vicini che nel trasferimento i non più bambini non facevano in tempo a vedere nulla del mondo. Forse un semaforo, delle auto, un’insegna del bar; dei bambini in regola, per mano alle loro madri. Apparizioni mai comprese fino in fondo e che il tempo avrebbe contribuito a rendere fantastiche. Quando un infermiere montava in servizio spesso li vedevi avvicinarsi e sorridenti dire: macchina rossa, semaforo? Chiedevano informazioni sul fuori che per loro consisteva soltanto in una macchina rossa e un semaforo […] La loro autonomia era da favola, consumavano pochissimo: una polpetta, un piatto di minestrone, un bicchiere di vino; non di più, caso mai di meno, E tutto questo per 365 giorni l’anno [….] Si buttavano con voracità su qualsiasi cosa gli venisse messa davanti. Mugolii, gesti, sguardi. Li vedo ancora, urinare per terra e allo stesso tempo mangiare una mistura semisolida fatta con pane spezzettato, minestra e carne tritata. Il piatto unico del manicomio. Alcuni stavano accovacciati sulle sedie, altri si protendevano scivolando, scalzi, su quel pavimento dove minestra e urina si confondevano.

Saranno stati in trecento, anche quattrocento forse. La sera si dovevano legare quasi tutti al letto, ma questa, intendiamoci è archeologia. Quando avevi finito con l’ultimo era ora di slegare il primo. Che vita di merda. Fra la paura dell’ispettore, i pazzi e tutto quanto… E le camerette di consegna? Un materasso per terra e via, una coperta. Gli mettevamo quelle tute grigie. Legate dietro. E poi gli spioncini alle porte, come in carcere, che uno ci appiccicava sempre la merda per non farci vedere dentro.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3132154382876575725-3141053560761786775?l=silviodulivo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://silviodulivo.blogspot.com/feeds/3141053560761786775/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3132154382876575725&amp;postID=3141053560761786775' title='7 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/3141053560761786775'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/3141053560761786775'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://silviodulivo.blogspot.com/2008/02/san-salvi-9.html' title='San Salvi / 9'/><author><name>silviodulivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09511504014982194884</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/Rvk5BIgbanI/AAAAAAAAAR0/tly9xM3CuSk/s1600/primo+piano+rid.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp3.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/R8RsMC1xddI/AAAAAAAABBA/sterIz__Cq0/s72-c/porta.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3132154382876575725.post-1974676145654853852</id><published>2008-02-20T17:00:00.015+01:00</published><updated>2010-01-15T12:32:44.876+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti altri'/><title type='text'>La porta - Un'epifania di Homo Faber</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Quando fu davanti alla porta ebbe un attimo di esitazione, tanto quanto bastava acché l’impulso sfrenato che fino a là lo aveva condotto si esaurisse sgonfiandosi come vescica nel procrastinato mingere. La titubanza divenne incertezza, si dilatò il lasso dell’indugio, quasi ad abbracciare l’ampio spettro delle possibili conseguenze, il braccio restò teso immobile verso la maniglia sulla quale poggiava la mano, le dita esangui nella contrazione. L’insostenibilità stessa della postura vietava una proroga durevole, qual breve miccia non a lungo dilaziona il botto, epperò, ruotando il polso, spinse ed ebbe accesso. Né luce né tenebra v’invenne, siccome avea previsto, ma solo la patina del tempo, con la delusione sarcastica dello spettatore di un film dal finale scontato.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Homo Faber &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;Esercizi di stile


&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Carico come una molla, parte a palla e va diritto come un fuso fino alla porta. A quel punto: dubbio, incertezza. Proprio sul più bello perde tutta la sua sicurezza, si sgonfia come le palle quando uno piscia dopo averla tenuta un bel po’. Il dubbio, in quel preciso istante, diventa un GRANDE DUBBIO, dopo di che il GRANDE DUBBIO diventa un ENORME DUBBIO, come se gli fossero arrivate al cervello tutte le cazzo di cose che gli potevano accadere. Sicché il braccio gli si paralizza sulla maniglia e i diti gli diventano bianchi a forza di star lì fissi come un lampione. Ma non può mica rimanere fermo in quel modo troppo tempo, allora che fa? Abbassa la mano, spinge e entra. Tutto il contrario di quello che credeva: non vede la luce e neanche il buio, ma solo che è invecchiato senza neanche accorgersene, E così ci rimane di merda come quando vai al cinema e vedi il solito film americano che sai già come va a finire dopo dieci minuti.

Homo Modernus (silviodulivo)


&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Uèn he uòs in front of the port, he ebb uàn moment of esitescion, abbastanz that la spint scompost that ebb bringato fin a over dèr him finish sgonfing com the vescic nel pisc prolungeited. La titubans bichéim incertez, il lass dell’indugg se extendet, almost ad abbraccér the big spettr of the conseguens possibols, the bracc fixed himself immobilizer in direccion of the manigl on the la qual pogged the man, the ditas without blùd in the contraccion. The stess ansostenibol of the postur verboten una durebol prolungascion, as sun as micc very little not a long dilescions the bum, and but, viring the pols, sping end accedèt. Not làit, not tenebras faund, as prevedèt, but only la patin of the tàim, with the sarcastic delusion of the spettator of a film with the finish scontated.

Homo maccheronicus (silviodulivo)

&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;
“Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvo; entrerà e uscirà e troverà pascolo” (Giovanni 10,9). Una porta che ha a che fare sicuramente con l'Epifania è quella dell'Anno Giubilare, in realtà essa viene aperta la notte di Natale dell'anno precedente il Giubieo e richiusa nella giornata dell'Epifania di quello successivo.L'ultima mano dolente e contratta che ha toccato quella porta è stata quella di Giovanni Paolo II.

Homo Vulgaris (anonimo)

&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Si diresse alla porta, ebbe un attimo di esitazione, aprì, rimase deluso.
&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Homo brevis (silviodulivo)


&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Quando fu davanti, di fronte, di rimpetto all’apertura praticata nel muro di un edificio per permettere l’entrata e l’uscita, più precisamente al serramento applicato a tale apertura, ebbe un attimo, un momento, un istante di esitazione, indecisione, perplessità, indugio, tanto quanto bastava, era sufficiente acché, affinché il moto istintivo che spinge un individuo ad agire in un determinato modo che fino a là lo aveva condotto, portato, guidato si esaurisse, si vuotasse completamente, finisse come sacca o ricettacolo in cui si raccoglie una secrezione nel rimandato, rinviato, ritardato, prolungato mingere, orinare. L’indecisione, irresolutezza, insicurezza divenne condizione di dubbio o di indecisione, fece crescere in volume o superficie il periodo, l’arco di tempo dell’indugio, pausa, attesa, quasi a stringere tra le braccia in segno di affetto o di amore lo spettro, il campo di azione ampio, che ha grande estensione, vasto, delle ipotetiche, possibili, eventuali cose che risultano logicamente da determinate premesse, uno dei due arti superiori del corpo umano restò, rimase teso, tirato, in tensione immobile, fermo, fisso, stabile verso, in direzione dell’elemento facilmente impugnabile, di materiale e di foggia qui non ben definiti, che si applica in questo caso a una porta, per poterla aprire, sollevare o trasportare, in questo caso aprire, sulla quale poggiava, posava, metteva l’estremità dell’arto superiore formata dal palmo, dal dorso e dalle cinque dita, con funzioni prensili e tattili le parti mobili con cui terminano le mani dell’uomo esangui, dissanguate, morenti, nella contrazione, spasmo. L’insopportabilità, intollerabilità, insostenibilità stessa, medesima della postura, posizione,vietava, proibiva una proroga, protrazione, posticipazione durevole, lunga, prolungata quale breve, corto dispositivo specialmente a forma di cordone, combustibile, atto a trasmettere l’accensione a polveri o a ordigni esplosivi non a lungo dilaziona, rimanda, rinvia il rumore forte, improvviso, causato specialmente da un colpo, uno sparo e simili, però, ruotando, girando, virando la regione anatomica dell’arto superiore dell’uomo in cui le ossa della mano si congiungono con quelle dell’avambraccio sottopose la porta a una pressione momentanea o prolungata per spostarla in una determinata direzione, in questo caso in avanti, ed ebbe accesso, entrò, accedé, entrò dentro. Né luce, chiarore, bagliore, né tenebra, oscurità, buio vi invenne, trovò, scoprì, come aveva previsto, pronosticato, preavvertito, ma solo la patina, lo strato superficiale della successione irreversibile degli istanti, dei minuti, delle ore, dei giorni, ecc. con la delusione, disinganno, amarezza ironica, sprezzante, sarcastica dello spettatore, astante, testimone di un film, pellicola, opera cinematografica dal finale scontato, prevedibile, immaginabile.

Homo precisus (silviodulivo)


&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;A-pri la po-or-ta,
coniglio, a-pri la po-or-ta,
a-pri la po-or-ta,
coniglio, a-pri la po-or-ta.

Homo tifosus (silviodulivo)


&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;GASTRONOMICO-DOLCE

Dinnanzi a quella porta dura e scura come cioccolato amaro, mi sentivo come uno strudel di frutta candita, avvolto nella pasta frolla burrosa eppure grondante di fluido sciropposo e miele d’acacia. Addentare o no quella tavoletta? I termini del quesito erano complessi quanto la scelta tra un bignè di crema chantilly e una fedora generosamente ricoperta di panna montata. Il braccio teso come un duro di menta insisteva sulla maniglia di panpepato e mandorle. Rivoli di succo d’amarena mi solcavano la schiena e una rara essenza di vaniglia del Madagascar si diffondeva nell’aria, mista a un vago sentore di cannella di Ceylon. Spinsi la porta, che sfrigolò come una frittella per San Giuseppe. Quel che vidi trasformò le mie gambe di torrone in tenero croccante di pinoli; la testa si fece di zucchero filato.
&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Florentina - Dulcis in fundo



Homo Faber Postilla a “LA PORTA” &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;L’epifania, dal lat. tardo epiphāna, dal gr. epipháneia ‘(feste) dell’apparizione’, è la manifestazione della divinità in forma visibile; per antonomasia la manifestazione della divinità di Gesù ai Magi nel mito cristiano. La parola ha anche il significato più generico di ‘apparizione, manifestazione’ ed è in questo senso che la usa Joyce per designare dei particolari momenti, nella vita e nella narrazione, nei quali si ha, come per un velo che si squarcia, una percezione profonda ed essenziale della realtà e di ciò che dietro di essa si nasconde. Ho chiamato con il termine epifania, usandolo quindi in modo un po’ diverso da come lo usa Joyce, questo tipo di composizioni che per la loro brevità sono costituite quasi totalmente dal momento della “manifestazione”. Una possibile interpretazione dell’epifania LA PORTA, che in quanto costruita a posteriori e per quanto autorevole ne ammette ogni altra da parte del lettore, è la seguente: La porta preclude l’accesso all’interno, o l’evasione verso l’esterno, o il passaggio fra due locali, comunque sempre prelude ad un movimento spaziale che può essere assunto a metafora di uno qualsiasi dei cambiamenti di maggiore o minore importanza che si presentano nel corso dell’esistenza: un nuovo lavoro, una nuova città, delle nuove amicizie, un nuovo amore. Nel migliore dei casi questi cambiamenti sono intrapresi con grande entusiasmo, benché non sia improbabile che si venga colti durante il processo da un ripensamento, da un senso di timore e di incertezza che il nuovo non manca mai di suscitare. Se il timore è forte può soffocare il processo già sul nascere, o durante il percorso, ma può anche emergere quando ci si è già tanto inoltrati che seppure lo slancio venisse meno non sarebbe più possibile tornare indietro. In fondo molte decisioni non sono il frutto di una scelta razionale, non derivano dal soppesare con cura tutti i pro e i contro, ma sono diventate ineluttabili a seguito di comportamenti anteriori alla decisione stessa. Ecco quindi che si entra nel nuovo. La più grande delusione è scoprire che nuovo non è, che il tempo ha ottuso le sue caratteristiche (o ha forse ottuso le doti percettive di chi lo ravvisa?), tanto che non riluce né è particolarmente oscuro; in definitiva una via di mezzo amorfa fra il bene e il male, non molto differente da ciò che si è lasciato. Eppoi lo si sapeva. Le antiche conoscenze, le frequenti esperienze, cos’altro potevano indurre a prevedere? Resta, ad amara consolazione, l’orgoglio di una preservata lucidità e un certo sarcasmo verso coloro che in circostanze simili si sarebbero aspettati qualcosa di diverso e che forse, per la loro innocenza non scevra di ignoranza, meglio apprezzano quel brutto film che è la vita.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3132154382876575725-1974676145654853852?l=silviodulivo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://silviodulivo.blogspot.com/feeds/1974676145654853852/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3132154382876575725&amp;postID=1974676145654853852' title='34 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/1974676145654853852'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/1974676145654853852'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://silviodulivo.blogspot.com/2008/02/la-porta-unepifania-di-homo-faber.html' title='La porta - Un&apos;epifania di Homo Faber'/><author><name>silviodulivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09511504014982194884</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/Rvk5BIgbanI/AAAAAAAAAR0/tly9xM3CuSk/s1600/primo+piano+rid.JPG'/></author><thr:total>34</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3132154382876575725.post-7117583625808479375</id><published>2008-02-17T17:15:00.005+01:00</published><updated>2008-02-17T17:19:47.549+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cose mie'/><title type='text'>Dante</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp3.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/R7hegC1xdWI/AAAAAAAAA-k/4Q8vrL9l7B8/s1600-h/DORMIGLIONESILVIO.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5167984477018879330" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://bp3.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/R7hegC1xdWI/AAAAAAAAA-k/4Q8vrL9l7B8/s320/DORMIGLIONESILVIO.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;
&lt;div&gt;
&lt;div&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div align="justify"&gt;Grazie per essere venuto a cena da noi, l'altra sera, la tua compagnia e' sempre dinamica e mai scontata.
Vorrei che tu pubblicassi sul tuo famosissimo blog (dove non dovrebbe esistere la censura) questo mio doveroso ringraziamento con foto allegata, perche' le tue chiacchierate frizzanti e pimpanti ci portano un arricchimento morale e una allegria che raramente troviamo in altre situazioni.
In particolare il momento della foto e' stato quando Benigni decantava in tv la Divina Commedia: non hai perso una sillaba, si vede come un letterato assorbe ogni respiro, come una spugna assorbe l'acqua, della poesia.
Grrrrande Silvio!&lt;/div&gt;

&lt;div align="justify"&gt;Daniele &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3132154382876575725-7117583625808479375?l=silviodulivo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://silviodulivo.blogspot.com/feeds/7117583625808479375/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3132154382876575725&amp;postID=7117583625808479375' title='20 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/7117583625808479375'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/7117583625808479375'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://silviodulivo.blogspot.com/2008/02/dante.html' title='Dante'/><author><name>silviodulivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09511504014982194884</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/Rvk5BIgbanI/AAAAAAAAAR0/tly9xM3CuSk/s1600/primo+piano+rid.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp3.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/R7hegC1xdWI/AAAAAAAAA-k/4Q8vrL9l7B8/s72-c/DORMIGLIONESILVIO.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>20</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3132154382876575725.post-5521733635389243771</id><published>2008-02-15T20:46:00.012+01:00</published><updated>2008-02-15T21:12:37.829+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='San Salvi'/><title type='text'>San Salvi/ 8</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp0.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/R7XsaC1xdUI/AAAAAAAAA-Q/m7Ir1HcA7Ys/s1600-h/APA-F-012335-0000.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://bp0.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/R7XsaC1xdUI/AAAAAAAAA-Q/m7Ir1HcA7Ys/s320/APA-F-012335-0000.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5167296079660676418" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;
&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;Riassunto delle puntate precedenti. Un precario della Pubblica Amministrazione, condannato a vita a lavorare in un ufficio dell'ex-manicomio di Firenze, sogna di essere uno scrittore e cerca materiale relativo all'ospedale psichiatrico come spunto per il suo primo romanzo, pubblicando i propri appunti per i suoi quattro lettori&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;

&lt;p class="MsoNormal"&gt;Ancora appunti da D. Lippi, San salvi, Storia di un manicomio.&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;Nel primo periodo dell'apertura del manicomio le terapie sono basate su farmaci e idroterapia. Nella cura degli alcolisti viene data grande importanza ai bagni tiepidi, in caso di “viva agitazione” vengono prescritti oppio (via orale o iniezione) e morfina. Dopo l’accesso all'ospedale viene somministrata stricnina.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;La terapia farmacologica è a base di sedativi e cardiotonici, ma anche di iniezioni di insulina. Successivamente anche eroina e morfina. Frequente l'iniezione quotidiana di dosi progressivamente crescenti di insulina per provocare coma ipoglicemico profondo, interrotto con somministrazione di zucchero per via gastrica o di glucosio per via endovenosa.
&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;L’elettroterapia (elettroshock) ha come indicazione elettiva la malinconia. Gli accessi convulsivi si attuano mediante il passaggio, attraverso il cranio, di una corrente elettrica di 100-130 volt, della durata di 2 decimi di secondo. L’apparecchio viene comprato negli anni '40 e più tardi viene acquistato un secondo apparecchio portatile per le cure a domicilio. La psicoterapia inizia negli anni '40, sempre in unione con altri interventi terapeutici. Negli anni '50 la cura dell’ansia prevede lo shock iperpiretico con zolfo endomuscolo o con vaccino in endovena. Le nevrosi continuano ad essere curate tradizionalmente: medicamenti sedativi a cocktail (luminar, bromuro, giusquiamo, passiflora)&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;Ergoterapia, ovvero cura della malattia con il lavoro (vedi foto). I malati vengono pagati con cibo supplementare o denaro o tabacco. I lavori sono commissionati dall’istituzione o dall’esterno. I lavori prevalenti sono: filatura della canapa, realizzazione materassi, lavorazione della paglia (donne); facchinaggio, muratura, falegnameria (uomini). L’infermiere è il responsabile dell’inserimento nel gruppo di lavoro e osservatore continuo degli atteggiamenti/reazioni/umore del malato. Lavorano i più puliti e tranquilli, in regime di open door e no restraint (senza contenzione del malato).&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;Nel 1905 venne aperta una “vaccheria” con 28 mucche e un’altra nel 1908. Nel 1911 la produzione di verdure degli ospiti di San salvi soddisfaceva il fabbisogno di San Salvi stesso e di Castel Pulci (l'altro manicomio di Firenze, poi chiuso; vi soggiornò a lungo Dino Campana).&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;  &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Negli anni '60 si introducono le terapie attive, in particolare pittura e disegno. Il centro di attività espressive&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;st1:personname productid="La Vinaia" st="on"&gt;La Tinaia&lt;/st1:personname&gt; nasce ufficialmente nel 1975. L’arte viene praticata liberamente e quotidianamente da un gruppo di pazienti. Le opere riscuotono successo presso i collezionisti, musei e gallerie europee e americane.

&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3132154382876575725-5521733635389243771?l=silviodulivo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://silviodulivo.blogspot.com/feeds/5521733635389243771/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3132154382876575725&amp;postID=5521733635389243771' title='7 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/5521733635389243771'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/5521733635389243771'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://silviodulivo.blogspot.com/2008/02/san-salvi-8.html' title='San Salvi/ 8'/><author><name>silviodulivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09511504014982194884</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/Rvk5BIgbanI/AAAAAAAAAR0/tly9xM3CuSk/s1600/primo+piano+rid.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp0.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/R7XsaC1xdUI/AAAAAAAAA-Q/m7Ir1HcA7Ys/s72-c/APA-F-012335-0000.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3132154382876575725.post-1330622438896370407</id><published>2008-02-15T20:18:00.007+01:00</published><updated>2008-02-15T20:45:21.635+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='San Salvi'/><title type='text'>San Salvi/ 7</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp1.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/R7XqvS1xdTI/AAAAAAAAA-I/ThV3KGV450M/s1600-h/APA-F-012332-0000.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://bp1.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/R7XqvS1xdTI/AAAAAAAAA-I/ThV3KGV450M/s320/APA-F-012332-0000.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5167294245709641010" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;
&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;Riassunto delle puntate precedenti. Un precario della Pubblica Amministrazione, condannato a vita a lavorare in un ufficio dell'ex-manicomio di Firenze, sogna di essere uno scrittore e cerca materiale relativo all'ospedale psichiatrico come spunto per il suo primo romanzo, pubblicando i propri appunti per i suoi quattro lettori&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;.


&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ancora appunti da D. Lippi, San Salvi Storia di un manicomio. (Mi sembra il testo più completo, sono riuscito a "scipparlo" per una settimana ad alcune persone del quartiere che stanno facendo una ricerca sul manicomio; ne approfitto per riportare gli appunti presi)
 &lt;/div&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;
&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;L’archivistica manicomiale è stata spesso trascurata. Le fonti sono estremamente lacunose sia per i danni provocati dall’alluvione e dal passare del tempo sia, spesso, per l’incuria degli uomini. La parte disponibile per la consultazione (il libro è stato pubblicato nel 1996) consiste quasi esclusivamente nelle cartelle cliniche e nei registri di movimento dei malati in cui sono annotati gli esistenti al 1° gennaio di ogni anno, gli ammessi, i dimessi, i morti, divisi per sesso. Anche i dati dei registri sono in realtà incompleti e discontinui.&lt;/p&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;Sembra che le pratiche amministrative siano molto più di quelle sanitarie. Ci sono:  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-left: 36pt; text-align: justify; text-indent: -18pt;"&gt;&lt;!--[if !supportLists]--&gt;&lt;span style=""&gt;-&lt;span style=""&gt;        &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;!--[endif]--&gt;119 filze contenenti le cartelle cliniche dal 1867 al 1900 (quindi anche prima della creazione del Manicomio)&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-left: 36pt; text-align: justify; text-indent: -18pt;"&gt;&lt;!--[if !supportLists]--&gt;&lt;span style=""&gt;-&lt;span style=""&gt;         &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;!--[endif]--&gt;Nulla dal 1900 al 1911&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-left: 36pt; text-align: justify; text-indent: -18pt;"&gt;&lt;!--[if !supportLists]--&gt;&lt;span style=""&gt;-&lt;span style=""&gt;         &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;!--[endif]--&gt;200 filze di cartelle cliniche periodo 1912-1935&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-left: 36pt; text-align: justify; text-indent: -18pt;"&gt;&lt;!--[if !supportLists]--&gt;&lt;span style=""&gt;-&lt;span style=""&gt;         &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;!--[endif]--&gt;355 filze del periodo '35-'62&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-left: 36pt; text-align: justify; text-indent: -18pt;"&gt;&lt;!--[if !supportLists]--&gt;&lt;span style=""&gt;-&lt;span style=""&gt;         &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;!--[endif]--&gt;134 filze del periodo '63-'71&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-left: 36pt; text-align: justify; text-indent: -18pt;"&gt;&lt;!--[if !supportLists]--&gt;&lt;span style=""&gt;-&lt;span style=""&gt;         &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;!--[endif]--&gt;71 filze del periodo '72-'78&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-left: 36pt; text-align: justify; text-indent: -18pt;"&gt;&lt;!--[if !supportLists]--&gt;&lt;span style=""&gt;-&lt;span style=""&gt;         &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;!--[endif]--&gt;88 registri di ammissione e dimissione 1850/1978&lt;/p&gt;        &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Vi è un doppio schedario di cartelle cliniche. Uno schedario alfabetico nominativo dei ricoverati (circa 10000 dal '15 al '61)&lt;o:p&gt;. &lt;/o:p&gt;Le situazioni archivistiche relative ai malati sono compromesse.&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;Dal 1912 al 1960 il fascicolo individuale contiene i decreti del Tribunale, il certificato del medico, la modula informativa con le notizie personali e storiche e la cartella con le note segnalate nel Reparto di Osservazione, insieme al Diario Clinico.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Durante la Prima Guerra Mondiale&lt;st1:personname productid="La Clinica" st="on"&gt; la Clinica&lt;/st1:personname&gt; (situata in San Salvi ma separata dal manicomio) funzionò come reparto di Osservazione per i militari. Questo rende difficile alcuni confronti statistici perché spesso non si riesce a distinguere le due attività (cura e ricerca, ricoverati e sotto osservazione/in cura)
&lt;/p&gt;      &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;
Qualche numero sui ricoveri :&lt;/p&gt;  &lt;ul&gt;&lt;li&gt;Percentuale minima nel 1896, 384 ricoveri, 0.56% rispetto alla popolazione provinciale&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Percentuale massima  nel 1965, 1498 ricoveri, 1.39% rispetto alla popolazione provinciale&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;    &lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;Molti sono i pazienti che entravano e uscivano più volte nello stesso anno. Dimissioni: 40% rispetto agli ingressi. Non sono riuscito a trovare nessun numero sui presenti in un dato momento.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;  &lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;Per quanto riguarda la documentazione fotografica la più interessante è quella dei Fratelli Alinari all’inizio del secolo. Poi la quantità di foto diminuisce drasticamente. La foto pubblicata è tratta dall'archivio Alinari.
&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3132154382876575725-1330622438896370407?l=silviodulivo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://silviodulivo.blogspot.com/feeds/1330622438896370407/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3132154382876575725&amp;postID=1330622438896370407' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/1330622438896370407'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/1330622438896370407'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://silviodulivo.blogspot.com/2008/02/san-salvi-7.html' title='San Salvi/ 7'/><author><name>silviodulivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09511504014982194884</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/Rvk5BIgbanI/AAAAAAAAAR0/tly9xM3CuSk/s1600/primo+piano+rid.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp1.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/R7XqvS1xdTI/AAAAAAAAA-I/ThV3KGV450M/s72-c/APA-F-012332-0000.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3132154382876575725.post-3451810185690343526</id><published>2008-02-15T19:12:00.019+01:00</published><updated>2008-02-15T19:46:32.659+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='San Salvi'/><title type='text'>San Salvi/ 6</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;Riassunto delle puntate precedenti. Un precario della Pubblica Amministrazione, condannato a vita a lavorare in un ufficio dell'ex-manicomio di Firenze, sogna di essere uno scrittore e cerca materiale relativo all'ospedale psichiatrico come spunto per il suo primo romanzo, pubblicando i propri appunti per i suoi quattro lettori&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;
&lt;/div&gt;

&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp1.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/R7XYAS1xdSI/AAAAAAAAA-A/JtiroslNR_E/s1600-h/1891rid.JPG"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://bp1.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/R7XYAS1xdSI/AAAAAAAAA-A/JtiroslNR_E/s320/1891rid.JPG" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5167273647046489378" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;  &lt;p style="font-style: italic;" class="MsoNormal"&gt;
&lt;/p&gt;  &lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;Appunti da &lt;span style="font-style: italic;"&gt;D. Lippi, San Salvi, Storia di un manicomio&lt;/span&gt;.&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;Nell’archivio di San Salvi e nell'Archivio Storico della Provincia non ci sono né l’intero progetto della costruzione del manicomio né il piano dei lavori.&lt;o:p&gt;
&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;Villa Fabbri, l'unico edificio preesistente (splendido), prende il nome dal commendator Egisto Paolo Fabbri, acquirente dei locali Bonifazio (l’ex manicomio, ora questura). Al momento dell’acquisto era adibito a uso rurale. E' il Palazzo del Guarlone.&lt;o:p&gt;
&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;Il manicomio viene progettato da Roster sotto le direttive di un medico, Tamburini, che fu sempre impegnato nella discussione legata alla struttura dello spazio manicomiale nella sua funzione terapeutica. Il malato doveva essere inserito in una struttura artificiale, organizzata su principi scientifici che rispondessero a certe concezioni terapeutiche. Ogni elemento al suo interno doveva corrispondere a queste finalità e non poteva essere lasciato al caso. Assumevano valore terapeutico sia l’arredamento sia la struttura edilizia, sia l’organizzazione degli spazi e la distribuzione delle attività in una visione che sembra voler contrapporre alla malattia mentale, intesa come “disordine delle passioni”, l’ordine ed il rigore. Il manicomio si poneva in una prospettiva duplice proponendosi da una parte come strumento di cura, dall’altra come mezzo di difesa e tutela della società.&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;La pianta riprodotta sopra è quella del1891, anno dell'inaugurazione.
&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;In quel periodo aveva riscosso grande successo l’Ospedale San Lazzaro di Reggio Emilia, costruito con la struttura a villaggio, che permetteva di lasciare ai degenti un minimo di libertà, riproducendo nel microcosmo del manicomio la realtà esterna. Scarso seguito ebbero invece le tecniche terapeutiche dell’open door e del no-restraint che Tamburini aveva sperimentato (ne palerò in seguito).&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;Furono costruiti: 2 padiglioni per i Tranquilli, 2 per i Semitranquilli, 2 per i Sudici ed Epilettici, 1 per gli Agitati e i Furiosi, 1 per gli Infermi e i Paralitici (dove lavoro io). Ogni padiglione era circondato da piazzali e passeggi; una rete di gallerie e logge collegava i padiglioni.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Al di sopra, una serie di terrazze correva sopra le gallerie. Le gallerie sotterranee praticabili, collegate tra loro, fungevano da contenitori per le diramazioni dei condotti del vapore e dell’acqua potabile.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;Già 14 anni dopo la costruzione, però, l’ospedale di concezione modernissima non riusciva ad affrontare le difficoltà di sovraffollamento, restauri, provvedimenti amministrativi.&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;  &lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;Nel 1924 lo stabilimento di San Salvi prende il nome di Ospedale Psichiatrico Vincenzo Chiarugi. Vengono eseguiti lavori di ampliamento (il nuovo padiglione per alienati tubercolotici e il cinema). Il Reparto Minori, del '42, che fino ad allora non aveva usufruito di personale specializzato, ebbe l’appoggio di una maestra ortofrenica. Viene riaperta &lt;st1:personname productid="la Scuola" st="on"&gt;la Scuola&lt;/st1:personname&gt; professionale per gli infermieri. Nel 1958 sorge il laboratori di EEG (elettroencelografia). Nel '54 viene costruito il Padiglione Medico Pedagogico.&lt;/p&gt;Sotto altre due piantine: una degli anni '60, l'altra del '95
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;


&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp3.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/R7XWUy1xdPI/AAAAAAAAA9o/NiqfeNVo6QM/s1600-h/1960rid.JPG"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://bp3.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/R7XWUy1xdPI/AAAAAAAAA9o/NiqfeNVo6QM/s320/1960rid.JPG" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5167271800210552050" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;





&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/R7XWmi1xdQI/AAAAAAAAA9w/CVmWCP3xogs/s1600-h/1995rid.JPG"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/R7XWmi1xdQI/AAAAAAAAA9w/CVmWCP3xogs/s320/1995rid.JPG" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5167272105153230082" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3132154382876575725-3451810185690343526?l=silviodulivo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://silviodulivo.blogspot.com/feeds/3451810185690343526/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3132154382876575725&amp;postID=3451810185690343526' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/3451810185690343526'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/3451810185690343526'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://silviodulivo.blogspot.com/2008/02/san-salvi-6.html' title='San Salvi/ 6'/><author><name>silviodulivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09511504014982194884</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/Rvk5BIgbanI/AAAAAAAAAR0/tly9xM3CuSk/s1600/primo+piano+rid.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp1.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/R7XYAS1xdSI/AAAAAAAAA-A/JtiroslNR_E/s72-c/1891rid.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3132154382876575725.post-134143734330832472</id><published>2008-02-09T11:31:00.000+01:00</published><updated>2008-02-09T12:08:14.397+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='libri'/><title type='text'>Celine - Morte a credito</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp3.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/R62BWy1xdKI/AAAAAAAAA9A/EY1VlJkgndo/s1600-h/Mortecreditog.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://bp3.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/R62BWy1xdKI/AAAAAAAAA9A/EY1VlJkgndo/s320/Mortecreditog.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5164926576268244130" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;I grandi scrittori sono grandi persone? Louis Ferdinand Auguste Destouches, nome d'arte Celine, 1894-1961, percosso dal padre quando era bambino, invalido di guerra (la prima guerra mondiale), incontra sua moglie negli ambienti della prostituzione, soffre d'insonnia e di fischi continui agli orecchi, guarisce dalla malaria, fa il medico senza stipendio per i poveri che non possono pagarlo, diventa antisemita e scrive anche alcuni pamphlet contro gli ebrei (odiava un po' tutti: arabi, negri, cinesi, capitalisti, comunisti), appoggiando a suo modo la Germania hitleriana. E' difficile non parlare della sua vita pensando ai suoi romanzi: sono tutt'uno. Morte a credito parla di quando era bambino e adolescente; pur essendo stato scritto dopo l'altro suo romanzo, Viaggio al termine della notte, ne è una premessa. E' difficile innamorarsi di un libro senza innamorarsi dello scrittore-uomo. Da questo punto di vista Celine mi mette in grande difficoltà: preferisco vederlo come medico compassionevole e faccio fatica a immaginarlo come razzista, visto che metto i suoi due romanzi ai vertici delle mie letture.
&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;" class="tcorpotesto"&gt;"Morte a credito", pubblicato nel 1936, è il secondo romanzo di Céline, che nelle sue pagine ritorna alla propria infanzia e adolescenza. Cresciuto in un'atmosfera soffocante e carica d'odio, illuminata solo dalle presenze della nonna Caroline e dello zio Eduard, il giovane Ferdinand racconta le proprie esperienze familiari, turistiche, scolastiche, erotiche e di lavoro. (IBS)&lt;/span&gt;
&lt;/div&gt;&lt;span style="font-style: italic;" class="tcorpotesto"&gt;
&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3132154382876575725-134143734330832472?l=silviodulivo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://silviodulivo.blogspot.com/feeds/134143734330832472/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3132154382876575725&amp;postID=134143734330832472' title='28 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/134143734330832472'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/134143734330832472'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://silviodulivo.blogspot.com/2008/02/celine-morte-credito.html' title='Celine - Morte a credito'/><author><name>silviodulivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09511504014982194884</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/Rvk5BIgbanI/AAAAAAAAAR0/tly9xM3CuSk/s1600/primo+piano+rid.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp3.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/R62BWy1xdKI/AAAAAAAAA9A/EY1VlJkgndo/s72-c/Mortecreditog.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>28</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3132154382876575725.post-1194197840920360047</id><published>2008-02-06T16:31:00.001+01:00</published><updated>2010-01-15T12:32:57.223+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti altri'/><title type='text'>Generazioni (di Assia Lazzerini)</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/R6nUdU5ekFI/AAAAAAAAA1g/l6Fo4nwwtds/s1600-h/Dietro+una+sigaretta.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/R6nUdU5ekFI/AAAAAAAAA1g/l6Fo4nwwtds/s320/Dietro+una+sigaretta.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5163892048048066642" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style=""&gt;Sono le 7:20 di mattina. È praticamente buio ancora e sono in stato comatoso.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style=""&gt;Per la strada automobilisti incazzati si fermano ai semafori, mentre le luci notturne cominciano a spegnersi.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style=""&gt;Attraverso la strada, quasi a costo della vita, e mi metto ad aspettare l’autobus.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style=""&gt;Se sono da sola mi metto nell’angolo il più lontano possibile da tutti.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style=""&gt;Buio. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style=""&gt;Fiamma.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style=""&gt;Buio.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style=""&gt;Prima boccata. Le labbra sembrano accendersi a ritmo delle boccate.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style=""&gt;La gente che passa mi guarda male.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style=""&gt;In realtà li vedo solo i piedi perché ho il cappello tirato giù, ma capisco che mi fissano con un misto tra disprezzo e curiosità.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style=""&gt;Sigaretta in mano, cappello nero con i teschi sugli occhi, cappuccio tirato su, giubbotto nero pantaloni scuri e scarpe nere.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style=""&gt;Questo basta alla gente per etichettarmi: poco raccomandabile.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style=""&gt;Mi specchio nei vetri di macchine e autobus, da lontano, quasi avessi paura di riconoscermi.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style=""&gt;Brutta.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style=""&gt;Una goccia colpisce il mio riflesso e in un attimo son liquefatta e trasportata via.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style=""&gt;Mi tocco il naso per assicurarmi che sia ancora lì. Guardo in su e un gocciolone mi colpisce in pieno viso. Comincio a imprecare sottovoce e finalmente arriva il 6.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style=""&gt;Dopo un paio di fermate sale una vecchietta.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style=""&gt;Mi spiaccico contro la parete dell’autobus per farla passare.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style=""&gt;E lei, pestando me e lo zaino, arriva davanti ad un gruppo di 4 sedili dove sono spalmati 4 o 5 miei amici.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style=""&gt;La signora prima li guarda male e poi dice &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style=""&gt;“ Ragazzi, questo è il vostro ego, che tutte le mattine vi stravaccate sui sedili e che lasciate lo zaino ovunque. Siete davvero poco sopportabili.” Io, che fino a quel momento avevo Sean Paul sparato a tutta nell’orecchio, mi giro sentendo quella sega elettrica che taglia il berillio, la bella voce della vecchietta “ Poi queste signorine che ascoltano musica e fumano da mattina a sera. La musica poi tenuta a volume altissimo…” Fa un sospiro in ricordo dei bei tempi andati, e si guarda intorno.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style=""&gt;Parlava con quella voce stridula, grattugiata nel limone che mi fa salire un nervoso assurdo, non so trattenermi “Oh signora, sa com‘è” dico con voce piena di pietà per questa povera signora a cui tocca sopportarci “Noi siamo il futuro del mondo, e ci tocca andare a scuola ma se si potesse evitare sarebbe meglio, insomma una tortura in meno… per noi ma anche per lei che potrebbe prendere l’autobus in pace senza zaini né musiche a tutto volume…” Faccio una piccola pausa teatrale “ E io la invidio sa? Lei che davvero non ha un benemerito cazzo da fare se non venire alle 7:30 la mattina a fa’ la predica a noi…” lo dico con tale naturalezza che la signora ci resta male, ma gli altri scoppiano a ridere.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style=""&gt;Non faccio in tempo a smettere di sorridere che una signora di mezz’ età stavolta mi urta e fa “ Con questi zaini… E levateli di mezzo… questo mezzo distrutto di chi è?” &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style=""&gt;“ Mio” dico cercando di non perdere la calma.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style=""&gt;“e allora levalo che non si passa!” &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style=""&gt;“ sa, signora c’è tanto posto in quest’autobus che quasi quasi ballo un po’ di can-can… si unisce a me signora?” &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style=""&gt;“ ma come ti permetti?” E facendomi insultare, scendo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style=""&gt;Guardo il cellulare, troppo presto per entrare.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style=""&gt;Vedo il mio riflesso, mi volto immediatamente, ne ho quasi paura.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style=""&gt;Arrivo al portone e accendo un’ altra sigaretta e non faccio in tempo a chiudere il pacchetto che l’Alessandra me n’ha già presa una.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style=""&gt;L’accende, dà un tiro.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style=""&gt;“Cazzo, dovrei smettere di fumare così tanto…” e dà una boccata.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style=""&gt;Entriamo facendoci inghiottire da questo posto che sarà casa nostra per i prossimi 5 lunghi anni. O 6, come dice l’Alessandra.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 12pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3132154382876575725-1194197840920360047?l=silviodulivo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://silviodulivo.blogspot.com/feeds/1194197840920360047/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3132154382876575725&amp;postID=1194197840920360047' title='10 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/1194197840920360047'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/1194197840920360047'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://silviodulivo.blogspot.com/2008/02/generazioni-di-assia-lazzerini.html' title='Generazioni (di Assia Lazzerini)'/><author><name>silviodulivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09511504014982194884</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/Rvk5BIgbanI/AAAAAAAAAR0/tly9xM3CuSk/s1600/primo+piano+rid.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/R6nUdU5ekFI/AAAAAAAAA1g/l6Fo4nwwtds/s72-c/Dietro+una+sigaretta.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>10</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3132154382876575725.post-6876097869502643039</id><published>2008-02-02T09:37:00.000+01:00</published><updated>2008-02-02T10:32:20.195+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='San Salvi'/><title type='text'>San Salvi/ 5</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp3.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/R6Q3P05ekEI/AAAAAAAAA1Y/FyZuzh-vZcg/s1600-h/_DSC4258.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://bp3.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/R6Q3P05ekEI/AAAAAAAAA1Y/FyZuzh-vZcg/s320/_DSC4258.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5162311817910718530" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;&lt;em&gt;Riassunto delle puntate precedenti. Un precario della Pubblica Amministrazione, condannato a vita a lavorare in un ufficio dell'ex-manicomio di Firenze, sogna di essere uno scrittore e cerca materiale relativo all'ospedale psichiatrico come spunto per il suo primo romanzo, pubblicando i propri appunti per i suoi quattro lettori&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;&lt;em&gt;.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;
&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;
&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;&lt;em&gt;
Qualche appunto da Silvio Pomanti, San Salvi, Anno zero.

&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;I malati venivano fatti alzare alle sei e mezzo. "Ci fanno alzare a quest'ora e ci portano giù per farci tornare qui alle otto di questa sera, sempre chiusi in una stanza; una volta per andare  al gabinetto bisognava farsi accompagnare dall'infermiere, per sicurezza; una persona quando è stata in  piedi 14 ore al giorno tutte di seguito salvo il pasto, è certamente sfinita, così siamo  sicuri che la notte dorme e non rompe i c... Così mi resi conto perchè il giorno avanti avevo veduto molti malati distesi nei corridoi, nelle stanze, fra la segatura, l'orina, credevo che fossero in delirio, che stessero male, invece no erano solo sfiniti, non potevano stare a letto e si sdraiavano per terra, fra le cicche, gli sputi, e peggio ancora, qualcuno seminudo; questo accadeva in Italia nell'ottobre1966.&lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;L'ambiente assai vecchio e malandato non aveva niente di ospedale, ma poteva assai meglio definirsi una cosa a metà fra il carcere borbonico e un vecchio ospizio; vecchi pavimenti logori di mattoni sporchi, le porte assai pesanti e tutte senza maniglie, in quanto gli infermieri aprivano e chiudevano continuamente tutto al loro passaggio con una grossa chiave lucida dal continuo uso; i servizi igienici altro non erano se non vecchie latrine, senza acqua, con monti di escrementi, naturalmente senza porta; gli infermieri passavano continuamente la segatura da una stanza all'altra nel vano tentativo di ridurre al minimo la sporcizia che regnava dovunque. Le finestre erano piuttosto ampie, protette da solide grate, gli scuri assicurati da un marchingegno che permetteva l'accostamento ad angolo, tramite una grossa bacchetta di ferro, chiusa a  chiave anche quella, per permettere un lieve passaggio di aria ma  impedendo nello stesso tempo di aprirla totalmente.&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;
&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;Luigi Mariotti, Ministro della Sanità nel 1967: Abbiamo oggi degli ospedali che assomigliano a veri lager germanici, a delle vere e proprie bolge dantesche; i malati di mente, secondo la vecchia legge 1904, sono considerati uomini irrecuperabili e sono schedati secondo un principio medievale nel casellario giudiziale come fossero rei comuni.&lt;/p&gt;&lt;div&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;Giorgio Coda, psichiatra: l’essenziale è disporre di buoni medici, coscienziosi, che respingono la vecchia e comoda sentenza ancora applicata che dice: Diagnosi, pazzo; Prognosi, infausta; Terapai, nessuna.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;Prof. Mossa (Collegno): detesto le chiavi, le grate, le porte sprangate; in questi ultimi tempi abbiamo demolito centinaia di tonnellate di grate e cancelli, ma ne restano sempre.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;Prof. Aschieri, vicedirettore dell’Ospedale Psichiatrico di&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Varese: alcuni istituti non possono più dirsi ospedali o manicomi e neppure semplicemente ricoveri, ma veri e propri campi di eliminazione e di sterminio.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;Prof Diego De Caro: l’ergoterapia sfugge spesso al controllo sanitario, viene applicata indiscriminatamente ed ha provocato lo sviluppo abnorme, dentro e vicino agli ospedali psichiatrici, di grandi aziende agricole, di officine attrezzatissime, di laboratori del tipo industriale, dove viene occupato un numero sempre crescente di ricoverati, con indubbi vantaggi per gli economisti degli ospedali, ibrido sistema commerciale gabellato per ergoterapia.&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;
&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3132154382876575725-6876097869502643039?l=silviodulivo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://silviodulivo.blogspot.com/feeds/6876097869502643039/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3132154382876575725&amp;postID=6876097869502643039' title='25 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/6876097869502643039'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/6876097869502643039'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://silviodulivo.blogspot.com/2008/02/san-salvi-5.html' title='San Salvi/ 5'/><author><name>silviodulivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09511504014982194884</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/Rvk5BIgbanI/AAAAAAAAAR0/tly9xM3CuSk/s1600/primo+piano+rid.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp3.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/R6Q3P05ekEI/AAAAAAAAA1Y/FyZuzh-vZcg/s72-c/_DSC4258.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>25</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3132154382876575725.post-3008345301935283218</id><published>2008-01-29T17:32:00.001+01:00</published><updated>2008-02-02T09:42:28.548+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='San Salvi'/><title type='text'>San salvi/ 4</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp0.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/R59dkU5ekAI/AAAAAAAAA04/Y4K_sszS49I/s1600-h/chiarugi.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5160946576656338946" style="margin: 0px auto 10px; display: block; cursor: pointer; text-align: center;" alt="" src="http://bp0.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/R59dkU5ekAI/AAAAAAAAA04/Y4K_sszS49I/s400/chiarugi.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;em&gt; &lt;/em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;Riassunto delle puntate precedenti. Un precario della Pubblica Amministrazione, condannato a vita a lavorare in un ufficio dell'ex-manicomio di Firenze, sogna di essere uno scrittore e cerca materiale relativo all'ospedale psichiatrico come spunto per il suo primo romanzo, pubblicando i propri appunti per i suoi quattro lettori
&lt;/em&gt;
&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nel 1904 fu prodotta una legge che regolerà la materia psichiatrica per gran parte del secolo. Secondo questa legge "debbono essere custodite e curate le persone affette da alienazione mentale, quando siano pericolose a sé o agli altri o riescono di pubblico scandalo o non possano essere custodite o curate fuorché nei manicomi". E forse come definizione non era neanche male, per quei tempi. Nella realtà però non si ricorreva all'internamento solo in questi casi estremi. Infatti, nel periodo 1901-1910 entrarono in manicomio più di 8000 persone e all'inizio degli anni '60 SanSalvi consta di 17 reparti e 1642 posti letto (in realtà i ricoverati erano di più). Consideriamo che il manicomio serviva solo la provincia di Firenze.
Il soggetto malato, una volta entrato in manicomio, perde ogni diritto civile. Dimesso, è comunque discriminato per sempre. Almeno che non sia ricco e possa permettersi case di cura private, evitando così la perdita dei diritti civili. La funzione predominante della struttura manicomiale è la custodia dei soggetti, secondaria invece è la cura. I locali vengono suddivisi per tipologia di malato: agitati, pericolosi, abili a svolgere un lavoro ecc. Era il giudice, non il medico, non l'ospedale, a permettere la dimissione del malato (stavo per scrivere: detenuto). L'articolo 50 prevedeva che un parente firmasse l'uscita del malato. E chi non aveva parenti? Poteva firmare un amico. Solo che si era diffusa l'idea che se poi il "guarito" commetteva una follia il giudice sarebbe andato a ripescare il firmatario e gliel'avrebbe fatta pagare. Così nessuno firmava e i poveretti rimanevano dentro. &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3132154382876575725-3008345301935283218?l=silviodulivo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://silviodulivo.blogspot.com/feeds/3008345301935283218/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3132154382876575725&amp;postID=3008345301935283218' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/3008345301935283218'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/3008345301935283218'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://silviodulivo.blogspot.com/2008/01/san-salvi4.html' title='San salvi/ 4'/><author><name>silviodulivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09511504014982194884</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/Rvk5BIgbanI/AAAAAAAAAR0/tly9xM3CuSk/s1600/primo+piano+rid.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp0.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/R59dkU5ekAI/AAAAAAAAA04/Y4K_sszS49I/s72-c/chiarugi.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3132154382876575725.post-409679711037944494</id><published>2008-01-29T16:59:00.001+01:00</published><updated>2008-02-02T09:42:11.525+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='San Salvi'/><title type='text'>San Salvi/ 3</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;E’ vero che ci sono pochi libri, però non manca altro tipo di materiale. Negli anni ’60 l’ospedale psichiatrico Vincenzo Chiarugi (nome ufficiale dal 1924) pubblicava un notiziario sull’attività del manicomio: “settimanale di notizie e opinioni redatto dagli ospiti degli O.P. di Firenze”. Per esempio il n. 20 – anno II del novembre 1964 contiene:&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-left: 36pt; text-indent: -18pt; text-align: justify;"&gt;I programmi TV della settimana.&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-left: 36pt; text-indent: -18pt; text-align: justify;"&gt;"La voce della Campana” a cura di frà Din Don&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-left: 36pt; text-indent: -18pt; text-align: justify;"&gt;Un articolo di un ospite del 4° Reparto Uomini “Perché non tutti i malati scrivono: una proposta”&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-left: 36pt; text-indent: -18pt; text-align: justify;"&gt;Invito al disegno. Viene pubblicato un disegno a tema. “Per la prossima settimana provate a disegnare: Il lupo perde il pelo ma non il vizio”&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-left: 36pt; text-indent: -18pt; text-align: justify;"&gt;Verbale della riunione del C.S.T. sui problemi quotidiani dell’ospedale&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-left: 36pt; text-indent: -18pt; text-align: justify;"&gt;“Sottovoce alle signore” una proposta per cambiare “le vestaglie che ci fanno sembrare dei sacchi”&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-left: 36pt; text-indent: -18pt; text-align: justify;"&gt;“Dietro le quinte” una nota sulla vita di comunità di un ospite del 4° Reparto uomini&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-left: 36pt; text-indent: -18pt; text-align: justify;"&gt;“Fate da soli le lampade pallone”: istruzioni&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-left: 36pt; text-indent: -18pt; text-align: justify;"&gt;Il racconto di una visita al cimitero&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-left: 36pt; text-indent: -18pt; text-align: justify;"&gt;“Un premio a chi indovina: rubrica enigmistica”&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Ogni anno è abitudine in questo ospedale celebrare&lt;span style="font-size:0;"&gt; &lt;/span&gt;il carnevale con una bella festa da ballo nel locale del cinema. A due di esse ho partecipato anch’io e posso dire che sono riuscite benissimo. Allegro l’ambiente, buona l’orchestrina e, quello che più conta per gli ospiti, fornitissimo il bar. Pasticceria e bibite a volontà per tutti. Ora io mi domando: la spesa da sostenere per la festa non è eccessiva, quindi perché in questo ospedale non viene celebrato con una festicciola simile anche San Silvestro?&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Gli assistenti del 4° uomini riconoscono che il vitto delle ore 11 è discreto e mangiabile e su questo si sentono poche lamentele. Mentre quello della sera e cioè delle ore 5 tutti reclamano: quello che ci viene dato a desinare ci viene fatto scontare a cena. E allora chiediamo a codesta assistenza di intervenire , perché non si mangia bene una sola ma almeno due o tre volte al giorno. Non chiediamo questo per esigenza ma per assistenza, se siamo degli assistiti assisteteci nel miglior modo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;E così ci siamo soddisfatte nel rivedere dopo tanti anni le care tombe dei nostri genitori, fratelli, mariti e parenti.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Quello che rimane dietro le quinte è l’infermeria del reparto pilota: lì vediamo venti degenti consumare la colazione in piedi nella piccola stanza da bagno fra gomitate e spinte&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Oggi ho scoperto: &lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-left: 36pt; text-indent: -18pt; text-align: justify;"&gt;fino agli anni ’70 perlomeno si praticava l’elettroshock (anche dopo?)&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-left: 36pt; text-indent: -18pt; text-align: justify;"&gt;un signore (anni ’80?) usciva regolarmente per andare nel quartiere, al bar; era sempre tranquillo, quando era fuori; quando rientrava cominciava a correre lungo il viale urlando: “Sanità di merda! Bastardi! Assassini!”&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-left: 36pt; text-indent: -18pt; text-align: justify;"&gt;
&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3132154382876575725-409679711037944494?l=silviodulivo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://silviodulivo.blogspot.com/feeds/409679711037944494/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3132154382876575725&amp;postID=409679711037944494' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/409679711037944494'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/409679711037944494'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://silviodulivo.blogspot.com/2008/01/san-salvi3.html' title='San Salvi/ 3'/><author><name>silviodulivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09511504014982194884</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/Rvk5BIgbanI/AAAAAAAAAR0/tly9xM3CuSk/s1600/primo+piano+rid.JPG'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3132154382876575725.post-6972449126219109650</id><published>2008-01-28T18:12:00.002+01:00</published><updated>2008-09-22T18:28:40.437+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='San Salvi'/><title type='text'>San Salvi/ 2</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp3.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/R54NiU5ej_I/AAAAAAAAA0w/G1X6yj5-5eQ/s1600-h/Nuova+immagine.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5160577106389667826" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: pointer; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://bp3.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/R54NiU5ej_I/AAAAAAAAA0w/G1X6yj5-5eQ/s400/Nuova+immagine.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;
&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Nel 1885 una Commissione Speciale eletta dal consiglio provinciale di Firenze scelse l'area adiacente al Monastero di San Salvi (poi chiesa di San Michele a Salvi) per erigere il nuovo ospedale psichiatrico fiorentino poiché quello posto in via San Gallo (oggi la Questura) non era più sufficiente. Nel 1887 partirono i lavori della cittadella, sotto la direzione dell'architetto Giacomo Foster e la supervisione dello psichiatra Augusto Tamburini. Fu progettato per ospitare 700 persone e l'unico edificio preesistente, Villa Fabbri, risale al XV secolo (oggi è abbandonato, ne è prevista la ristrutturazione), quindi quella che è ora una città dentro la città era allora campagna. La cittadella era concepita per essere un luogo di cura e non di segregazione. Anche la struttura doveva avere una funzione terapeutica, con i luoghi che si trovavano nella vera città: chiesa, giardini, colonia agricola, laboratori artigianali (non so se già all'epoca c'erano il teatro, la centrale termica...). I padiglioni che caratterizzano l'ospedale sono tutti collegati tra loro: al pian terreno, nei sotterranei, al piano superiore (questo favoriva per esempio i traslochi, visto che non c'erano ancora gli ascensori). Nel 1891 fu inaugurato il nuovo ospedale. (Con una efficienza nettamente superiore a quella che porterà un secolo dopo allo smantellamento del manicomio: la legge Basaglia che sancisce la chiusura dei manicomi è del 1978, la chiusura dell'ospedale psichiatrico è del 31 dicembre 1998).
&lt;span style="font-size:85%;"&gt;
Queste notizie si trovano in D. Lippi, San Salvi, Storia di un manicomio, &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Olschki&lt;/span&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3132154382876575725-6972449126219109650?l=silviodulivo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://silviodulivo.blogspot.com/feeds/6972449126219109650/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3132154382876575725&amp;postID=6972449126219109650' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/6972449126219109650'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3132154382876575725/posts/default/6972449126219109650'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://silviodulivo.blogspot.com/2008/01/san-salvi-2.html' title='San Salvi/ 2'/><author><name>silviodulivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09511504014982194884</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp2.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/Rvk5BIgbanI/AAAAAAAAAR0/tly9xM3CuSk/s1600/primo+piano+rid.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp3.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/R54NiU5ej_I/AAAAAAAAA0w/G1X6yj5-5eQ/s72-c/Nuova+immagine.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3132154382876575725.post-9069631652265873793</id><published>2008-01-26T12:27:00.000+01:00</published><updated>2008-01-26T13:59:50.156+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='San Salvi'/><title type='text'>San Salvi</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp0.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/R5ss-U5ej-I/AAAAAAAAA0o/rBF_j46PR7U/s1600-h/235557.JPG"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://bp0.blogger.com/_Ex1ZgXac3Ec/R5ss-U5ej-I/AAAAAAAAA0o/rBF_j46PR7U/s320/235557.JPG" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5159767247356334050" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Da qualche anno lavoro in un ufficio dell'ASL all'interno dell'ex-manicomio provinciale di Firenze, San Salvi, una piccola città dentro la città nel quartiere di Campo di Marte. In questa cittadina ci sono alcuni uffici dell'ASL, una compagnia teatrale, due scuole, una biblioteca, alcuni edifici occupati, alcune residenze sanitarie, Vigilandia (dove si fa educazione stradale ai bambini). La mia scrivania, presumo, si trova in una ex camerata di ricoverati.  Sto cercando di scrivere un romanzo su un ex-manicomio, San Salvi è lo spunto, anche se non viene mai nominata perché mi interessa questo posto come luogo di sofferenza e di ingiustizia, non l'ospedale in sé. Probabilmente gli altri ex-manicomi d'Italia assomigliano a questa città. Ho scritto diversi racconti, alcuni pubblicati sul blog (Fantasmi, Carni, Il funerale), il cui elemento comune è il manicomio. Spero di produrne ancora e di riuscire a dare un'organicità al tutto.
Ho pensato che mi potrà essere d'aiuto leggere la storia, e le storie, di San Salvi. Non voglio fare una ricerca vera e propria, il mio scopo non è scrivere un saggio. Cercherò di sapere più di quello che so sulla vita del manicomio e spero che questo mi aiuti a scrivere storie.
Sono andato a cercare in biblioteca. E' al primo piano di uno dei padiglioni, le stanze sono grandi e piene di luce, al contrario della mia stanza, dove non batte mai il sole e abbiamo ancora le sbarre alle finestre. La bibliotecaria è una dipendente dell'Asl, è molto gentile e aiuta volentieri i visitatori (pochi, credo)  della biblioteca, specializzata in testi di psicologia e psichiatria. Le ho presentato una piccola lista di testi, lei me ne ha fatti vedere anche altri. Alcuni sono in visione ad un'associazione di quartiere che sta facendo una ricerca in vista della trasformazione che sta avvenendo e avverrà nei prossimi anni. I testi sono davvero pochi, credo che non superino la decina, comprese un paio di tesi di la
